Sanità, via libera a 800 nuovi Lea. Screening, test e prestazioni: ecco cosa prevedono

L’ampliamento degli screening neonatali, l’inserimento di nuove prestazioni per le malattie rare e croniche, il rafforzamento dei programmi di diagnosi precoce per le patologie oncologiche. Sono alcuni dei campi rafforzati con l’aggiornamento dei Lea, i Livelli essenziali di assistenza, pubblicato in Gazzetta ufficiale. Complessivamente si tratta di 800 voci “tra – spiega una nota del ministero della Salute – nuovi servizi, prestazioni e terapie attraverso interventi di modifica, sostituzione e revisione delle voci precedenti”. “L’aggiornamento dei Lea è un altro risultato atteso e un impegno mantenuto, con cui si rende il sistema sanitario più aderente ai bisogni di salute e alle innovazioni cliniche”, ha commentato il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, sottolineando che “va riconosciuto al ministero della Salute, guidato dal ministro Orazio Schillaci, il merito di aver sbloccato un iter fermo da quasi dieci anni e di averne reso possibile l’attuazione”.
Con i nuovi Lea una sanità più efficace e moderna
“Tra le 800 nuove prestazioni, particolare attenzione è riservata alle malattie rare, con il riconoscimento di ulteriori patologie e l’inserimento nei Lea dello screening neonatale universale per l’atrofia muscolare spinale (Sma) e l’estensione del programma ad altre otto malattie rare, per un ulteriore rafforzamento della diagnosi precoce, che conferma la leadership dell’Italia a livello europeo”, ha proseguito il sottosegretario, spiegando anche che “il ministero della Salute conferma la disponibilità ad affiancare le Regioni per la piena e omogenea attuazione dei Lea su tutto il territorio nazionale, anche attraverso attività di supporto e monitoraggio, al fine di garantire la piena esigibilità delle prestazioni per tutti i cittadini italiani”.
Sbloccato un iter fermo da quasi dieci anni
L’aggiornamento precedente dei Lea risale al 2017, ma – come ricordato dal ministero della Salute – ha trovato piena attuazione solo nel 2024, con lo sblocco del necessario decreto Tariffe voluto dal ministro Schillaci. Il precedente Dpcm era del 2001. Fra gli interventi più innovativi, figurano l’adozione dello screening neonatale della Sma, l’atrofia muscolare spinale, su tutto il territorio nazionale; l’ampliamento del programma di screening neonatale (Sne) che viene esteso a ulteriori 8 patologie metaboliche e rare; l’introduzione di nuove prestazioni come i test prenatali non invasivi; l’introduzione di nuove prestazioni per il controllo della gravidanza fisiologica a tutela della mamma e del nascituro.
Le novità, dalle malattie rare agli screening neonatali
Per le malattie croniche e invalidanti sono inserite nuove patologie e introdotte nuove prestazioni in esenzione. Sono introdotte nuove malattie rare esenti e previsti importanti aggiornamenti nella descrizione delle malattie o gruppi di malattie rare già presenti. E, ancora, in ambito oncologico si segnalano l’inserimento di prestazioni per una migliore caratterizzazione del carcinoma mammario ormonoresponsivo in stadio precoce, che consentirà di somministrare la terapia più efficace; l’avvio, a livello nazionale, di un programma di screening e di sorveglianza per la ricerca delle varianti patogenetiche dei geni Brca1 e Brca2 in donne familiari di casi affetti da tumore della mammella e dell’ovaio risultati positivi alle due varianti.
Per le donne sane, ma risultate positive alle due varianti, si prevedono percorsi di sorveglianza attiva per consentire la diagnosi precoce del tumore della mammella e dell’ovaio (es. visite senologiche, ecografie, mammografie); l’aggiornamento delle prestazioni di radioterapia, prevedendo un unico percorso sia per la prestazione radioterapica sia per quelle preparatorie al trattamento.
Infine, novità anche per la specialistica ambulatoriale con l’inserimento di nuove prestazioni e la cancellazione di quelle obsolete.
Gemmato: “Investiamo in prevenzione”
“Investiamo in prevenzione, ricordiamo che aderendo agli screening predittivi, nei 5 anni, i numeri ci raccontano che si sfiora il 90% di successo. Quindi si è arrivati a cronicizzare la patologia e, nei casi più gravi, abbiamo un’alternativa terapeutica seria”, ha sottolineato ancora Gemmato.
La soddisfazione delle aziende sanitarie e ospedaliere
“L’aggiornamento dei Lea è un risultato importante per il Servizio sanitario nazionale e va dato atto al ministro della Salute, Orazio Schillaci, e alle istituzioni coinvolte di aver portato a compimento un intervento atteso e significativo”, ha commentato il presidente della Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere), Giuseppe Quintavalle. “Ora – ha aggiunto – la sfida è tradurre queste nuove opportunità in assistenza concretamente accessibile in tutto il Paese, riducendo le differenze tra i territori. Le aziende sanitarie e ospedaliere, con le loro direzioni strategiche, avranno un ruolo decisivo nel trasformare nuove prestazioni e tecnologie in percorsi di cura efficaci e omogenei. Fiaso è pronta a fare la propria parte”.
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