PNRR, la Corte dei conti lancia l’allarme: metà dei progetti è ancora incompleta

26 Maggio 2026 - 08:22
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lentepubblica.it

A poco più di due mesi dalla scadenza fissata per il completamento del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il quadro che emerge dai territori italiani appare tutt’altro che rassicurante.


Se da un lato il Governo continua a rivendicare il raggiungimento di milestone e target concordati con Bruxelles, dall’altro i dati sull’effettiva realizzazione degli interventi raccontano una situazione molto più complessa, fatta di opere ancora aperte, pagamenti in ritardo e forti differenze tra le diverse aree del Paese.

A fotografare lo stato reale dell’attuazione del PNRR è la Sezione delle autonomie della Corte dei conti, che con la Delibera n. 11/SEZAUT/2026/FRG ha approvato un nuovo Referto dedicato ai progetti affidati agli enti territoriali. L’analisi, elaborata sulla base dei dati presenti nella piattaforma ReGiS aggiornati al 13 febbraio 2026, mette sotto la lente il lavoro svolto da Comuni, Regioni, Province autonome e strutture sanitarie pubbliche.

Il risultato è quello di un Piano che, almeno sul fronte operativo, appare sempre più simile a una “piramide rovesciata”: molte opere risultano formalmente avviate, ma la parte più difficile – cioè il completamento concreto degli investimenti – resta ancora da realizzare.

Oltre 122 mila progetti monitorati

Il monitoraggio della magistratura contabile ha riguardato 122.092 progetti, identificati tramite CUP e CLP, finanziati integralmente o parzialmente con fondi del PNRR. Gli interventi coinvolgono 8.382 enti locali, insieme a 21 Regioni e Province autonome e a circa 200 enti del Servizio sanitario nazionale.

Sul piano economico, il valore complessivo degli investimenti analizzati supera i 62,5 miliardi di euro, mentre le risorse riconducibili direttamente al Piano ammontano a oltre 48,5 miliardi.

Una quota significativa dei fondi continua a essere concentrata nel Mezzogiorno. Secondo il Referto, infatti, il 43,5% delle risorse destinate agli enti territoriali si trova nelle regioni del Sud, in linea con l’obiettivo di riequilibrio territoriale previsto dal PNRR. Nel settore sanitario, però, il peso del Mezzogiorno scende al 37,5%, con importi complessivamente inferiori rispetto ad altri comparti.

Milestone raggiunte, ma cantieri ancora aperti

La Corte dei conti evidenzia una distanza crescente tra la logica europea del Piano – basata sul raggiungimento di obiettivi formali e traguardi amministrativi – e la reale esecuzione degli interventi sui territori.

Sul piano dei rapporti con l’Unione europea, infatti, l’Italia ha ottenuto risultati importanti. Bruxelles ha già trasferito al nostro Paese 153,2 miliardi di euro, pari a circa il 79% della dotazione totale del Piano, riconoscendo il raggiungimento di 366 milestone e target su 575.

Tuttavia, secondo la Corte, questo avanzamento “procedurale” non coincide automaticamente con l’effettiva conclusione delle opere.

Ed è proprio qui che emerge il principale elemento critico.

Più della metà degli interventi è ancora “in corso”

Alla data del 13 febbraio 2026 risultavano formalmente conclusi 51.390 progetti. Sembrerebbe un dato incoraggiante, ma il quadro cambia radicalmente osservando il peso economico degli interventi ancora aperti.

I progetti classificati come “in corso” sono infatti 70.702 e assorbono quasi 44,9 miliardi di euro di finanziamenti PNRR, mentre quelli già completati valgono appena 3,7 miliardi.

In sostanza, le opere terminate sono spesso quelle meno complesse o di importo inferiore, mentre gli investimenti più onerosi e delicati devono ancora arrivare alla fase conclusiva.

Una situazione che alimenta interrogativi concreti sulla capacità delle amministrazioni territoriali di rispettare la scadenza definitiva del 30 giugno 2026.

Le differenze tra Regioni diventano sempre più evidenti

Il Referto mette in luce profonde disparità territoriali sia sul fronte dell’avanzamento procedurale sia su quello finanziario.

Alcune Regioni mostrano percentuali di completamento superiori al 50%. Tra queste figurano:

  • Valle d’Aosta con il 65%;
  • Lombardia al 57%;
  • Piemonte al 55%;
  • Molise al 53%;
  • Sardegna al 52%.

Molto più indietro risultano invece altre aree del Paese, soprattutto – anche se non esclusivamente – nel Centro-Sud.

