Riforma delle professioni, autunno decisivo: compensi e nuove tutele in arrivo

31 Agosto 2026 - 18:30
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lentepubblica.it

Per il mondo delle professioni regolamentate i prossimi mesi potrebbero segnare un passaggio tutt’altro che formale. Sul tavolo del Parlamento e dei ministeri non ci sono soltanto i nuovi ordinamenti di avvocati, commercialisti, tecnici e professionisti sanitari: si intrecciano anche il tema dell’equo compenso, la revisione delle tariffe dei consulenti chiamati dai tribunali e una richiesta sempre più insistente di welfare per gli autonomi iscritti alla Gestione separata Inps.


È un’agenda ampia, costruita su provvedimenti avviati da tempo ma rimasti in attesa di un’accelerazione. Settembre, con la ripresa piena dell’attività parlamentare, rappresenta quindi un banco di prova. Per ordini, collegi e associazioni, la questione non riguarda solo l’aggiornamento delle regole: in gioco ci sono la sostenibilità economica degli studi, la qualità dei servizi resi ai cittadini e il peso riconosciuto alle competenze professionali nel sistema pubblico e privato.

Riforma delle professioni: cosa può cambiare nei prossimi mesi

Il capitolo più rilevante è quello delle deleghe per il riordino degli ordinamenti. Il Governo aveva approvato nel settembre 2025 quattro disegni di legge dedicati a diversi segmenti del lavoro professionale: avvocatura, quindici categorie ordinistiche, commercialisti e professioni sanitarie.

La riforma forense è quella che ha compiuto il tratto più avanzato del percorso. Il Senato ha dato il via libera definitivo il 22 luglio e ora l’attenzione si sposta sui decreti attuativi che il ministero della Giustizia dovrà predisporre. È in questa fase che molte disposizioni generali acquistano un significato concreto: criteri di applicazione, tempi, requisiti e regole operative possono infatti incidere direttamente sull’accesso alla professione, sulle specializzazioni e sull’organizzazione delle attività.

Un secondo disegno di legge, riferito a una platea molto ampia di professionisti, ha ottenuto il consenso del Senato il 3 agosto ed è passato all’esame della Camera. Il testo coinvolge figure con funzioni molto diverse, dagli ingegneri agli architetti, dai geometri agli agronomi, dai giornalisti ai consulenti del lavoro, fino agli attuari, agli assistenti sociali, ai periti industriali e ai consulenti in proprietà industriale.

Restano poi le revisioni attese per commercialisti e professioni sanitarie. I provvedimenti hanno concluso l’esame degli emendamenti nelle commissioni di Montecitorio e potrebbero arrivare in Aula, in prima lettura, dalla seconda metà di settembre. Il calendario parlamentare, però, resta decisivo: una riforma non si esaurisce con l’approvazione della delega, perché serve poi il lavoro sui decreti legislativi e, in alcuni casi, il confronto con le categorie interessate.

Perché il riordino degli ordinamenti non è una questione per addetti ai lavori

Quando si parla di ordinamenti professionali, il rischio è ridurre tutto a un confronto tecnico tra istituzioni. In realtà, il tema tocca milioni di persone: chi esercita una professione, chi si affida a un esperto per una pratica delicata e chi lavora nella pubblica amministrazione o nelle imprese insieme a figure qualificate.

Regole più aggiornate possono chiarire competenze, responsabilità e confini delle attività. Possono anche rendere più coerente il rapporto tra professioni tradizionali e innovazione, soprattutto in un mercato dove digitalizzazione, intelligenza artificiale, transizione energetica e nuove esigenze sociali stanno cambiando rapidamente il lavoro.

Le categorie chiedono da tempo norme capaci di evitare sovrapposizioni, semplificare gli adempimenti e valorizzare il merito. Dall’altra parte, però, il riordino dovrà trovare un equilibrio: modernizzare non significa moltiplicare vincoli o creare nuove barriere all’ingresso. La sfida sarà costruire un sistema che protegga utenti e cittadini senza appesantire ulteriormente l’attività quotidiana di studi e professionisti.

Equo compenso, l’Osservatorio resta fermo

Accanto alle riforme, rimane aperta la partita dell’equo compenso. La legge n. 49 del 2023 ha introdotto il principio della remunerazione proporzionata alla prestazione resa, con l’obiettivo di contrastare incarichi professionali pagati a cifre giudicate non adeguate rispetto alla complessità del lavoro, ai costi sostenuti e alla responsabilità assunta.

Il punto critico riguarda però l’effettiva applicazione della normativa. L’Osservatorio incaricato di monitorare il funzionamento delle regole, istituito presso il ministero della Giustizia, risulta fermo dall’inverno del 2025. Nonostante gli avvicendamenti avvenuti nei mesi scorsi ai vertici amministrativi di via Arenula, non sono riprese con regolarità le riunioni dell’organismo.

Lo stallo preoccupa gli ordini professionali e le associazioni, che vedono nell’Osservatorio uno strumento necessario per raccogliere segnalazioni, verificare le criticità e valutare se le tutele previste sulla carta stiano producendo effetti reali. Senza un monitoraggio costante, il rischio è che l’equo compenso resti un principio condiviso ma applicato in modo disomogeneo.

