Ancelotti contro Endrick, e il resto dei Mondiali raccontati con i meme

Endrick dice di amare qualcosa e Carlo Ancelotti trova immediatamente un modo per rovinarla. Se a Endrick piace la Coca Cola, Ancelotti gliela annacqua. Se gli piace un albero, Ancelotti arriva con la motosega. Se ammira l’arciduca Francesco Ferdinando, Ancelotti diventa Gavrilo Princip. I meme su Endrick e Ancelotti sono ovunque. I social ne sono pieni. È una valanga inarrestabile di immagini e video costruiti attorno allo stesso schema: l’allenatore italiano del Brasile è disposto a tutto pur di scontentare il suo giovane attaccante.
L’ostracismo di Ancelotti ha un gancio con la realtà. Si basa sull’idea che Ancelotti non faccia mai giocare Endrick, preferendogli qualsiasi altro attaccante. E un po’ è vero, perché Endrick il campo lo vede poco. Ma su internet tutto è esasperato, tutto è tirato al limite. Tanto che, stando ad alcuni contenuti creati con l’intelligenza artificiale, Ancelotti non sarebbe disposto a schierare il suo attaccante nemmeno se gli altri giocatori fossero colpiti da un cataclisma. È quasi ridondante scriverlo: Endrick è un grande appassionato di dinosauri e Ancelotti assume le sembianze di un meteorite.
L’ironia di questo scherzo infinito ha radici precedenti ai Mondiali. Endrick è stato acquistato dal Real Madrid nel 2024, quando l’allenatore dei blancos era proprio Ancelotti. Anche allora il giovane attaccante giocava pochissimo, nonostante i tifosi del Madrid volessero vederlo in campo più spesso. L’anno scorso entrambi hanno cambiato aria. Ancelotti ha lasciato la Spagna per diventare commissario tecnico del Brasile; Endrick si è trasferito in prestito a Lione in cerca di più minuti per sperare in una convocazione con la Seleçao. La convocazione è arrivata, ma Endrick deve ancora fare i conti con la riluttanza di Ancelotti a mandarlo in campo.
La riproduzione di questa dinamica prima nei club e poi in Nazionale aggiunge a tutta la faccenda uno strato ulteriore di drammaticità. Come se Ancelotti volesse davvero perseguitare Endrick per tutta la sua carriera. Qualcuno ha usato il video di un uccello che mangia i semi di sesamo da un panino per scherzare su questa cosa: di fronte al genio possiamo solo alzarci in piedi e applaudire.
È chiaro che la realtà è un po’ più sfumata di così. Endrick è riconoscente ad Ancelotti per averlo fatto esordire al Real Madrid e per quel che ha imparato nella sua prima stagione in Europa. E fino a prova contraria Ancelotti lo ha convocato, Endrick, e lo ha anche fatto giocare mezz’ora contro Haiti. «Endrick è molto talentuoso e ovviamente il Brasile beneficerà della sua qualità in questi Mondiali, ma anche nei prossimi». Lo stesso Endrick si è detto d’accordo con le scelte del ct: «Grazie a Dio che è qui, perché è un grande allenatore. Farà ciò che è meglio per la squadra». Non è vero che Ancelotti preferirebbe diventare una torcia umana pur di non schierare Endrick, come suggerisce questo meme. Anche se il più bello dice: «Fai giocare titolare Endrick o trasformati in una mucca».
La coppia Endrick-Ancelotti è il fenomeno più visibile di un torneo che sembra costruito proprio per internet. I Mondiali americani ci stanno regalando una montagna di meme. Il primo emerso dal campo è arrivato già all’esordio, durante Messico-Sudafrica, con il calciatore del Sudafrica che fatica a capire l’inglese masticato dell’arbitro. Poi c’è quel tifoso del Ghana che soffia talco sugli spalti forse per buon auspicio; il volto corrucciato di Zidane durante la pessima prestazione del figlio con l’Algeria; il capo chino di Bielsa che si rifiuta di mettersi in posa per le grafiche prepartita; i segnali non troppo nascosti della panchina del Giappone ai giocatori in campo. Ma il protagonista più improbabile è Merlín, il papero addomesticato diventato famoso nei primi giorni del torneo perché è stato avvistato per le strade di Città del Messico mentre indossava la maglia verde della Nazionale Tricolor. È diventato così famoso, ma così famoso, che alcuni detrattori della presidente Claudia Sheinbaum dicono che l’ha scavalcata in popolarità.
Il Twitter Calcio ha già dimostrato, più volte, di poter avere grande risonanza anche al di fuori della piattaforma ora chiamata X. Più spesso d’estate, quando la cappa di tensione dei campionati si volatilizza. Di solito le bolle social delle singole squadre, di un campionato o di uno sport si intersecano solo in parte, restano perlopiù rinchiuse in steccati nazionali – continentali nel migliore dei casi. I Mondiali hanno un’eco diversa. Se non altro perché uniscono davvero il pubblico di tutto il mondo. L’algoritmo di X, TikTok o Instagram distribuisce contenuti provenienti da ogni parte del pianeta, aiutato anche dalla traduzione automatica dei post. Così gli italiani si ritrovano a condividere meme brasiliani su Endrick e Ancelotti, gli argentini discutono di Merlín il papero messicano, gli europei scoprono personaggi e tormentoni nati dall’altra parte dell’oceano poche ore prima.
A favorire questa dinamica contribuiscono anche gli orari del torneo. Per una parte consistente del pubblico, soprattutto in Europa e in Africa, molte partite si giocano nel cuore della notte. I social e i video online fanno quindi da connettore, da collante che tiene insieme tutte le tessere. Ci si sveglia la mattina per una buona dose di highlights di partite giocate nella notte, alla sera chi può vede una partita o due. In mezzo, viene consumata una quantità senza precedenti di contenuti online, seri o meno seri (il papero messicano dovrebbe cadere nella seconda categoria).
I meme ormai non sono più solo un contorno del racconto sportivo. Sempre più spesso sono il racconto stesso. Piaccia o no, i meme sono diventati l’unità fondamentale di un certo modo di comunicare su internet. E non c’è un argomento di interesse pubblico che non venga ripreso, esaltato o esasperato con i meme. Sono una nuova koinè, una lingua condivisa che unisce tutte le varianti di luoghi diversi, un perfetto veicolo di comunicazione uniforme su scala globale. Certo, sarebbe meglio limitare questo tipo di linguaggi ai Mondiali di calcio o al cinema o altri argomenti mondani. È un po’ diverso quando i meme vuole crearli il presidente degli Stati Uniti, che si traveste da Gesù o critica i suoi oppositori politici.
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