Vince chi mette meglio a fuoco la propria identità

26 Giugno 2026 - 05:30
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Vince chi mette meglio a fuoco la propria identità

Il nostro modo di viaggiare, spostarci e visitare luoghi altri dalle nostre case sembra sembra essere quasi interamente digitalizzato. La maggior parte di noi si affida a motori di ricerca online, siti di aggregazione di offerte e combinazioni (voli + hotel, hotel + macchina, hotel + nave) e la cara e vecchia agenzia di viaggio sembra essere quasi del tutto scomparsa. In realtà, le cose non stanno esattamente così. Se proviamo ad assumere il punto di vista delle strutture ricettive, si scopre che le modalità di lancio, promozione e vendita del prodotto “hotel” vedono più fasi e attori.

Di recente, abbiamo avuto l’occasione di provare con mano un hotel la cui storia affonda indietro nel tempo e che solo di recente ha riaperto i battenti, tornando a riproporsi sul mercato totalmente rinnovato. L’Hotel d’Inghilterra è uno degli hotel storici della capitale, proprio a due passi da Piazza di Spagna e dai giardini di Villa Borghese. Il palazzo nasce in via Bocca dei Leoni, una piccola traversa di via dei Condotti, con una posizione decisamente privilegiata verso i principali monumenti e luoghi rappresentativi della città.

La struttura, parte del gruppo Starhotels Collezione e del circuito Small Luxury Hotels, nacque inizialmente come guesthouse per gli ospiti della famiglia Torlonia – celebre stirpe aristocratica a cavallo tra Settecento e Ottocento – e successivamente è stato aperto al pubblico per accogliere ospiti da tutto il mondo. Un palazzo cinquecentesco, passato ad albergo nel 1845, che ha visto transitare tra le sue sale le famiglie più importanti dell’epoca. Meta per artisti e letterati quali Keats, Byron, Shelley, il palazzo divenne un punto di riferimento durante il Grand Tour, senza perdere quest’allure mondana e intellettuale che lo ha caratterizzato sin dall’inizio. È così che anche celebrità e personaggi del mondo del cinema come Franz Liszt, Hans Christian Andersen, Mark Twain, Henry James, Ernest Hemingway, Liz Taylor e Gregory Peck vi si sono affezionati.

Dopo un’importante ristrutturazione l’hotel ha riaperto al pubblico nel 2024, rimettendosi sul mercato in un momento di grande competizione, in cui le strutture ricettive della capitale hanno fatto un considerevole balzo in avanti per numero e qualità. Grazie al contributo di grandi maestri artigiani, le camere e le suite sono state arredate tutte in modo diverso, con un design ogni volta distintivo e rispettoso dei tanti anni di storia. Gli outlet di ristorazione sono nuovi al pubblico così come la terrazza sul rooftop dell’hotel, vera novità della stagione estiva 206.

Insieme a Simona Sacco, marketing manager per Hotel d’Inghilterra, abbiamo parlato di quali procedure e operazioni occorre mettere in atto per proporre un prodotto come un hotel e i suoi servizi ai viaggiatori del mondo. «È un lavoro che si organizza con l’aiuto di più dipartimenti, ovvero il sales, il marketing e la comunicazione. Quanto più si riesce a toccare più pubblici e a soddisfare più richieste quante più saranno le possibilità per noi di essere scelti e diventare rilevanti sul panorama internazionale» racconta Sacco.

Il reparto vendita è quello preposto a presentare la nostra struttura a quante più agenzie, tour operator e fiere di settore. L’obiettivo è quello di vendere (in anticipo) e a tariffe vantaggiose camere, spazi e servizi. È qui che il ruolo della classica agenzia di viaggi torna ad essere protagonista perché grazie al suo portafoglio clienti e a uno storico di rating e preferenze, una struttura può essere consigliata e promossa maggiormente rispetto ad altre. «C’è un grosso lavoro di negoziazione con agenzie e Ota (Online Tour Operators) che ci assicura una base di vendita importante. Questo processo include anche la ricerca di nuovi potenziali clienti, l’apertura di nuovi mercati, il lavoro di vendita delle stagioni più deboli e l’analisi della concorrenza».

Questo lavoro non sarebbe altrettanto efficace senza l’aiuto del reparto marketing. «In questo caso ti parlo in prima persona per quanto riguarda direttamente le attività di cui sono responsabile, perché spettano a noi la promozione, il racconto e la visibilità di tutto quello che l’hotel mette in atto. Dal posizionamento e dall’identità del brand sul mercato, alla presenza digitale sui principali motori di ricerca, all’invio di newsletter e campagne pubblicitarie… Per non parlare di relazioni e partnership» spiega Simona. Il terzo e ultimo anello è quello della comunicazione, che non a caso spesso si fonde con le attività di marketing in un lavoro di continuità, coerenza e amplificazione. «Non dimentichiamoci che oltre a tutto il materiale di promozione e racconto che potete trovare online, sul nostro sito oppure sui social, esistono anche tanti strumenti di comunicazione offline all’interno dell’hotel, che accompagnano l’ospite e hanno un preciso obiettivo».

All’interno di una geografia di indirizzi così fitta, dove gli interlocutori sono i maggiori gruppi di luxury hospitality del mondo (vedi Corinthia, Roccoforte, Bvlgari, Six Senses, Orient Express), la vera sfida è capire esattamente la propria identità e il proprio posizionamento creando una narrazione libera e autentica.

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