“Putin da Xi per riscrivere gli equilibri del mondo. Ecco come Russia e Cina vogliono demolire l’egemonia americana”
Asse Mosca-Pechino, Morini: “La Cina conduce i giochi e fa da mediatrice nel nuovo ordine globale”
Mentre Vladimir Putin è in visita a Pechino e rilancia la narrazione di un rapporto “senza precedenti” con Xi Jinping, l’asse tra Russia e Cina continua a rafforzarsi tra cooperazione economica, convergenze politiche e un crescente coordinamento sul piano internazionale. Un’intesa che si inserisce in una fase di forte instabilità globale, segnata dalla guerra in Ucraina, dalla competizione con gli Stati Uniti e da una progressiva ridefinizione degli equilibri di potere.
Al centro resta però una domanda chiave: quella tra Mosca e Pechino è una vera alleanza strategica destinata a consolidarsi nel tempo o una partnership basata su interessi reciproci ma non necessariamente duraturi? E quanto questa relazione sta davvero contribuendo a ridisegnare l’ordine internazionale in senso multipolare?
A fare chiarezza è Mara Morini, professoressa associata di Scienza politica all’Università di Genova, che ad Affaritaliani analizza la natura del rapporto tra Russia e Cina, il ruolo della de-dollarizzazione e le conseguenze globali di un asse sempre più centrale negli equilibri mondiali.
La visita di Putin a Pechino e le dichiarazioni sul “livello senza precedenti” delle relazioni con Xi Jinping segnano un vero salto qualitativo nell’asse Russia–Cina o si tratta soprattutto di retorica politica?
“Si tratta in gran parte di retorica politica, anche se l’espressione “senza precedenti” trova un fondamento reale se guardiamo alla storia passata, in particolare ai difficili rapporti tra la Cina e l’Unione Sovietica. Un primo timido avvicinamento si era già registrato sotto la presidenza Eltsin, ma la vera svolta è maturata con Vladimir Putin e Xi Jinping. Entrambi i leader sono saliti al vertice nel 2012 — Putin tornando alla presidenza e Xi per la prima volta — e hanno subito trovato una forte convergenza su obiettivi comuni. Da un punto di vista storico, quindi, i legami attuali non hanno effettivamente precedenti. Tuttavia, proprio per sottolineare questa comunanza di interessi, preferiamo parlare di una “partnership strategica” piuttosto che di un’alleanza formale, dato che non esiste alcun trattato scritto o documento ufficiale vincolante tra i due Paesi”.
Alla luce del contesto internazionale e del complicato rapporto con gli Stati Uniti, possiamo parlare di una vera alleanza strategica tra Russia e Cina o rimane una cooperazione basata su convenienze temporanee?
“La cooperazione c’è ed è evidente, soprattutto se guardiamo a come Pechino abbia aiutato Mosca a bypassare le sanzioni internazionali dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, attraverso un forte sostegno sul piano tecnologico, commerciale, finanziario e bancario. Più che di convenienza temporanea, parlerei di un grande obiettivo condiviso: la ridefinizione del sistema internazionale. Entrambe le potenze puntano a scardinare l’egemonia unilaterale americana nata dopo il crollo dell’Unione Sovietica, per sostituirla con un ordine di stampo decisamente multipolare”.
Quanto questa crescente intesa tra Mosca e Pechino modifica gli equilibri globali, soprattutto rispetto all’Occidente e alla capacità degli Stati Uniti di mantenere un ruolo centrale nel sistema internazionale?
“La Cina si muove sul piano economico e commerciale con la chiara intenzione di superare il primato degli Stati Uniti, pur senza coltivare l’ambizione di gestire la politica e la sicurezza globale come ha fatto Washington in questi decenni. La Russia, dal canto suo, mira a indebolire l’influenza americana e trova in Pechino una spalla fondamentale. Il conflitto in Ucraina ha agito da acceleratore in questa sfida all’Occidente. Attualmente stiamo attraversando una fase dell’ordine internazionale critica e per certi versi caotica, che prelude molto probabilmente alla nascita di un nuovo assetto globale. Si tratta di processi storici lenti e graduali, i cui tempi non sono ancora quantificabili, a meno che gli Stati Uniti non si dimostrino in grado di arginare e bloccare questo tentativo di scardinamento egemonico”.
Cosa dobbiamo aspettarci sul piano economico da questa partnership? Questa intesa è condizionata dagli ultimi accadimenti internazionali come la guerra in Iran?
“In un sistema interconnesso, gli eventi in Ucraina e le dinamiche in Medio Oriente sono strettamente collegati e influenzano svariati quadranti geopolitici. Sul piano bilaterale assisteremo indubbiamente a nuovi accordi commerciali. Non dimentichiamo, ad esempio, che Pechino ha un assoluto bisogno di Mosca per l’accesso e lo sfruttamento della rotta dell’Artico, un dossier su cui i due Paesi dovranno stringere i tempi. Al contempo, è altamente verosimile che Xi Jinping, dopo aver avviato i colloqui con Donald Trump, scelga di confrontarsi direttamente con Putin per coordinare le prossime mosse nella sfida all’ordine neoliberale. Tutto questo scenario evidenzia un dato politico cruciale: è la Cina a condurre i giochi all’interno di questa transizione globale, posizionandosi con forza nel ruolo strategico di mediatrice”.
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