Sprofondo Sanchez: nel sondaggio di “El Mundo” i socialisti sull’orlo del baratro, il centrodestra avrebbe un’ampia maggioranza

La doccia fredda deve ancora arrivare dalle urne, ma il ghiaccio è già pronto. Se in Spagna si votasse oggi, Pedro Sánchez si ritroverebbe con appena 101 deputati, venti in meno rispetto al 2023, mentre il Psoe precipiterebbe al 25,4%, lasciando per strada più di sei punti e parecchie illusioni. Il sondaggio Sigma Dos per El Mundo concede infatti ben poco alla fantasia e ancora meno alla sinistra in vista delle prossime elezioni dell’agosto 2027: il Pp di Alberto Núñez Feijóo salirebbe a 143 seggi, mentre Vox di Santiago Abascal raggiungerebbe quota 61 con il 17,9%. Insieme farebbero 204 deputati su 350: una maggioranza assoluta tanto larga da consentire finalmente agli spagnoli di risparmiarsi i mercanteggiamenti con partiti regionalisti e formazioni tascabili, finora trattati dal premier socialista come azionisti di maggioranza.
Sánchez e soci sull’orlo del baratro
Merita però di essere incorniciato il titolo scelto dal quotidiano spagnolo: «El desastre de Ceuta hunde a Sánchez y a sus socios». E non tanto per il disastro di Ceuta, ormai sotto gli occhi di tutti, quanto per quel magnifico complemento di compagnia: “Sánchez e i suoi soci”. In spagnolo sus socios significa correttamente alleati o partner di governo. Ma talvolta persino la grammatica possiede un certo senso dell’umorismo: con gli scandali giudiziari che da mesi tallonano il premier, la sua famiglia e il suo entourage, la traduzione letterale sembra più adatta all’occasione. Soci politici, naturalmente. Il dizionario resta garantista; la cronaca, un po’ meno.
Il conto di Ceuta
A presentare il conto alla Moncloa è soprattutto la crisi scoppiata il 30 luglio, quando oltre 70mila migranti hanno raggiunto Ceuta. Nella exclave ne rimarrebbero circa 6.500 in situazione irregolare, mentre il governo è accusato di avere reagito tardi e di aver accuratamente evitato ogni responsabilità del Marocco.
Sánchez ha visitato Ceuta il giorno successivo a quello che lui stesso aveva definito «un attacco all’integrità territoriale della Spagna». Poi è partito per tre settimane di vacanza. Una gestione giudicata cattiva o molto cattiva dal 62,9% degli intervistati, compreso un quarto degli elettori che nel 2023 avevano votato per lui. Il premier raccoglie ormai un voto medio di 3 su 10, superando Abascal di appena un decimo e restando quattro decimi sotto Feijóo. Ancora più severi donne e giovani, proprio i segmenti decisivi per la sua riconferma.
Il presidente dei popolari, arrivato a Ceuta il 19 agosto, ha promesso che un suo governo non accetterà «ricatti» da Rabat e procederà a «espellere tutti gli immigrati illegali», compresi i minori. Vox, intanto, capitalizza la tensione sociale e registra il più alto indice di fedeltà elettorale: l’85,3%.
Gli scandali e la fuga degli elettori
La crisi migratoria ha accelerato una caduta già iniziata. Sui progressisti iberici pesano, secondo quanto riferisce El Mundo, l’incriminazione dell’ex premier José Luis Rodríguez Zapatero per ipotesi di reato che vanno dall’appartenenza a un’organizzazione criminale al traffico di influenze, fino alla frode fiscale e al contrabbando. A completare il quadro ci sono poi gli sviluppi del caso Cloacas, l’inchiesta sulla presunta rete riconducibile a Leire Díez che avrebbe cercato materiale compromettente contro magistrati e investigatori impegnati nei dossier più scomodi per il Psoe. Un quadretto niente male per il partito che la sinistra nostrana continua ostinatamente a indicare come modello da importare.
Il risultato è impietoso: il 68,8% degli spagnoli ritiene che Sánchez dovrebbe dimettersi o convocare immediatamente le elezioni. Lo pensa anche il 41,7% di chi lo aveva sostenuto tre anni fa. La fedeltà verso i socialisti scende al 66,3% e una parte dei suoi elettori dichiara perfino di essere pronta a votare Pp.
Va peggio ai “soci” veri e propri. Sumar — sinistra populista —, rimasta senza una guida riconoscibile dopo il passo indietro di Yolanda Díaz, si fermerebbe al 6,6% e a dieci deputati: ventuno in meno rispetto al 2023. Per non parlare di Podemos addirittura al 2,8%. L’intera coalizione governativa raccoglierebbe appena 111 seggi, mentre le forze progressiste scivolerebbero complessivamente dal 47,9 al 40%.
Dalle parti del campo largo italiano, dove la Spagna continua misteriosamente a essere esibita come laboratorio d’eccezione e vanto, converrebbe osservare il termometro prima di ordinare la stessa cura.
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