Sanità e conti pubblici: la Consulta boccia il finanziamento “indiscriminato” ad ARPAL
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Cosa succede quando risorse destinate alla tutela della salute vengono utilizzate in modo distorto?
La risposta arriva da una recente pronuncia della Corte costituzionale, che con la sentenza n. 56, depositata il 27 aprile 2026, ha dichiarato l’illegittimità di una norma della Regione Liguria relativa al finanziamento dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (ARPAL). La decisione della Consulta si fonda sul principio per cui le risorse destinate alla sanità non possono essere utilizzate senza una precisa delimitazione delle spese, né tantomeno impiegate in modo indistinto per finalità eterogenee.
Il caso
La controversia affonda le sue radici nella disciplina regionale ligure che, fin dal 2006, prevede il finanziamento dell’ARPAL attraverso risorse del fondo sanitario regionale. Tale meccanismo è stato messo in discussione nel corso del giudizio promosso dalla Procura regionale della Corte dei conti, nell’ambito dell’impugnazione della decisione di parificazione del rendiconto 2023. L’aspetto centrale riguarda l’inserimento, nel cd. “perimetro sanitario”, di spese che non risultano strettamente riconducibili ai livelli essenziali di assistenza.
Il finanziamento all’Agenzia
In particolare, è stato contestato che la Regione abbia finanziato l’Agenzia con risorse vincolate alla sanità senza una previa individuazione del fabbisogno riferibile alle attività sanitarie in senso stretto, né l’adozione di strumenti di contabilità analitica idonei a distinguere le diverse tipologie di spesa. Infatti, la disciplina normativa di riferimento, anche a livello nazionale, chiarisce che le agenzie ambientali svolgono funzioni solo parzialmente sovrapponibili a quelle sanitarie, mentre una parte significativa delle loro attività resta estranea ai livelli essenziali di assistenza. Nonostante ciò, nel bilancio regionale del 2023 emerge un finanziamento di 20 milioni di euro a favore dell’Agenzia, coperto per la maggior parte proprio con risorse sanitarie. Da qui il dubbio di legittimità costituzionale, sollevato dalla Corte dei conti, che ha denunciato il rischio concreto di una distorsione del sistema di finanziamento pubblico, tale da alterare la corretta distribuzione delle risorse e da compromettere la trasparenza dei conti.
Sanità e conti pubblici: la Consulta boccia il finanziamento “indiscriminato” ad ARPAL
La Corte costituzionale ha individuato, quale nucleo centrale dell’illegittimità, la violazione dell’art. 117, comma 2, lettera e), della Costituzione. Tale disposizione riserva allo Stato la competenza esclusiva in materia di armonizzazione dei bilanci pubblici, imponendo alle Regioni il rispetto di regole contabili precise, tra cui quella della “perimetrazione” delle entrate e delle uscite sanitarie. In questo contesto, risulta rilevante l’art. 20 del d.lgs. n. 118 del 2011, qualificato come norma interposta, che impone una separata evidenza delle risorse destinate al servizio sanitario regionale e vieta ogni forma di opacità nella loro gestione.
Secondo la Corte, la norma ligure oggetto di censure consente un’assegnazione indiscriminata di fondi all’ARPAL, senza distinguere tra attività sanitarie e non sanitarie, con la conseguenza di rendere impossibile verificare se le risorse vincolate siano effettivamente destinate ai livelli essenziali di assistenza. Non rileva, dunque, né lo svolgimento da parte dell’Agenzia anche di funzioni connesse alla tutela della salute, né che il finanziamento non sia esclusivamente sanitario. L’unico elemento rilevante, infatti, è l’assenza di un meccanismo normativo che imponga una correlazione puntuale tra risorse impiegate e prestazioni erogate.
Proprio questa mancanza determina, secondo la Corte, una violazione delle regole di trasparenza e di corretta allocazione delle risorse, con il rischio di sottrarre fondi destinati alla sanità per finanziare attività diverse. La Consulta richiama, a sostegno della propria decisione, precedenti analoghi, ribadendo che la tutela del diritto alla salute passa anche attraverso la corretta gestione delle risorse pubbliche.
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