“Speravo ti dimettessi da parlamentare”: la stoccata di Galimberti a Pellicini prima del voto a Luino

22 Maggio 2026 - 15:07
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“Speravo ti dimettessi da parlamentare”: la stoccata di Galimberti a Pellicini prima del voto a Luino
Generico 18 May 2026

A poche ore dalla chiusura della campagna elettorale per le elezioni amministrative di domenica 24 e lunedì 25 maggio, il sindaco di Varese Davide Galimberti (Partito Democratico) interviene a gamba tesa nella campagna elettorale luinese con una lettera aperta indirizzata ad Andrea Pellicini, candidato sindaco del centrodestra a Luino, deputato di Fratelli d’Italia, componente della Commissione Giustizia della Camera e coordinatore provinciale del partito di Giorgia Meloni a Varese.

Il tema che ha mosso Galimberti è quello del cumulo di incarichi: Pellicini, infatti, non ha annunciato dimissioni dal seggio parlamentare. La lettera parte proprio dalla scelta del tempismo. «Caro Andrea, ho atteso l’ultimo giorno per scriverti perché sinceramente speravo che ti saresti dimesso da parlamentare prima delle elezioni per la carica di Sindaco della città di Luino, a cui ti sei candidato», scrive il sindaco varesino. «Speravo quindi in un tuo gesto che facesse capire ai cittadini di Luino che, in caso di tua elezione, come obiettivo avresti avuto solo quello di prenderti cura della città luinese».

Il nodo delle cariche multiple

Il cuore della contestazione politica di Galimberti riguarda la sommatoria di ruoli che Pellicini manterrebbe anche da sindaco. «Anche seguendo alcune tue dichiarazioni, ho appreso che faresti il sindaco sommando diverse altre cariche che già ricopri, come quella impegnativa del parlamentare, di componente della Commissione Giustizia della Camera e di presidente provinciale di Fratelli d’Italia», osserva il primo cittadino di Varese.

E qui Galimberti rivendica una prospettiva di mestiere, quella del sindaco a tempo pieno: «Fare il sindaco, soprattutto dopo il covid, è un lavoro a tempo pieno ed essere sempre sul territorio ed aggiornarsi sulla propria comunità è fondamentale. Io, e tutti i sindaci che conosco a prescindere dal colore politico, siamo sempre nelle nostre città, nei quartieri, sul territorio e tutti i giorni con le nostre comunità. Proprio per questo stupisce che tu voglia accumulare altri impegni e cariche politiche».

La metafora del direttore d’orchestra

Nel testo Galimberti contesta direttamente una similitudine usata da Pellicini stesso nelle scorse settimane, quella del direttore d’orchestra. «Da alcune tue dichiarazioni, già metti le mani avanti quando spieghi che, qualora votato, farai come il direttore di un’orchestra, dirigendo la città con la bacchetta, magari da lontano», scrive il sindaco di Varese, per poi affondare il colpo: «Io penso che accumulare cariche politiche diverse da quella del sindaco, ed essere costretto a stare lontano dal proprio territorio per molto tempo, non siano invece i requisiti migliori per ricandidarsi».

Galimberti insiste sul cambiamento di paradigma del ruolo di amministratore locale negli ultimi anni: «Fare il sindaco richiede un impegno h24, un’esigenza che sono sicuro tu conosca benissimo, essendo già stato primo cittadino. Oggi le attività di un buon amministratore sono profondamente cambiate, è essenziale essere presenti e avere una totale disponibilità per la comunità».
E specifica: «Non solo in caso di emergenze, in cui comunque è essenziale che il primo cittadino sia presente e in prima fila come punto di riferimento immediato per i cittadini, ma anche nelle attività quotidiane, con un dialogo costante a tutti i livelli: cittadini, associazioni, realtà attive sul territorio, con la macchina amministrativa e i diversi enti».

Non è il primo botta e risposta

D’altra parte non è la prima volta che Galimberti e Pellicini si trovano su posizioni opposte. Nella vergare la lettera al candidato di Luino, al sindaco di Varese sarà tornato in mente lo scambio del febbraio 2024, quando fu proprio il deputato di Fratelli d’Italia a entrare a gamba tesa su una questione di competenza dell’amministrazione varesina. In quell’occasione Pellicini aveva chiesto a Galimberti di rinviare il presidio “Varese è antifascista”, convocato dal Comune per sabato 10 febbraio in risposta ai fatti avvenuti nei giorni precedenti nel cortile di Palazzo Estense, perché in concomitanza con il Giorno del Ricordo delle vittime delle Foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. La risposta del primo cittadino arrivò a stretto giro, con un tono che assomiglia non poco a quello della lettera odierna.

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