Siracusa, l’appello di Emanuele: “Io e mio figlio disabili, non lasciateci soli”
Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta di Emanuele Fortuna, paraplegico e in carrozzina, che chiede aiuto per la propria situazione.
“Ciao a tutti. Mi chiamo Emanuele Fortuna e oggi ci metto la faccia per far sentire una voce che non può più rimanere inascoltata.
Da 5 anni la mia vita è cambiata per sempre. A causa di una puntura di vespa che mi ha trasmesso un’infezione da stafilococco alla vertebra T11 — e dopo essere andato per cinque volte al pronto soccorso senza che nessuno mi facesse una risonanza magnetica per scoprire in tempo l’infezione — sono rimasto paraplegico e in carrozzina.
Oggi la mia situazione è al limite. Siamo stati abbandonati anche dalla mia compagna, e così mi ritrovo da solo a dover accudire e gestire mio figlio, anch’egli affetto da una grave disabilità. L’assistenza domiciliare pubblica che riceviamo è pochissima e del tutto insufficiente per le nostre necessità vitali. Mia madre è anziana, i miei fratelli e le mie sorelle hanno le loro famiglie e non ce la fanno più a sostenere questo peso enorme.
Come attesta anche il mio verbale definitivo, ho bisogno di assistenza h24, 24 ore su 24. Non sono in grado di svolgere autonomamente le funzioni giornaliere più elementari: uso il sollevatore per andare a letto, ho bisogno di aiuto per le evacuazioni a letto e indosso il pannolone. L’assistenza continua è indispensabile in primis per me, ma anche per mio figlio che ha bisogno di cure costanti.
I conti semplicemente non tornano e non ce la facciamo più: a fronte di una pensione di 1.300 euro al mese, dobbiamo pagare 600 euro di affitto più condominio e bollette, e ben 1.000 euro al mese per un badante privato per coprire l’assistenza che le istituzioni non ci garantiscono. A tutto questo si aggiungono i farmaci e le spese mediche che devo pagare di tasca mia per andare avanti.
La nostra patologia e le nostre difficoltà non hanno una data di scadenza: la disabilità è la nostra realtà di ogni singolo giorno. Avere un’assistenza adeguata non è un favore, è un nostro diritto fondamentale per vivere con dignità.
Chiedo con forza alle istituzioni, ai servizi sociali e a chiunque possa intervenire di non voltarsi dall’altra parte. Non lasciateci soli. Vi chiedo di condividere questo messaggio per aiutarci a fare sentire la nostra voce”.
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