Schlein avrebbe bisogno dei riformisti più di quanto voglia ammettere

La claustrofobica foto dei fab four del campo stretto, oltre a evidenziare chi fa parte del gruppo di comando, è servita a Elly Schlein a fugare l’idea della bella addormentata nel bosco, che aveva preso a girare da un paio di mesi. La leader del Partito democratico ha ottenuto la foto nel bunker per blindare il patto di sindacato con i junior partner del campetto e anticipare la pratica del programma che, se fosse per Giuseppe Conte, sarebbe stata rinviata a data da destinarsi. Elly Schlein c’è, e tanto basti.
Ai due leaderini rossoverdi, poi, non è parso vero venire immortalati in primo piano nel politburo del campo stretto. L’avvocato, da parte sua, ha goduto per l’oggettiva messa da parte di Matteo Renzi, lasciando intendere che non vuole un caravanserraglio, che è poi quello che pensano gli altri tre della foto in quella specie di tunnel. Matteo Renzi non è caduto nella provocazione e se n’è partito per andare a Chicago da Barack Obama, che obiettivamente è meglio di un pranzo con Nicola Fratoianni.
Certo, quell’immagine, nell’isolazionismo beato che comunica, può anche suggerire l’idea che i fab four siano soddisfatti della situazione generale, ritenendo che il probabile terremoto innescato da Roberto Vannacci farà macerie della Lega e dunque del centrodestra, e forse lo spaccherà: non resta, pertanto, che stare a guardare con i popcorn in mano. È ovvio che, se davvero la pensasse così, il gruppo dirigente del partito unico Pd-M5S-Avs commetterebbe un peccato di eccessivo ottimismo, un po’ come gli è successo dopo la vittoria del No al referendum, e sottovaluterebbe l’evenienza che l’onda sismica vannacciana potrebbe ripercuotersi persino sul campo stretto, sottraendo consensi al Movimento 5 stelle.
Si vedrà se l’idea dei due cerchi – il nocciolo duro di sinistra e il nocciolino riformista – funzionerà. Certo, è sorprendente come si sia ribaltato lo schema del 1996 (Ulivo) e del 2006 (Unione): in entrambi i casi il timone era nelle mani della sinistra riformista e dei moderati, che cercavano un rapporto con Rifondazione comunista. Oggi i rapporti di forza sono opposti: il cuore del campo è di sinistra-sinistra, saldata con il populismo di Conte, che solo in un secondo momento cercherà l’intesa con Renzi, Riccardo Magi, Ernesto Maria Ruffini, Alessandro Onorato, Enzo Maraio eccetera.
Sarebbe divertente se tutti questi si unissero tra di loro per fare pesare i propri contenuti. Così come sarebbe tutto da vedere se, alle primarie – probabilmente in autunno –, corresse un riformista. Probabilmente toglierebbe voti a Schlein. Già, lei avrà bisogno di Matteo Renzi e degli altri riformisti, se vuole avere un futuro politico. Anche perché ha bisogno di vincere bene: sulla base dei rapporti di forza elettorali, la segretaria del Partito democratico infatti, dovrebbe quasi doppiare l’avvocato. Vincere di misura certificherebbe che nemmeno tutto il suo elettorato l’avrebbe votata.
Inutile dire che, se poi dovesse addirittura essere battuta da Conte, non le resterebbe che dimettersi, lasciando il Pd in un mare in tempesta. A quel punto, il destino del campo largo diventerebbe imperscrutabile.
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