Rifiuto urbano, quanto mi costi? Ecco il quadro in Toscana

Mattinata intensa nell’Auditorium di Sienambiente, per l’evento organizzato da Iren Ambiente in collaborazione con Santa Chiara Lab, lo spin off dell’Università di Siena dedicato alla sostenibilità: sala gremita aperta a tutti i Comuni dell’Ambito. Dopo i saluti di apertura del presidente di Sei Toscana Alessandro Fabbrini e di Andrea Rafanelli, direttore dell’area Ambiente della Regione Toscana, lo studio sui costi di gestione dei rifiuti urbani in Toscana – realizzato da Ref Ricerche, analizzando tutti i Pef comunali dal 2021 al 2025 – è stato illustrato da Nicolò Valle (senior manager di Ref-Agenia). Ecco i principali risultati.
La percentuale di raccolta differenziata nell’Ato sud registra fra il 2021 e il 2024 un valore inferiore a quello degli altri Ato e della media regionale, ma in rapida crescita (+9%), segnalando un recupero costante di un valore di partenza più basso nel 2020. Il dato 2025 (65,2%) e il dato dei primi 5 mesi del 2026 (68,1%) confermano un riallineamento della percentuale di RD dell’Ato sud al valore medio toscano, e un crescente contributo quindi a raggiungere i target di riciclo (55% nel 2025, 60% nel 2030, 65% nel 2035) a scala regionale.

Autosufficienza impiantistica
Soprattutto, l’Ato sud è l’unico toscano completamente autosufficiente dal punto di vista impiantistico sia per la frazione organica che per i flussi di indifferenziato, con adeguato ricorso alla termovalorizzazione e un ridotto ricorso alla discarica. Aspetto positivo dal punto di vista ambientale, ma che determina un costo di trattamento più alto degli altri due Ato, per via del più elevato costo della termovalorizzazione rispetto al conferimento in discarica, se preceduto dal passaggio negli impianti di Tmb.

Territorio poco denso e a vocazione turistica
Le analisi di costo della gestione dei rifiuti devono prima di tutti basarsi su dati geomorfologici e demografici specifici del territorio dell’Ato sud, caratterizzato da un elevato numero di Comuni di piccole dimensioni (nessun Comune con più di 100.000 abitanti) e da una densità abitativa bassissima con effetti inevitabili su costi e performance operative.

Un tratto distintivo dell’Ato sud è l’elevata estensione di Comuni a bassa densità abitativa, a cui si associano inevitabilmente costi unitari di raccolta più elevati rispetto alle aree a media e alta densità. Non a caso, i costi unitari più bassi si riscontrano nei Comuni dell’ATO a media densità abitativa (D2) dove sono possibili economie di densità senza forti complessità organizzative. I costi tendono ad aumentare sia nelle aree a bassa densità, che in quelli ad alta densità, per le complessità organizzative specifiche delle aree urbane e turistiche. I costi unitari, infatti, aumentano con l’aumentare della densità turistica, ma con un impatto inferiore rispetto a quanto analizzato nelle altre due Ato, pure caratterizzate da una forte presenza turistica.
Costi totali
Il valore dei costi nell’Ato Sud è inferiore a quelli delle altre due Ato e della media regionale, in molti degli anni presi in esame. Il confronto fra il 2021 e il 2025 segnala un aumento importante dei costi, sempre comunque inferiore a quello registrato nelle altre due Ato e nelle medie regionali.

Costi delle fasi di raccolta
L’analisi condotta evidenzia un elevato livello di efficienza della gestione dei rifiuti urbani nell’Ato Sud, soprattutto nei segmenti della raccolta (differenziata ed indifferenziata). Margini di miglioramento sembrano possibili nella filiera della valorizzazione delle frazioni differenziate e avvio a riciclo.

Ricavi da vendita di materiali da raccolta differenziata
Migliorano nell’Ato Sud i ricavi da materiale raccolto in forma differenziata, ma a valori ancora leggermente inferiori alle medie regionali. Il grado di copertura dei costi da parte dei contributi Epr (consorzi della Responsabilità estesa del produttore come Conai) appare molto basso (22% contro l’obiettivo dell’80% previsto dalla direttiva), ma sostanzialmente allineato al dato regionale.
La capacità di trasformare la raccolta differenziata in riciclo effettivo appare ancora bassa, con un indicatore Arera che misura l’efficacia dell’avvio a riciclo di 0,58, al di sotto sia della media regionale che del target Arera di 0,85. Il tasso di crescita delle RD sia negli anni in esame (2021/24) che ne 2025 e primi mesi del 2026 spinge però ad un rapido incremento anche del tasso di riciclo, e non solo del tasso di RD.

Lo studio è stato quindi commentato nel corso di due tavole rotonde. Nella prima si sono alternati Renata Caselli del settore rifiuti della Regione Toscana, Marzio Lasagni, direttore di Aisa Impianti, Antonio Massarutto, docente di scienza delle finanze dell’Università di Udine ed esperto di rifiuti, Gianluca Paglia, amministratore delegato di Sei Toscana, Alfredo Rosini, amministratore delegato di Sienambiente, infine Enzo Tacconi, direttore dell’Ato Sud.
Alla seconda tavola rotonda hanno partecipato il prof Angelo Riccaboni di Santa Chiara Lab, Agnese Carletti, presidente della Provincia di Siena, Susanna Cenni, presidente di Anci Toscana e Eugenio Bertolini, amministratore delegato di Iren Ambiente.
Un confronto aperto e diretto fra i diversi attori della Governance locale di gestione dei rifiuti, che hanno apprezzato lo studio fornito in una logica di trasparenza e analisi dei dati.

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