Sanità in Italia tra diritti e costi
di Pino Forconi
Leggo su Allora! del 26 giugno della sanità per gli italiani all’estero e delle opposizioni da parte del MAIE.
Quindi, correggetemi se sbaglio: prendendo come esempio me stesso, dovrei pagare ogni anno 2.000 euro per avere una copertura medica in Italia, comprendente visite dal medico, eventuali ricoveri ospedalieri o altre prestazioni. Ma, non avendo alcuna intenzione di recarmi in Italia, sarei esente da tale pagamento. È corretto?
Se avessi la malaugurata idea di fare un viaggio nella mia vecchia Roma e, sempre nella malaugurata ipotesi, dovessi procurarmi una distorsione a un piede, avere un’improvvisa influenza o accusare un malessere, non avrei bisogno di versare quella somma. Essendo italiano e romano di nascita, iscritto all’AIRE e avendo pagato tasse e contributi per oltre settant’anni, dovrei essere coperto automaticamente.
Di fronte a problemi ben più gravi, invece, avrei una copertura economica per affrontare l’imprevisto. Del resto, dovrei comunque pagare se volessi ricevere assistenza privata nell’arco di ventiquattro ore, oppure attendere sei o sette mesi per una prestazione nel servizio pubblico.
Diversa è la situazione di un italiano — e bisognerebbe anche chiarire di quale categoria di italiano si parli — che trascorre abitualmente sei mesi all’anno in Italia. In quel caso dovrebbe pagare i 2.000 euro? E come ci si dovrebbe comportare nei confronti di una persona anziana, che ha quindi maggiori necessità di assistenza?
Come e perché il Governo italiano ha pensato a questa tariffa? Credo che il motivo principale sia stato il tentativo di contrastare gli abusi, considerando che molte persone, italiane e non, avrebbero usufruito gratuitamente dei servizi sanitari senza averne realmente diritto.
Questo è forse il vero nocciolo della questione, quello che io chiamo il refugium peccatorum: se qualcosa non funziona nel Paese in cui vivi, vai in Italia e usufruisci dei servizi.
Ad ogni modo, non è facile accontentare tutti. In passato, molte cose in Italia sono state date per scontate e si è lasciato correre. Ora che qualcuno ha deciso di chiudere i rubinetti, scoppia la guerra.
Per combattere gli abusi, con riferimento a chi non ha diritto all’assistenza, potrebbe essere sufficiente esibire una carta bancaria valida per trenta o quaranta giorni, dimostrando di avere versato una somma destinata alle eventuali spese mediche. Se non utilizzata, tale somma non verrebbe toccata.
Negli Stati Uniti, almeno fino a qualche anno fa, quando ci si presentava in ospedale bisognava prima mostrare una carta di credito valida e con sufficiente disponibilità; solo successivamente si veniva assistiti.
Parlandone e ragionando si potrebbero trovare ottime soluzioni, senza mobilitare parlamentari e senatori, distogliendoli da problemi ben più importanti, e senza dover necessariamente andare in Aula a riferire.
Potrebbe essere interessante conoscere quanti italo-australiani trascorrano diversi mesi dell’anno in Italia, magari nel proprio paese d’origine, e poi, al loro rientro, critichino la sanità italiana e il costo elevato dei servizi.
Commentate, vi prego, perché più informazioni si hanno, più rapidamente si possono comprendere e risolvere i problemi.
The post Sanità in Italia tra diritti e costi first appeared on Allora! Italian Australian News.
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