Spotify, il CEO difende l'accordo con Universal per i remix AI
Uno degli amministratori delegati di Spotify, Alex Norström, ha difeso in una recente intervista con il Financial Times la strategia della piattaforma relativa all’intelligenza artificiale, concretizzata nell’accordo con Universal degli scorsi giorni che permetterà ad alcuni utenti premium “superfan” di generare remix e cover con l’AI di brani ufficiali di artisti che aderiscono all’iniziativa. Secondo il dirigente svedese, tool come questi rappresentano un’alternativa legale e controllata rispetto al caos che sta investendo il settore musicale.
Norström ha riconosciuto le forti critiche che circondano l’intelligenza artificiale generativa nel mondo creativo, definendo “comprensibile” parte della negatività emersa negli ultimi mesi, ma ha allo stesso tempo detto che iniziative innovative come questa potrebbero garantire protezioni concrete agli artisti e titolari dei diritti coinvolti. Chissà, magari potrebbero anche rappresentare una nuova fonte di introiti: Norström ha spiegato che una singola traccia potrebbe generare migliaia di varianti differenti grazie all’AI, aprendo nuove possibilità di monetizzazione e personalizzazione.
Il mercato sembra aver reagito positivamente: le azioni di Spotify hanno registrato un incremento del 18% dopo l’annuncio. Ma nel complesso il rapporto tra musica (o meglio, tra piattaforme di streaming) e AI rimane molto complicato. La quantità di canzoni generate da algoritmi continua ad aumentare: piattaforme come Deezer stimano che rappresentino ormai tra il 30% e il 44% degli upload quotidiani.
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