Riapertura dello Stretto di Hormuz, forse è la volta buona

12 Giugno 2026 - 13:29
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Riapertura dello Stretto di Hormuz, forse è la volta buona

Qualche segnale positivo da Hormuz, finalmente, sembra arrivare. A concretizzare questa possibilità e a farci giungere una ventata di ottimismo, di cui tutti da tempo sentivamo bisogno, ci hanno pensato i tavoli negoziali che non hanno mai cessato di lavorare in questi ultimi mesi.

Fonti diplomatiche assai attendibili, infatti, annunciano che Iran e Stati Uniti sono prossimi a sottoscrivere un memorandum d'intesa: specifichiamo bene, dunque, non si tratta di un accordo di pace, come più volte annunciato il mese scorso dal Presidente Trump.

Questa volta è il ministero degli Esteri della Repubblica Islamica dell’Iran a confermare che l’accordo è da considerare quasi completato e pronto per essere firmato nella forma definitiva.

I dati che stanno assumendo sempre maggiore consistenza ogni ora che passa - secondo le informazioni disponibili - e che entrerebbero in vigore subito dopo la firma del memorandum, l'Iran dovrebbe riaprire immediatamente lo Stretto di Hormuz mentre gli Stati Uniti dovrebbero iniziare ad allentamento le pesanti sanzioni contro il governo degli Ayatollah. Altro effetto non meno importante sempre discendente dal memorandum d’intesa è collegato al cessate il fuoco, che verrebbe prorogato di altri 60 giorni; inoltre, l'Iran si impegna a non sviluppare armi nucleari e a risolvere la questione legata alle sue scorte di uranio arricchito.

Occorre ricordare che l'Iran su questo specifico punto, precedentemente aveva accolto la proposta americana di distruzione dell'uranio o, in alternativa, alla sua spedizione negli Stati Uniti.

Con la firma del memorandum d’intesa, tuttavia, la questione di enorme rilevanza dovuta alla presenza di uranio arricchito verrebbe risolta mediante la cosiddetta “diluizione” dell'uranio precedentemente arricchito e, dunque, in grado di poter venire usato per la realizzazione di ordigni nucleari.

Le operazioni di diluizione verrebbero eseguite sotto la supervisione delle Nazioni Unite.

L’autorevole agenzia newyorkese Axios, ha annunciato che l'accordo voluto da Trump ha colto di sorpresa Netanyahu, tenuto fuori dai lunghi e travagliati lavori negoziali. Il memorandum of understanding dovrebbe essere firmato, a breve, a Ginevra (forse) e prenderà il nome di "Accordi di Islamabad", un riconoscimento ampiamente meritato dal Pakistan, che ha svolto il ruolo di mediatore, instancabile e determinato, la cui diplomazia ha dato prova di sagacia e lungimiranza.

Il governo americano ci ha abituato nel corso dei mesi (tutto iniziò coi bombardamenti congiunti israelitico-americani del 28 febbraio scorso) a repentini quanto sdrucciolevoli giravolte che davano per certe soluzioni e situazioni negoziali, che invece come è stato dimostrato nei fatti non lo erano affatto.

Questa volta, in considerazione anche dell’enorme pressione che il mondo trasportistico-industriale sta esercitando da tempo sul governo a stelle e strisce di cui conosciamo bene la sensibilità per il mondo del business, percepiamo la sensazione che forse è arrivata la volta buona per sturate le bottiglie che molti di noi serbiamo in frigo e già pronte ad essere sturate non appena fosse arrivata la conferma della buona notizia.

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