Sminare Hormuz e liberarlo dall’inquinamento da idrocarburi, il primo banco di prova dell’Ue nel Golfo

15 Giugno 2026 - 13:33
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Sminare Hormuz e liberarlo dall’inquinamento da idrocarburi, il primo banco di prova dell’Ue nel Golfo

La stampa internazionale da qualche settimana riporta notizie riguardanti gli Stati Uniti e alla loro dichiarata intenzione di prepararsi a effettuare significative riduzioni della presenza degli aerei da guerra e di non meglio chiariti “elementi” navali attualmente rischierati sul territorio europeo, e perciò stesso da ritenersi a disposizione dell'Europa quale componente di rilievo delle operazioni dell’Alleanza Nord Atlantica. Diversi autorevoli funzionari ministeriali americani, a conoscenza della questione, hanno dichiarato al “New York Times” che Washington sta accelerando la sua politica di riduzione del cosiddetto ''ombrello di sicurezza” fornito ai suoi alleati europei per un periodo che oltrepassa i 50 anni.
La decisione presa dalla Casa Bianca è stata comunicata ai Paesi della Nato in un documento scritto all'inizio di questo mese, che rivela come gli Stati Uniti intraprenderanno una ristrutturazione completa della loro presenza militare in Europa; parti di questo documento sono state esaminate dal “New York Times” e messe a confronto con le dichiarazioni trapelate da ambienti militari-diplomatici europei, informati sulla questione relativa ai cambiamenti degli scenari strategici, che influenzeranno direttamente la capacità operativa della Nato nella costa orientale atlantica.

Se questi rumor – che per ora hanno solo valore di intendimenti – venissero confermati, gli Usa ritirerebbero una parte significativa della componente aero-navale oggi rischierata nelle basi e nei porti dell’Ue con l’inevitabile conseguenza di ridurre la capacità di difesa dell’Europa. Fino ad oggi il Dipartimento della Guerra (ex Difesa) degli Stati Uniti ha rifiutato di commentare i dati contenuti nel documento mentre, invece, qualche giorno fa l’Useucom (Comando Europeo degli Stati Uniti) con sede a Stoccarda (Germania) dichiarava la concreta possibilità di ridurre la presenza militare americana in Europa. Qualche elemento di concretezza, dunque, incomincia ad assumere forme definitive.

Del resto, non è una novità che la ridefinizione dell’imperno militare nella Nato venga considerato il passo fortemente voluto dall'amministrazione trumpiana, che da tempo ha sostenuto questa necessità di richiamare i Paesi europei a un maggior impegno (economico) e alla responsabilità operativa (militare). Ricordiamo che subito dopo la Seconda Guerra Mondiale venne costituita l’Alleanza Nord Atlantica, il cui principale scopo era quello di proteggere gli alleati americani rimasti in Europa dalle minacce esterne; in particolare, dall'ora Urss (Unione Sovietica). Con l’andare del tempo i Paesi europei hanno considerato la Nato come il principale ingranaggio del meccanismo di sicurezza, in grado di contrapporsi all’imponente deterrenza militare sviluppata in quegli anni dalla Russia.

Fino ad oggi, il Pentagono non ha ancora ufficialmente indicato la tempistica esatta relativa al processo di ritiro delle forze militari americano dalle basi europee; tuttavia, alcuni segnali lasciano intendere che l'attuazione della riduzione degli armamenti inizierà molto prima di quanto previsto dagli alleati europei.

La sicurezza militare europea da qualche anno è al centro dell’interesse americano; infatti, sono in corso diversi tentativi per rilanciarla e potenziarla, in considerazione dei cambiamenti intervenuti nella sfera geopolitica e, soprattutto, in relazione alla guerra in Ucraina, alle minacce militari di nuova generazione, alla crisi delle relazioni internazionali col conseguente indebolimento del diritto.

Finora l'Europa ha costruito le sue politiche di sicurezza militare attraverso la Nato e, quindi, insieme agli Usa, che di quell’alleanza hanno da sempre sostenuto il peso economico (e politico) maggiore; in un azzardato tentativo di sintesi, si potrebbe affermare che le discussioni e le minacce che ne conseguono sono il risultato dell’irrisolto problema legato alle politiche di sicurezza e difesa che l'Ue, colpevolmente, ha trascurato di potenziare nel corso degli anni.

Un banco di collaudo delle reali capacità operative dell’Alleanza Nord Atlantica potrebbe essere quello costituito dal teatro d’interventi post-bellici, che si confermerà tra pochi giorni con la firma del memorandum of understending per far cessare la guerra Iran-Usa

Qualora le trattative, ancora in corso in queste ore, dovessero – come ci auguriamo – giungere a positiva conclusione, l’Occidente avrebbe l’urgente e gravoso compito di sminare le rotte navali per rendere sicura la navigazione commerciale nell’intera area del Golfo Persico. Ci permettiamo di segnalare che oltre al prioritario tema delle mine antinave da recuperare e/o disattivare, in quell’area risulta essere presente un’altra e non meno temibile emergenza, questa legata alla tutela ecologica del mare e dovuta alle migliaia di tonnellate di idrocarburi fuoriusciti dalle navi colpite in seguito a fatti bellici: un inquinamento pesante.

Riteniamo sia prioritaria la programmazione di una task force di unità navali specializzate (cacciamine) che, però, potrebbe essere affiancata da un’altra task force costituita da unità specializzate per il recupero degli idrocarburi presenti in mare e team di tecnici in grado d’intervenire su quelli spiaggiati lungo le coste e di cui, allo stato attuale, si conosce assai poco.

Sarebbe bello, per una volta, vedere affiancate alle attività militari le operazioni civili, perché possano procedere con pari dignità.

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