Se il blocco di Hormuz continua, i prezzi del gas in Europa saliranno di un altro 10% fino a toccare 80 euro al MWh

04 Settembre 2026 - 19:35
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Se il blocco di Hormuz continua, i prezzi del gas in Europa saliranno di un altro 10% fino a toccare 80 euro al MWh

I mercati energetici europei si trovano ad affrontare una nuova fase di incertezza, caratterizzata dalla forte volatilità delle quotazioni del gas naturale sull’hub di riferimento TTF. In questo contesto di marcata instabilità geopolitica ed economica, gli analisti dell’istituto bancario olandese Abn Amro hanno elaborato una valutazione dettagliata sull’impatto che le interruzioni delle rotte commerciali strategiche potrebbero avere sui prezzi dell’energia. Al centro delle preoccupazioni vi sono le dinamiche di fornitura del Gas naturale liquefatto (Gnl), da cui l’Unione europea è diventata strettamente dipendente negli ultimi anni.

L’elemento cruciale individuato nello studio, analizzato in profondità dagli esperti del sito specializzato in questioni energetiche Montel, riguarda la navigabilità dello Stretto di Hormuz, punto di transito fondamentale per una quota determinante delle esportazioni mondiali di Gnl, in particolare quelle provenienti dal Qatar. La chiusura o il blocco prolungato di questo passaggio marittimo rappresenterebbe un grave ostacolo alle catene di approvvigionamento globali. Riducendo in modo drastico la disponibilità di metaniere dirette verso il continente europeo, la crisi navale finirebbe per innescare una forte spinta al rialzo dei prezzi nei contratti a termine, proprio a ridosso dei mesi a maggiore domanda energetica.

Secondo lo scenario delineato da Abn Amro, qualora lo Stretto di Hormuz rimanesse chiuso, le quotazioni del gas nell'Unione Europea subirebbero un’ulteriore escalation nel quarto trimestre (Q4). Nello specifico, gli analisti stimano che i prezzi sui mercati all'ingrosso potrebbero registrare un incremento attorno al 10% rispetto ai livelli attuali, stabilizzandosi su valori elevati comprese tra i 70 e gli 80 euro per megawattora. Tale dinamica riflette la rigidità dell'offerta globale, incapace di compensare rapidamente la perdita dei volumi che normalmente attraversano il Golfo Persico.

A complicare la situazione in Europa contribuisce lo stato attuale degli stoccaggi continentali, che mostrano livelli di riempimento inferiori rispetto alle medie storiche del periodo. La stima di un potenziale rincaro nel quarto trimestre risente anche della serrata competizione internazionale: i paesi asiatici, infatti, sono pronti a contendersi i carichi di Gnl disponibili sul mercato spot pur di garantire la propria sicurezza energetica. Questa gara al rialzo tra Europa e Asia limita ulteriormente i margini di manovra dell'UE nella fase di preparazione al picco dei consumi invernali.

«Considerando gli attuali livelli di stoccaggio e i tassi di iniezione, prevediamo che gli stoccaggi raggiungano il 75% entro novembre, ipotizzando condizioni meteorologiche favorevoli nel frattempo», ha affermato Moutaz Altaghlibi, economista senior per il settore energetico di Ab Amro. Le norme Ue consentono di abbassare il target al 75% in caso di condizioni di mercato difficili e prolungate. «Affrontare l’inverno con solo il 75% di stoccaggio di gas è gestibile se l’inverno è mite, ma può rivelarsi insufficiente a causa dei rischi operativi e logistici», ha aggiunto Altaghlibi.

In uno scenario alternativo di parziale distensione geopolitica, una riapertura tempestiva delle rotte marittime permetterebbe un progressivo ripristino dei flussi regolari di Gnl verso i rigassificatori europei. Una simile evoluzione consentirebbe un raffreddamento delle quotazioni, riportando il prezzo del gas su livelli più contenuti, stimati indicativamente nell’intervallo tra i 45 e i 50 euro al megawattora. Tuttavia, il realizzarsi di questo quadro distensivo rimane fortemente subordinato al rapido superamento delle attuali tensioni nell’area mediorientale.

L'analisi di Abn Amro evidenzia chiaramente quanto la sicurezza energetica dell’Unione europea rimanga esposta a shock esterni e a punti di strozzatura logistica ad alto rischio. La prospettiva di prezzi elevati per la parte finale dell’anno rappresenta un elemento di forte attenzione non solo per gli operatori di settore, ma anche per le politiche economiche comunitarie. Di fronte a simili scenari, la gestione strategica delle scorte e il coordinamento sulle fonti di approvvigionamento diventeranno fattori determinanti per mitigare l'impatto sui costi di famiglie e imprese. 

«Sebbene El Niño possa aumentare leggermente le probabilità di un inverno più mite in Europa, la correlazione è debole e molto meno prevedibile rispetto ad altre regioni», hanno dichiarato gli analisti di Abn Amro, sottolineando che sarà necessario un aumento medio della temperatura in Europa di almeno 2°C rispetto agli inverni precedenti per ridurre la domanda di gas in misura sufficientemente significativa da poter compensare l’impatto delle scorte ridotte del gas. Ma un simile innalzamento delle temperature non sarebbe certo una buona notizia, considerando quanto costano alla comunità europea, Italia compresa, gli eventi estremi provocati dalla crisi climatica.

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