Riforma dell’Ets: sette Paesi Ue spingono per il rigore, ma l’industria chiede più quote gratuite

08 Luglio 2026 - 19:15
0
Riforma dell’Ets: sette Paesi Ue spingono per il rigore, ma l’industria chiede più quote gratuite

Il dibattito sulla imminente revisione del sistema di scambio delle quote di emissioni dell’Unione Europea (Eu Ets), prevista per la metà di questo mese, sta delineando una profonda spaccatura geopolitica ed economica tra i Paesi membri. Da un lato, un fronte guidato dalla Spagna e composto da altre sei nazioni — Danimarca, Finlandia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Svezia — ha sottoscritto un documento congiunto per chiedere a Bruxelles un deciso rafforzamento della piattaforma. Secondo questi governi, che già la scorsa primavera si erano espressi in tal senso con un’analoga iniziativa, l'Ets rappresenta la vera pietra angolare della transizione ecologica continentale e la futura riforma deve renderlo ancora più solido e «a prova di futuro», in modo da garantire stabilità normativa nel lungo periodo e tutelare gli ingenti investimenti già avviati nell'industria pulita. Per i firmatari, l'asticella delle emissioni va abbassata con decisione, impostando un fattore di riduzione lineare che sia rigorosamente coerente con l'ambizioso traguardo europeo di abbattere il 90% delle emissioni di gas serra entro il 2040.

A questa visione rigorista si contrappone la forte pressione esercitata dai settori industriali più energivori e da diversi Stati membri preoccupati per la tenuta del tessuto manifatturiero, i quali chiedono invece una sostanziale rimodulazione delle regole per evitare la delocalizzazione e la perdita di competitività. Nei corridoi della Commissione europea, secondo quanto resocontato dall’Ansa in queste ore, si sta infatti consumando una complessa trattativa che potrebbe portare a un incremento delle quote di emissione gratuite concesse temporaneamente alle imprese. Molte aziende, strette tra l'obbligo di elettrificare i propri processi produttivi e i costi energetici strutturalmente più alti rispetto ai concorrenti extra-Ue, guardano alla revisione di metà luglio come a un salvagente necessario. L'obiettivo di questa frangia di Stati comunitari, di cui fa parte anche il nostro Paese, è mitigare l'impatto economico del mercato della CO2, trasformando parzialmente lo strumento da meccanismo puramente sanzionatorio a leva di accompagnamento graduale per i comparti industriali strategici.

Il nodo centrale della disputa ruota attorno ai nuovi benchmark per il periodo 2026-2030, ovvero i parametri di riferimento che stabiliscono quante emissioni un'azienda possa produrre prima di dover acquistare i relativi permessi sul mercato. La Commissione europea si trova a dover calibrare un equilibrio delicatissimo: se da un lato accelerare la transizione risponde alla pressante urgenza climatica evidenziata dai sette Paesi del blocco spagnolo, dall'altro l'introduzione di regole troppo severe rischierebbe di soffocare settori industriali chiave già messi a dura prova dalle recenti crisi internazionali. Molte associazioni di categoria spingono affinché la revisione introduca clausole di salvaguardia retroattive e una maggiore flessibilità nell'allocazione dei titoli, sostenendo che l'introduzione dei dazi climatici alle frontiere europee (il meccanismo Cbam) non sia ancora matura per sostituire del tutto lo scudo delle quote gratuite.

Il percorso legislativo che si aprirà ufficialmente il 17 luglio si preannuncia complesso e segnato da forti veti incrociati all'interno del Consiglio europeo e dell’Europarlamento. L'orizzonte temporale stimato dagli addetti ai lavori punta a un negoziato serrato che dovrebbe concludersi con un accordo definitivo entro il primo trimestre del 2027, così da rendere operative le nuove regole a partire dal 2028. L'esito di questo scontro politico non determinerà soltanto la velocità con cui l'Europa si muoverà verso la neutralità carbonica, ma ridefinirà l'intera mappa della competitività industriale del continente. La sfida per Bruxelles sarà dimostrare che l'Ets può continuare a essere il motore trainante della decarbonizzazione globale senza trasformarsi in una tassa insostenibile capace di spingere le fabbriche europee fuori dai confini dell'Unione.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Eventi e News

Eventi e News in Italia

Commenti (0)

User