La Sicilia, ad esempio, registra appena il 22,4% di progetti conclusi, uno dei dati peggiori a livello nazionale. Seguono:

  • Puglia con il 29,6%;
  • Trentino-Alto Adige/Südtirol al 29,8%;
  • Basilicata al 32,8%;
  • Lazio al 33,1%;
  • Umbria al 33,7%;
  • Calabria al 33,9%;
  • Emilia-Romagna al 37,6%;
  • Campania al 38,3%.

Numeri che confermano come il livello di avanzamento non dipenda soltanto dalla disponibilità di risorse, ma anche dalla capacità amministrativa e organizzativa degli enti coinvolti.

Pagamenti sotto il 50%: il nodo finanziario preoccupa

Se i ritardi sui progetti rappresentano un problema, l’aspetto finanziario appare ancora più delicato.

La Corte dei conti sottolinea che il livello complessivo dei pagamenti effettuati resta inferiore alla metà del valore totale degli interventi programmati. Un elemento che rende particolarmente fragile la fase finale del Piano.

Anche sotto questo profilo emergono forti squilibri territoriali.

Le Regioni del Centro-Nord presentano mediamente livelli di spesa più avanzati. In particolare:

  • il Veneto raggiunge il 54,5%;
  • il Friuli-Venezia Giulia il 53,3%;
  • il Trentino-Alto Adige il 52,9%.

Nel Mezzogiorno, invece, i pagamenti risultano decisamente più bassi rispetto al costo complessivo delle opere finanziate. I dati più critici riguardano:

  • Calabria con il 29%;
  • Campania al 30,7%;
  • Sicilia al 32,1%;
  • Sardegna al 34,5%;
  • Basilicata al 35,9%;
  • Lazio al 36,2%;
  • Puglia al 36,9%;
  • Molise al 39,3%.

Secondo la Corte, queste percentuali indicano che una parte consistente delle opere dovrà essere completata e pagata in tempi estremamente ristretti.

Trasferimenti statali in aumento, ma il divario cresce

Nel documento viene analizzato anche il rapporto finanziario tra amministrazioni centrali ed enti territoriali.

I trasferimenti statali verso i soggetti attuatori sono aumentati sensibilmente, passando da circa 11,9 miliardi a oltre 15,2 miliardi di euro. Nonostante ciò, il differenziale rispetto ai pagamenti realmente effettuati dagli enti locali continua ad ampliarsi.

In pratica, lo Stato accelera l’invio delle risorse, ma la capacità di trasformare quei fondi in spesa concreta e opere ultimate non cresce con la stessa velocità.

Una dinamica che rischia di pesare soprattutto negli ultimi mesi utili prima della chiusura definitiva del Piano.

Sanità, dissesto idrogeologico e rigenerazione urbana sotto osservazione

Il Referto dedica specifici approfondimenti ad alcuni comparti considerati particolarmente sensibili.

Tra questi figurano:

  • opere pubbliche;
  • dissesto idrogeologico;
  • ciclo dei rifiuti;
  • rigenerazione urbana;
  • sanità.

Proprio il settore sanitario viene indicato come uno degli ambiti più delicati. La Corte evidenzia criticità legate agli investimenti per l’assistenza territoriale, alla digitalizzazione delle strutture e all’innovazione tecnologica.

Permangono inoltre ritardi operativi significativi, soprattutto nel Mezzogiorno, dove il divario infrastrutturale e organizzativo continua a incidere sulla velocità di attuazione dei progetti.

Il rischio corsa finale resta concreto

Il messaggio che emerge dal Referto della Corte dei conti è chiaro: l’accelerazione registrata negli ultimi mesi potrebbe non essere sufficiente a garantire il completamento degli investimenti entro le scadenze europee.

Le amministrazioni territoriali stanno sostenendo anticipazioni finanziarie sempre più consistenti, mentre i livelli di pagamento restano ancora troppo bassi rispetto al valore complessivo delle opere da realizzare.

Per questo motivo la magistratura contabile invita alla prudenza nella valutazione dello stato di avanzamento del Piano.

Dietro i numeri relativi ai target raggiunti e alle rate ottenute dall’Unione europea, resta infatti aperta la questione più importante: quanti interventi saranno davvero completati e operativi entro il 30 giugno 2026?

Una risposta più dettagliata potrebbe arrivare nelle prossime settimane, quando sarà pubblicato anche il Referto semestrale delle Sezioni riunite della Corte dei conti sullo stato complessivo del PNRR italiano.

La deliberazione della Corte dei Conti

Qui il documento completo.

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