Solo 79 assunzioni in tutta Italia: il personale educativo resta senza ricambio
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Personale educativo, solo 79 assunzioni nel 2026/2027: organici ancora in affanno e centinaia di posti senza copertura.
Per il personale educativo dei convitti e degli educandati statali il nuovo anno scolastico si apre con prospettive tutt’altro che incoraggianti. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha infatti definito il contingente delle assunzioni a tempo indeterminato per il 2026/2027, autorizzando appena 79 immissioni in ruolo sull’intero territorio nazionale. Un numero estremamente contenuto che, pur rispettando gli attuali vincoli normativi, continua ad alimentare le preoccupazioni di chi da tempo denuncia la carenza di personale in un comparto spesso poco visibile ma essenziale per il funzionamento del sistema scolastico.
La decisione arriva con il Decreto Ministeriale n. 142 del 21 luglio 2026, che disciplina le modalità di assunzione del personale educativo. Tuttavia, al di là degli aspetti amministrativi, il provvedimento riporta al centro un tema più ampio: quello della difficoltà cronica nel garantire un ricambio generazionale e una copertura stabile degli organici in un settore che continua a perdere risorse.
Le assunzioni coprono esclusivamente il turn-over
Il dato che emerge con maggiore evidenza riguarda il criterio utilizzato per determinare il contingente autorizzato. Le 79 assunzioni non rappresentano infatti una risposta ai posti effettivamente scoperti, ma corrispondono semplicemente al numero delle cessazioni dal servizio registrate per il prossimo anno scolastico.
Il sistema continua quindi a basarsi sul principio del semplice turn-over: chi lascia il servizio viene sostituito, senza alcun intervento finalizzato a ridurre le carenze già esistenti negli organici.
Si tratta di una scelta che lascia invariata una situazione già critica. L’organico complessivo del personale educativo conta infatti 2.224 posti, dei quali 624 risultano vacanti. In altri termini, quasi un posto su tre continua a non essere coperto stabilmente, mentre il piano di assunzioni interviene soltanto su una minima parte del fabbisogno reale.
Come funzioneranno le immissioni in ruolo
Il decreto ministeriale stabilisce le modalità operative con cui saranno effettuate le assunzioni nel corso dell’anno scolastico 2026/2027.
Innanzitutto, il contingente autorizzato viene distribuito tra le diverse province italiane secondo i criteri definiti dall’Amministrazione.
Nel caso in cui in una determinata provincia non siano presenti candidati utilmente collocati nelle graduatorie, sarà il Direttore dell’Ufficio scolastico regionale a poter ridistribuire i posti disponibili verso altre province appartenenti alla stessa regione.
Durante le operazioni di reclutamento continueranno inoltre ad applicarsi le quote di riserva previste dalla normativa vigente, mentre gli aspiranti individuati riceveranno inizialmente una sede provvisoria. L’assegnazione definitiva avverrà successivamente attraverso le ordinarie procedure di mobilità previste per l’anno scolastico 2027/2028.
Il vero problema resta la mancanza di candidati in molte province
Accanto alla limitatezza del contingente autorizzato emerge un ulteriore elemento di criticità che rischia di incidere concretamente sul numero delle assunzioni effettive.
In numerosi territori, infatti, le graduatorie risultano ormai esaurite oppure non dispongono di un numero sufficiente di candidati per coprire tutti i posti disponibili. Ciò significa che, anche laddove il Ministero autorizza l’assunzione, non sempre sarà possibile procedere concretamente all’immissione in ruolo.
La possibilità di redistribuire le disponibilità tra province appartenenti alla stessa regione rappresenta certamente uno strumento utile, ma difficilmente potrà risolvere un problema che interessa ormai vaste aree del Paese e che deriva dall’assenza di un ricambio programmato.
Il rischio concreto è quindi che le assunzioni finali risultino perfino inferiori alle già limitate 79 autorizzate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Un settore che attende nuovi concorsi da oltre venticinque anni
Alla base delle difficoltà di reclutamento vi è anche un’altra questione che da tempo viene evidenziata dagli operatori del settore.
Per il personale educativo non vengono infatti bandite procedure concorsuali specifiche da oltre un quarto di secolo. L’assenza di nuovi concorsi ha progressivamente impoverito le graduatorie disponibili, fino a determinarne l’esaurimento in numerose province.
Questa situazione rende particolarmente complesso garantire il ricambio del personale e rischia di aggravarsi ulteriormente nei prossimi anni, considerando il progressivo aumento dei pensionamenti.
A differenza di altre categorie del personale scolastico, inoltre, gli educatori non possono beneficiare dei nuovi elenchi regionali riservati agli idonei dei concorsi banditi dal 2020 in avanti, circostanza che limita ulteriormente le possibilità di copertura dei posti disponibili.
La richiesta di nuove procedure e di una “call veloce”
Secondo numerose organizzazioni sindacali, il sistema attuale necessita ormai di una revisione strutturale.
Tra le proposte avanzate figura l’introduzione di una procedura analoga alla cosiddetta call veloce, già prevista in altri comparti della scuola, che consentirebbe di assegnare rapidamente i posti rimasti vacanti utilizzando candidati inseriti nelle graduatorie di altre province.
Una soluzione di questo tipo permetterebbe di evitare che numerosi posti rimangano inutilizzati esclusivamente per ragioni amministrative, favorendo una distribuzione più efficiente delle risorse professionali disponibili sul territorio nazionale.
Accanto a questo intervento viene inoltre ritenuto indispensabile l’avvio di nuovi concorsi dedicati esclusivamente al personale educativo, così da ricostituire le graduatorie e assicurare una programmazione più efficace delle future assunzioni.
Il nodo degli organici e la qualità del servizio educativo
La questione non riguarda soltanto il numero delle assunzioni, ma investe direttamente il funzionamento dei convitti e degli educandati statali.
Queste strutture svolgono un ruolo importante nel garantire il diritto allo studio e nell’offrire un supporto educativo continuativo agli studenti che vi risiedono o frequentano le attività previste.
Organici incompleti, personale insufficiente e difficoltà nel sostituire chi lascia il servizio finiscono inevitabilmente per incidere sull’organizzazione quotidiana, aumentando il carico di lavoro degli educatori già in servizio e rendendo più complessa la programmazione delle attività educative.
Per questo motivo molte organizzazioni del comparto chiedono ormai da tempo un cambio di impostazione che superi il semplice criterio della sostituzione delle cessazioni e tenga conto del reale fabbisogno delle strutture scolastiche.
La posizione della FLC CGIL
Tra le voci più critiche nei confronti del provvedimento figura la FLC CGIL, che considera insufficiente il piano di assunzioni previsto per il 2026/2027.
Secondo il sindacato, limitarsi a rimpiazzare il personale cessato non consente di affrontare le difficoltà ormai strutturali del settore né di valorizzare adeguatamente una figura professionale fondamentale per il sistema educativo italiano.
Per questo motivo la Federazione ha ribadito la necessità di destinare maggiori investimenti al comparto, superare i limiti imposti dall’attuale normativa sul turn-over, avviare nuove procedure concorsuali e garantire la copertura di tutti i posti realmente disponibili.
Contestualmente è stata inviata una lettera aperta al Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e alla Capo Dipartimento Carmela Palumbo, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione delle istituzioni sulle difficoltà che da anni interessano convitti ed educandati statali e sulla necessità di adottare interventi capaci di invertire una tendenza che rischia di impoverire ulteriormente un servizio considerato strategico per il diritto allo studio.
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