Referendum sull'educazione affettiva a scuola, al via la raccolta firme: come funziona e cosa cambierebbe
lentepubblica.it
Ha preso ufficialmente il via la raccolta firme per il referendum sull’educazione affettiva a scuola, promosso dal comitato “Sì Educazione Affettiva nelle scuole“, che punta ad abrogare le disposizioni introdotte dalla recente normativa sul consenso informato preventivo per le attività dedicate alla sessualità e all’affettività negli istituti scolastici.
La campagna, sostenuta da un gruppo di promotori composto, tra gli altri, da Fabrizio Marrazzo, Marina Zela, Eliodoro Belmare, Giovanna Cremona, Alessandra Feola, Giampiero Guidotti, Cristiano Ceriello, Stefano Ladarola, Elona Nderjaku, Andrea Vania, Polidoro Zeray Jordanos e Lucia Fusco, consente ai cittadini di sottoscrivere il quesito anche in modalità digitale attraverso la piattaforma del Ministero della Giustizia.
L’iniziativa riporta al centro del dibattito pubblico il ruolo della scuola nella formazione affettiva degli studenti, la libertà di insegnamento, il coinvolgimento delle famiglie e le politiche di prevenzione della violenza e delle discriminazioni.
Cosa prevede oggi la legge sul consenso informato
Il referendum nasce in risposta alla Legge 9 giugno 2026, n. 104, entrata in vigore il 7 luglio 2026, che disciplina il consenso informato preventivo per le attività scolastiche riguardanti temi attinenti alla sessualità.
La normativa stabilisce che nelle scuole secondarie la partecipazione alle attività dedicate a questi argomenti sia subordinata al consenso scritto dei genitori, oppure dello studente se maggiorenne. Per le scuole dell’infanzia e primarie, invece, la legge esclude lo svolgimento di attività su temi attinenti alla sessualità.
Secondo il comitato promotore, queste disposizioni rischiano di limitare l’autonomia scolastica e la possibilità per gli istituti di sviluppare percorsi educativi continui e coerenti con il Piano triennale dell’offerta formativa.
Che cosa cambierebbe con un’eventuale vittoria del referendum
I promotori precisano che il referendum non introdurrebbe automaticamente un insegnamento obbligatorio dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole italiane.
L’eventuale approvazione del quesito eliminerebbe invece le limitazioni oggi previste dalla legge, restituendo agli organi collegiali delle scuole la possibilità di programmare tali attività nell’ambito del PTOF, secondo le esigenze educative dei singoli istituti e con modalità adeguate all’età degli studenti.
In questo scenario, la progettazione tornerebbe a essere affidata alla normale autonomia scolastica, coinvolgendo docenti, dirigenti, famiglie e rappresentanze studentesche secondo le procedure già previste dall’ordinamento.
Per il comitato promotore, il referendum rappresenta anche un’iniziativa di carattere culturale e politico, finalizzata a riaprire il confronto sul ruolo educativo della scuola pubblica e sul rapporto tra autonomia didattica e indirizzo legislativo.
Educazione affettiva e prevenzione: cosa dicono i dati
Il dibattito si inserisce in un contesto nel quale numerose organizzazioni internazionali sottolineano il valore dell’educazione affettiva e relazionale come strumento di prevenzione.
L’UNESCO, nelle proprie linee guida internazionali sull’educazione completa alla sessualità, evidenzia come percorsi strutturati e adeguati alle diverse fasce d’età contribuiscano ad aumentare la consapevolezza dei giovani, migliorare il rispetto reciproco, favorire relazioni sane e ridurre comportamenti a rischio.
Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) considera l’educazione affettiva e sessuale uno degli strumenti utili a promuovere salute, benessere psicologico e rispetto delle differenze, inserendola tra gli interventi di prevenzione raccomandati nell’ambito della salute pubblica.
Sul fronte della violenza di genere, i dati italiani confermano la necessità di investire nella prevenzione culturale. Secondo l’ISTAT, una donna su tre tra i 16 e i 70 anni ha subito nel corso della vita una forma di violenza fisica o sessuale, mentre il fenomeno continua a interessare anche le fasce più giovani della popolazione. Parallelamente, il Ministero dell’Interno registra ogni anno migliaia di interventi per reati riconducibili alla violenza domestica e di genere, confermando come il tema della prevenzione educativa rimanga centrale.
La formazione, dunque, resta comunque uno strumento fondamentale, da utilizzare non solo nelle scuole ma anche in tutti i luoghi di lavoro, in modo da rendere consapevoli i cittadini a tutti i livelli e sostenere l’impegno scolastico con una adeguata informazione rivolta anche ai genitori, agli adulti.
La raccolta firme e le scadenze previste
Come previsto dalla legge n. 352 del 1970, i promotori dovranno raccogliere almeno 500.000 firme entro i termini stabiliti per il deposito del quesito presso la Corte di Cassazione.
La sottoscrizione può essere effettuata anche online attraverso la piattaforma ufficiale del Ministero della Giustizia, utilizzando SPID oppure Carta d’Identità Elettronica (CIE). La firma digitale ha lo stesso valore della sottoscrizione raccolta ai banchetti fisici e consente di aderire in pochi minuti direttamente dal proprio computer o smartphone.
Per ulteriori informazioni sulla campagna è inoltre disponibile il sito del comitato promotore, che raccoglie il testo del quesito, le finalità dell’iniziativa e gli aggiornamenti sulla raccolta delle firme.
Il referendum apre così una nuova fase del confronto pubblico su un tema che coinvolge scuola, famiglie e istituzioni. Saranno ora i cittadini, attraverso la raccolta delle sottoscrizioni e l’eventuale successivo voto referendario, a decidere se la disciplina introdotta nel 2026 debba essere confermata oppure modificata.
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