Truffe sul Reddito di Cittadinanza, l'INPS stima un danno da 1,5 miliardi: così cambiano i controlli

11 Agosto 2026 - 15:30
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lentepubblica.it

Truffe Reddito di Cittadinanza: INPS e Guardia di Finanza stimano un danno da 1,5 miliardi. Ecco come funzionano i nuovi controlli.


Le frodi legate al Reddito di Cittadinanza continuano a pesare sui conti pubblici italiani. Secondo i risultati delle attività di controllo condotte dall’INPS insieme alla Guardia di Finanza e anticipati da Milano Finanza, il valore delle somme indebitamente percepite avrebbe ormai raggiunto circa 1,5 miliardi di euro, una cifra che rende evidente la portata economica del fenomeno e rilancia il dibattito sull’efficacia dei sistemi di verifica delle prestazioni sociali.

L’importo assume un significato ancora più rilevante se inserito nell’attuale contesto della finanza pubblica. Negli ultimi mesi il Governo è stato infatti costretto a reperire con difficoltà le risorse necessarie per finanziare misure come il bonus carburanti e per preparare la prossima legge di bilancio. Secondo le stime circolate nelle ultime settimane, la manovra economica potrebbe raggiungere i 30 miliardi di euro, anche grazie ai margini di flessibilità riconosciuti dall’Unione europea. In questo scenario, recuperare risorse sottratte attraverso le frodi rappresenta un obiettivo strategico.

Dalle verifiche successive ai controlli preventivi

L’attività dell’INPS ha progressivamente cambiato approccio. Se in passato i controlli intervenivano prevalentemente dopo l’erogazione del beneficio, oggi la strategia punta soprattutto alla prevenzione.

Sotto la guida della direttrice generale Valeria Vittimberga, l’Istituto ha sviluppato un sistema basato sull’interoperabilità delle banche dati pubbliche, che consente di confrontare automaticamente le informazioni dichiarate dai cittadini con quelle già presenti negli archivi delle amministrazioni.

Il meccanismo parte dall’individuazione di possibili anomalie attraverso l’analisi dei dati e dell’esperienza maturata dagli uffici territoriali. Quando uno schema fraudolento viene alla luce, il relativo controllo entra stabilmente nella fase istruttoria delle nuove domande, impedendo che la stessa modalità di frode possa ripetersi.

Secondo l’INPS, ogni anomalia individuata diventa così un presidio permanente a tutela delle risorse pubbliche.

Oltre 27 mila domande revocate

I risultati ottenuti confermano l’efficacia del nuovo modello di controllo.

L’incrocio tra le Dichiarazioni Sostitutive Uniche (DSU) utilizzate per l’ISEE corrente e gli archivi reddituali ha portato alla revoca di 27.835 domande di Reddito di Cittadinanza, nelle quali erano stati omessi redditi rilevanti che avrebbero escluso il diritto al beneficio.

Ulteriori verifiche, effettuate grazie allo scambio di informazioni con il Ministero della Giustizia, hanno interessato 5.767 domande relative a soggetti che presentavano condizioni ostative, come situazioni di detenzione o condanne incompatibili con l’accesso alla misura.

L’obiettivo non è soltanto recuperare quanto già erogato, ma evitare di concedere le prestazioni a chi non possiede i requisiti previsti dalla legge.

Recuperi in crescita e nuove tecnologie contro le frodi

L’attività di recupero delle somme indebite ha registrato un progressivo incremento negli ultimi anni.

Secondo i bilanci dell’INPS, nel solo triennio 2021-2023 sono stati recuperati 250,6 milioni di euro, di cui circa 40 milioni nel 2021, 75,6 milioni nel 2022 e 135 milioni nel 2023.

Per rafforzare ulteriormente i controlli è stato realizzato il Cruscotto ISEE Corrente, sviluppato dalla Direzione centrale Internal Audit, Risk Management, Compliance e Antifrode e operativo dall’inizio del 2026.

Lo strumento individua automaticamente le dichiarazioni caratterizzate da possibili omissioni reddituali, consentendo di bloccare l’erogazione delle prestazioni prima che i truffatori ricevano materialmente il denaro.

Il sistema è già utilizzato per verificare le domande relative all’Assegno di Inclusione, che ha sostituito il Reddito di Cittadinanza. Tuttavia il modello potrà essere esteso anche ad altre prestazioni sociali collegate all’ISEE.

Un fenomeno che pesa sui conti pubblici

Il contrasto alle frodi nel welfare assume un’importanza crescente anche dal punto di vista della sostenibilità della finanza pubblica.

Secondo i dati della Relazione annuale INPS, ogni anno l’Istituto gestisce prestazioni previdenziali e assistenziali per centinaia di miliardi di euro. Mentre la Corte dei conti richiama periodicamente la necessità di rafforzare i controlli preventivi per limitare gli indebiti e garantire la destinazione delle risorse esclusivamente ai cittadini aventi diritto.

Anche l’OCSE evidenzia come l’interoperabilità tra le banche dati rappresenti uno degli strumenti più efficaci per ridurre errori e frodi nei sistemi di protezione sociale, favorendo controlli tempestivi e una maggiore efficienza amministrativa.

Più interoperabilità per ridurre lo spazio delle frodi

Secondo Alessandro Romano, direttore centrale Internal Audit, Risk Management, Compliance e Antifrode dell’INPS, il vero cambiamento consiste proprio nello spostare l’attenzione dalla repressione alla prevenzione.

L’incrocio sistematico delle informazioni consente infatti di individuare immediatamente redditi non dichiarati, incongruenze patrimoniali o composizioni irregolari del nucleo familiare, evitando l’erogazione di prestazioni non dovute.

La stessa strategia sta assumendo una dimensione europea. L’INPS ha infatti avviato un accordo bilaterale con France Travail, il servizio pubblico francese per l’impiego, fondato sullo scambio massivo di dati e sulla condivisione degli scenari di rischio. Un modello già presentato alla Commissione europea e destinato a essere esteso anche a Spagna e Paesi Bassi.

A supporto delle attività operative scatta in azione la piattaforma Sibilla, che integra dati reddituali e aziendali attraverso specifici indicatori di rischio, consentendo agli uffici territoriali di orientare con maggiore precisione le verifiche.

Il messaggio che emerge dall’esperienza maturata negli ultimi anni è chiaro: recuperare le somme indebitamente percepite resta importante. Ma impedirne l’erogazione rappresenta una tutela ancora più efficace per la finanza pubblica. In un periodo caratterizzato da risorse limitate e da una crescente domanda di sostegno economico, rafforzare i controlli significa proteggere i fondi destinati ai cittadini che ne hanno realmente diritto.

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