Scoperta imprenditoriale bis, 505 milioni per ricerca e sviluppo nelle regioni del Mezzogiorno

23 Giugno 2026 - 12:52
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Scoperta imprenditoriale bis, 505 milioni per ricerca e sviluppo nelle regioni del Mezzogiorno

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Scoperta imprenditoriale bis, 505 milioni per ricerca e sviluppo nelle regioni del Mezzogiorno



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Un bando da 505,8 milioni di euro per finanziare progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale nelle regioni del Mezzogiorno. A disposizione delle imprese finanziamenti agevolati e contributi a fondo perduto. I progetti ammissibili devono sviluppare tecnologie abilitanti fondamentali per importi compresi tra 1 e 5 milioni.

Pubblicato il 23 giu 2026



leonardo

Al via gli incentivi previsti dalla misura “Scoperta imprenditoriale bis”: con il decreto del Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, firmato il 19 maggio 2026, prendono corpo le misure di sostegno del nuovo bando da 505,8 milioni di euro destinato a finanziare progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale nelle sette regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

La misura si inserisce nell’azione 1.1.4 del Programma Nazionale “Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale 2021-2027” e dà continuità al precedente sportello “Scoperta imprenditoriale” aperto tra il 2023 e il 2024.

I termini di apertura dello sportello saranno definiti con successivo provvedimento del Direttore generale per gli incentivi alle imprese.

Le risorse disponibili derivano da quattro fonti: 279.737.350,29 euro di finanziamenti agevolati a valere sul Fondo per la crescita sostenibile; 80.772.804,27 euro di contributi diretti provenienti dalle economie dei programmi operativi 2007-2013; 112.910.953,33 euro da economie del bando settembre 2023; 32.380.417 euro da economie della Priorità 1 del PN RIC 2021-2027.

Il 60% del plafond complessivo è riservato a PMI e reti d’impresa, con una sottoriserva del 25% di questa quota destinata alle micro e piccole imprese.

Soggetti beneficiari e forme di partecipazione

Possono presentare domanda in qualità di proponenti principali le imprese che esercitano attività industriali o artigiane ai sensi dell’articolo 2195 del codice civile (numeri 1 e 3), le imprese agro-industriali a prevalente attività industriale e i centri di ricerca dotati di personalità giuridica autonoma. Possono partecipare come co-proponenti gli organismi di ricerca, le imprese agricole e le imprese che svolgono attività ausiliarie a favore delle imprese industriali.

Condizione essenziale è che i progetti vengano realizzati in forma collaborativa, secondo una delle due modalità previste dal decreto. La prima prevede partenariati composti da un massimo di tre soggetti proponenti – di cui almeno una PMI – ciascuno con una quota di costi ammissibili di almeno il 10%, legati da contratto di rete, consorzio o accordo di partenariato. La seconda consente a una singola PMI (o piccola impresa a media capitalizzazione, ovvero con meno di 499 dipendenti) di presentare il progetto in autonomia, a condizione di avvalersi di servizi di ricerca esterna – da organismi di ricerca o consulenti qualificati – per un valore di almeno il 10% dei costi complessivi ammissibili.

I requisiti di ammissibilità includono: iscrizione al Registro delle imprese, assenza di procedure concorsuali, regime di contabilità ordinaria, disponibilità di almeno due bilanci approvati e un indicatore di capacità di rimborso del finanziamento agevolato (rapporto Cflow/Fa/N) non inferiore a 0,8. Sono escluse le imprese che non abbiano adempiuto all’obbligo assicurativo per i rischi catastrofali previsto dall’articolo 1, comma 101, della legge 213/2023.

Progetti ammissibili e tecnologie finanziate

I progetti devono prevedere attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale finalizzate alla realizzazione o al notevole miglioramento di prodotti, processi o servizi, attraverso lo sviluppo delle tecnologie abilitanti fondamentali (Key Enabling Technologies) elencate nell’allegato al decreto. I sei ambiti tecnologici ammissibili sono: materiali avanzati e nanotecnologia; fotonica e micro/nano elettronica; sistemi avanzati di produzione; tecnologie delle scienze della vita; intelligenza artificiale; connessione e sicurezza digitale. Il decreto richiama esplicitamente, tra le tecnologie rilevanti, l’intelligenza artificiale, i big data, il cloud computing, la blockchain, il supercalcolo e le tecnologie quantistiche.

I progetti devono essere realizzati nell’ambito di unità locali ubicate nelle regioni indicate, devono introdurre avanzamenti tecnologici significativi – non limitandosi alla sola fase di ricerca – e devono rispettare il principio DNSH (Do No Significant Harm) in conformità agli orientamenti del PN RIC 2021-2027.

Spese ammissibili, agevolazioni e modalità di rimborso

Le spese e i costi ammissibili sono quelli definiti dall’articolo 5 del decreto del 13 luglio 2023, riferiti alle attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale. Il costo complessivo del progetto deve essere compreso tra 1.000.000 e 5.000.000 di euro e non può superare il 60% della media del fatturato degli ultimi due esercizi del singolo proponente.

La durata del progetto deve essere compresa tra 18 e 36 mesi, con possibilità di proroga fino a sei mesi su richiesta motivata. Il progetto deve essere avviato dopo la presentazione della domanda e comunque entro tre mesi dalla data del decreto di concessione; il soggetto beneficiario ha 30 giorni dall’avvio per trasmettere la relativa dichiarazione al soggetto gestore.

Le agevolazioni si articolano in due componenti. La prima è un finanziamento agevolato pari al 40% dei costi ammissibili, a tasso ridotto al 20% del tasso di riferimento della Commissione europea, senza obbligo di garanzie, con rimborso in rate semestrali costanti posticipate (scadenti il 30 giugno e il 31 dicembre di ogni anno) su un periodo da uno a otto anni, più un periodo di preammortamento fino a tre anni dalla data del decreto di concessione.

La seconda è un contributo diretto alla spesa, la cui percentuale varia in base alla dimensione dell’impresa: 40% per le piccole, 35% per le medie, 30% per le grandi. Per gli organismi di ricerca il contributo è del 60% per la ricerca industriale e del 40% per lo sviluppo sperimentale.

Le agevolazioni non sono cumulabili, sulle stesse spese, con altre misure pubbliche che prevedano un divieto esplicito di cumulo, né con aiuti notificati ai sensi dell’articolo 108 del TFUE.

Procedura di accesso e valutazione

Le domande sono presentate secondo modalità e termini che saranno definiti con successivo provvedimento del Direttore generale per gli incentivi alle imprese del Mimit. Ciascun soggetto può presentare una sola domanda nell’ambito dell’intervento, salvo gli organismi di ricerca che possono partecipare a più progetti congiunti tramite propri istituti o dipartimenti dotati di autonomia gestionale.

L’accesso alle agevolazioni avviene tramite procedura valutativa con graduatoria: i progetti vengono ordinati in base a indicatori di solidità economico-finanziaria del proponente e poi istruiti dal soggetto gestore – il raggruppamento con mandataria Banca del Mezzogiorno-Mediocredito Centrale, costituito nel dicembre 2021 – entro 90 giorni dalla pubblicazione della graduatoria stessa. La valutazione copre tre criteri principali: le caratteristiche del soggetto proponente (capacità tecnico-organizzativa, qualità delle collaborazioni con organismi di ricerca, solidità economico-finanziaria), la qualità della proposta progettuale (fattibilità tecnica, rilevanza dei risultati attesi, grado di innovazione) e l’impatto del progetto (interesse industriale e potenzialità di sviluppo in altri ambiti). In caso di parità di punteggio prevale il progetto con il costo complessivo inferiore.

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