Schlein, isolata sull'energia, si muove in vista delle primarie tra lettere e studenti. Avanza l'asse Conte-Avs

19 Settembre 2026 - 07:05
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 Per uscire dall’isolamento, in cui si è ficcata, la Elly Schlein “istituzionale” – con vista primarie – sceglie l’Udu, il congresso degli universitari. E alle accuse dei suoi alleati, ai giornalisti che chiedono conto della fuga in avanti, risponde a suo modo, con un dribbling. “Sull’energia continueremo a chiedere risposte a questo governo. Continua il lavoro unitario”. Ma la lettera a Meloni, “collaboriamo”, continua a far discutere il campo largo. Angelo Bonelli, più di tutti, non ha gradito la mossa della segretaria. Si salda un asse tra Giuseppe Conte e Avs. Mentre arrivano i temuti quesiti di Nova, il no alle armi a Kyiv che sarà sottoscritto dai militanti M5s. Altra benzina per l’ex premier. Schlein risponde come sempre: “Troveremo un accordo, su tutto”.

Ora che la leader dem è entrata in modalità “testardamente candidata premier”, il “testardamente unitaria” può diventare un boomerang. Nel primo pomeriggio Schlein si presenta al Congresso dell’Udu, a Roma. Fa la “responsabile” ma da queste parti, tra gli studenti radunati sotto lo striscione “Nella notte ci guidano le stelle”, si sente a casa.

E’ la prima occasione pubblica dopo il nuovo strappo, energetico, nel campo largo. In privato, prima ancora che ai giornali, gli altri leader hanno manifestato le loro perplessità. In particolare Bonelli, con una telefonata. D’altra parte proprio alla festa di Avs era stata annunciata una proposta unitaria sull’energia, a cui il leader verde soprattutto ha lavorato. Anche nel Pd comunque, a taccuini chiusi, si registrano reazioni diverse. In molti comprendono le reazioni, dure, di Conte e Bonelli che hanno stoppato lo slancio della segretaria: “Ma è pur vero che se dobbiamo fare le primarie... Di certo il timing è stato sbagliato, nel giorno del taglio del bollo auto”. Pubblicamente, a parte Francesco Boccia (“nessuna mano tesa a Meloni, Schlein mette Meloni davanti alle sue responsabilità”) non si registrano grandi prese di posizione dei dem. Per dire è stato Calenda a difendere la leader dem per le proposte a Meloni (ben diverso è il suo pensiero su Kyiv), su cui si registra un’apertura pure da Tajani. Ma intanto a rinsaldare l’asse Conte-Avs ieri è arrivato anche Nicola Fratoianni, con parole nette: “Con Meloni c’è poco da collaborare”. Che ne pensa Schlein? Non risponde direttamente ai giornalisti. Prima di tutto “esprimo la nostra piena solidarietà alla docente che è stata colpita”. Poi, a proposito di energia, evita i riferimenti agli alleati. Cita il lavoro unitario e ricorda che “anche l’Ue discute sugli extraprofitti”. E ancora: “Continueremo a chiedere risposte al governo”, non collaborazione questa volta. Poi prende posto al congresso dell’Udu. Interviene per dare segnali agli studenti, per coinvolgerli in vista delle politiche (e delle primarie?), è lo schema referendum. A proposito di politica internazionale la segretaria dice: “La sinistra deve lavorare per difendere il diritto internazionale anziché l’uso delle forze, delle armi e dell'esercito”. Per poi ribadire: “L’Italia ripudia la guerra”. E’ lo stesso titolo che Conte ha dato al quesito programmatico di Nova, il numero 17, che riguarda gli esteri. Oltre al no a Rearm Ue e alle spese Nato al 5 per cento, il leader M5s chiede ai suoi il mandato per “cambiare radicalmente l’approccio fallimentare dell'Italia e dell’Europa nei confronti della dell’Ucraina. Continuare a inviare armi significa allontanare la pace”. E’ questa la posizione che l’ex premier porterà al tavolo per il programma, con l’ulteriore spinta che arriverà dai militanti. Ed è sovrapponibile a quella di Fratoianni e Bonelli. I 5s hanno anche discusso sulla formula da utilizzare sul dossier Kyiv, per renderla più potabile per i dem, prima di arrivare alla versione definitiva che ha già indispettito i riformisti del Pd. “Pensavo fossero il partito di Vannacci”, punge Sensi. Tra le altre proposte: un reddito 2.0 e l’istituzione di un ministero per le politiche migratorie, ricalcando un’idea che Franco Gabrielli coltiva da tempo e di cui ha parlato nelle scorse settimane al Foglio. Su questo sarà certamente più facile trovare una quadra. Ma su Kyiv? “Troveremo un accordo su tutto”, continua a ripetere Schlein.

Al Nazareno sono consapevoli che Conte proverà a far passare il Pd per il partito della guerra: se l’unica strada sono le primarie il capo del M5s si giocherà tutto su questa direttrice. L’ex premier va ripetendo che “era favorevole a un accordo”, ma la leader dem voleva la leadership a ogni costo. Lo sussurrano anche da Avs, dove intanto iniziano a pensare concretamente anche al proprio candidato: più Fratoianni, che Bonelli. Oppure un terzo nome, a effetto, à la Francesca Albanese? I rossoverdi preferirebbero evitare i gazebo, è la prima scelta, ma non rinunceranno alla vetrina mediatica. Nel frattempo sperano in un difficile ripensamento di Schlein, nella moral suasion di quella parte di Pd, per esempio Roberto Speranza, che vuole evitare rese dei conti tra alleati. Ieri Gaetano Manfredi ha intanto invitato il campo largo ad accelerare sul programma, negando ambizioni da federatore o da futuro premier. “Sono impegnato a Napoli, darò un contributo di idee”.

Nelle ultime ore è tornato a girare anche il nome di Antonio Decaro. Il 5 ottobre sarà a Bari con Goffredo Bettini, per presentare Rinascita. Quanto basta per alimentare la suggestione.

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