Un anno di silenzio sul sussidio per il figlio autistico: “Vorrei una risposta dall’Asp”

19 Settembre 2026 - 09:45
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Un anno di silenzio sul sussidio per il figlio autistico: “Vorrei una risposta dall’Asp”

Ha presentato la richiesta oltre un anno fa, ha accompagnato il figlio alla visita prevista dall’Asp e da allora non ha più ricevuto alcuna comunicazione. È la denuncia di una madre siracusana, genitore di un ragazzo di 11 anni con autismo diagnosticato al massimo livello di gravità, che attende ancora notizie sull’istanza presentata per ottenere il sussidio destinato ai disabili gravissimi.

Il ragazzino frequenta quest’anno la prima media e segue le terapie Aba, l’Analisi del Comportamento Applicata, un intervento educativo e scientifico utilizzato per supportare le persone con disturbi dello spettro autistico nello sviluppo delle abilità comunicative, sociali e dell’autonomia personale.

“L’anno scorso ho scoperto l’esistenza di un fondo destinato ai disabili gravissimi e, considerato che questo sostegno per noi sarebbe molto importante, a luglio ho presentato regolare istanza”, racconta la madre.

Dopo la presentazione della domanda, la famiglia è stata contattata dall’Asp per sottoporre il bambino alla visita prevista dalla procedura. Da quel momento, però, nessuna ulteriore comunicazione.

“Ci avevano detto che entro due settimane avremmo saputo qualcosa, ma da allora è calato il silenzio assoluto. Nessuno risponde alle mail né al telefono. Ho tutte le Pec inviate. Trovo assurdo dover necessariamente ricorrere alle vie legali, con ulteriori costi, per vedere riconosciuti dei diritti”, afferma la donna.

Secondo il suo racconto, non si tratterebbe di un caso isolato: “Parlando con altre mamme che vivono situazioni simili, mi è stato riferito che alcune attendono una risposta da due anni. Io vorrei semplicemente sapere a che punto si trova la pratica. Ho scritto non solo all’ufficio competente, ma anche all’Asp in generale. Non so più a chi rivolgermi”

Le difficoltà burocratiche si sommano a quelle economiche. Le terapie Aba, infatti, hanno costi elevati e richiedono continuità.

“Mio figlio le ha sempre svolte, ma per una questione economica riusciamo a garantirgli soltanto due sedute a settimana, alternandole con la logopedia”, spiega la madre.

Un’attesa che dura da oltre un anno e che, oltre all’incertezza sull’esito della richiesta, lascia la famiglia senza risposte su tempi e modalità di definizione della pratica.

“Spero che qualcuno mi ascolti “– conclude.

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