La posta in gioco riguarda soprattutto il rapporto con i committenti più forti, pubblici e privati. Per molti professionisti, una trattativa realmente equilibrata è difficile quando dall’altra parte c’è un soggetto dotato di maggiore forza economica e contrattuale. In questo scenario, la trasparenza sui parametri e il controllo sull’applicazione delle norme diventano strumenti essenziali per evitare una competizione basata esclusivamente sul ribasso dei prezzi.

Ctu, la sentenza del Tar apre la strada all’aggiornamento delle tariffe

Tra i dossier più urgenti emerge quello dei consulenti tecnici d’ufficio, i professionisti nominati dai giudici per svolgere accertamenti e offrire valutazioni specialistiche nei procedimenti. La loro attività è centrale in numerose controversie: dall’edilizia alla contabilità, dalla medicina legale alle questioni familiari, fino alle cause che richiedono competenze ingegneristiche o patrimoniali.

Il problema, segnalato da anni, è l’anzianità degli onorari. Le somme di riferimento sono rimaste ancorate a valori fissati ventiquattro anni fa, mentre costi, strumenti, responsabilità e complessità degli incarichi sono profondamente cambiati.

Un possibile punto di svolta arriva dalla sentenza n. 14327 del 2026 del Tar del Lazio. Accogliendo il ricorso presentato dall’Ordine degli ingegneri di Genova, i giudici amministrativi hanno imposto ai ministeri della Giustizia e dell’Economia di procedere all’adeguamento degli emolumenti sulla base dell’indice Istat.

La decisione è stata accolta positivamente dalla galassia ordinistica, perché riconosce una questione rimasta irrisolta per troppo tempo. Ora l’attenzione si concentra sull’attuazione concreta della pronuncia: l’aggiornamento delle tariffe non è soltanto una rivendicazione economica, ma riguarda l’efficienza stessa della giustizia. Se un incarico altamente tecnico viene compensato in modo insufficiente, diventa più difficile garantire disponibilità, qualità e tempi adeguati nello svolgimento delle consulenze.

Pagamenti oltre 5.000 euro e controlli fiscali sui professionisti

Nel quadro delle richieste che potrebbero riemergere con la legge di Bilancio, c’è anche la norma entrata in vigore il 15 giugno che obbliga la pubblica amministrazione a verificare la posizione fiscale dei lavoratori autonomi prima di effettuare pagamenti superiori a 5.000 euro.

L’obiettivo della misura è rafforzare i controlli e contrastare eventuali inadempimenti. Tuttavia, le categorie professionali temono conseguenze operative rilevanti. Un pagamento bloccato o ritardato può creare difficoltà di liquidità, soprattutto per piccoli studi e professionisti che anticipano costi, collaborazioni, imposte e spese necessarie per portare a termine l’incarico.

La richiesta non è quella di eliminare i controlli, ma di costruire procedure proporzionate, rapide e chiare. Il nodo, come spesso accade nei rapporti con la pubblica amministrazione, è conciliare legalità ed efficienza. Una verifica fiscale può essere necessaria; non dovrebbe però trasformarsi in un percorso burocratico capace di compromettere il pagamento di una prestazione già eseguita.

Gestione separata Inps, la proposta per rafforzare Iscro e tutele

Il dibattito sulle professioni non riguarda soltanto le regole di accesso o i compensi. Sempre più centrale è il tema del welfare per gli autonomi, in particolare per chi è iscritto alla Gestione separata Inps. Si tratta di una platea eterogenea, composta da professionisti senza cassa autonoma, collaboratori e lavoratori che spesso non godono delle stesse protezioni previste per il lavoro dipendente.

Confcommercio Professioni, guidata da Anna Rita Fioroni, chiede che le risorse già presenti nella Gestione separata vengano utilizzate in modo più incisivo. L’attenzione si concentra sull’avanzo generato dalla contribuzione dello 0,72% destinata alle prestazioni minori e dallo 0,35% collegato all’Iscro.

L’Indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa, nota come Iscro, è stata pensata come sostegno per gli autonomi che subiscono un forte calo dei redditi. Per caratteristiche e finalità viene spesso accostata, con le dovute differenze, a una forma di ammortizzatore sociale per il lavoro indipendente. La proposta è ampliare le protezioni, intervenendo su maternità, malattia e sostegni nei periodi di difficoltà, ma anche destinando risorse alla formazione attraverso i fondi interprofessionali.

È un punto cruciale in un mercato del lavoro nel quale l’autonomia non coincide sempre con stabilità economica. Investire in aggiornamento e protezione sociale può aiutare professionisti e partite Iva a reggere i cambiamenti del mercato, senza dover affrontare da soli ogni fase di contrazione dell’attività.

La vera sfida: trasformare gli annunci in risultati misurabili

Il prossimo autunno potrà dire se il cantiere delle professioni è davvero pronto a produrre effetti. Le riforme degli ordinamenti, l’attuazione della sentenza sulle Ctu, il rilancio dell’Osservatorio sull’equo compenso e il rafforzamento delle tutele per gli iscritti alla Gestione separata rappresentano tasselli di una stessa questione: riconoscere il valore del lavoro professionale in un’economia sempre più complessa.

Gli annunci non mancano, così come le norme già approvate o in discussione. La prova decisiva sarà nei tempi, nei decreti attuativi, nelle risorse disponibili e nella capacità delle istituzioni di ascoltare chi ogni giorno opera sul campo. Per professionisti, imprese e cittadini, il risultato atteso è semplice da comprendere: meno incertezze, compensi più adeguati, procedure più chiare e una rete di protezione capace di non lasciare indietro chi lavora in autonomia.

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