«Sulla gestione del Covid gli italiani devono sapere. Conte venga a riferire». Parla Buonguerrieri

14 Giugno 2026 - 08:41
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«Sulla gestione del Covid gli italiani devono sapere. Conte venga a riferire». Parla Buonguerrieri

Alice Buonguerrieri, capogruppo di FdI in Commissione Covid

Proseguono i lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid che, nonostante l’ostruzionismo delle opposizioni che ne hanno paralizzato per diversi mesi l’attività, ha già proceduto a oltre cento audizioni e all’acquisizione di numerosi atti e documenti, al fine di fare chiarezza sull’operato di quanti, a vario titolo, hanno assunto decisioni che hanno inciso in maniera drammatica sulla vita del Paese nel periodo della pandemia. Tra i dossier più recenti affrontati dalla Commissione vi è anche quello relativo alle molto ben remunerate consulenze che uno studio legale romano avrebbe offerto ad alcune imprese interessate a concludere contratti con la struttura commissariale. Ne abbiamo parlato con Alice Buonguerrieri, avvocato e capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione, che ricopre un ruolo di primo piano nell’attività istruttoria e di approfondimento dei principali filoni dell’inchiesta parlamentare.

Onorevole Buonguerrieri, quella appena trascorsa è stata una settimana particolarmente intensa per la Commissione Covid, cominciata con una protesta delle opposizioni che lunedì hanno abbandonato l’aula. Si tratta, a suo avviso, di una contestazione di metodo o del segnale di un crescente disagio politico rispetto a quanto sta emergendo dalle audizioni?

«Si tratta evidentemente di un segnale di nervosismo delle opposizioni. Le ragioni sono da ricercare nella loro insofferenza rispetto a quanto di grave sta emergendo dai lavori della Commissione. Il metodo assunto è irreprensibile, come dimostrato dai fatti: giovedì scorso il presidente della Commissione, il senatore Marco Lisei, venendo incontro alle richieste di visionare gli atti, ha inviato a noi capigruppo i verbali dell’Ufficio di presidenza riguardanti l’attività delegata di escussione delle persone informate sui fatti ai magistrati. Ebbene, i verbali dimostrano che l’attività di far ascoltare gli auditi non solo è legittima, ma è stata approvata all’unanimità dai gruppi parlamentari presenti. Le opposizioni hanno dunque fatto una figuraccia, dovrebbero scusarsi con Lisei e con i consulenti di Commissione che ringraziamo per il loro prezioso contributo».

Dalle audizioni di Marco Spadaccioli e Nicoletta Spaziani sono emersi aspetti che hanno riacceso il dibattito pubblico sul rapporto tra consulenze private e gestione delle commesse pubbliche. Al di là dei singoli episodi, quale quadro complessivo ritiene si stia delineando sulla gestione delle forniture durante l’emergenza pandemica?

«Un quadro inquietante. I lavori della Commissione hanno fatto emergere l’esistenza di un “meccanismo”, per mutuare il termine emerso da un’intercettazione acquisita dalla Procura di Roma, che prevedeva lauti contratti di consulenza, rivelatisi inesistenti, da proporre agli imprenditori interessati a vendere dispositivi sanitari alla struttura commissariale di Domenico Arcuri, nominato da Giuseppe Conte. Da quanto hanno raccontato gli imprenditori auditi in Commissione Covid, coloro che accettavano la proposta del contratto di consulenza, riuscivano a ottenere la commessa da parte della struttura commissariale; al contrario, altri imprenditori che hanno rifiutato sostengono non solo di non aver avuto commesse ma anche di aver ricevuto successivamente sequestri, controlli, annullamento di ordini. Strana coincidenza. La Commissione d’inchiesta continuerà a indagare perché è doveroso sapere se mentre gli italiani venivano chiusi in casa o morivano a causa del virus vi fossero spregiudicati che facevano affari sulla loro pelle e se vi fosse un coinvolgimento di chi ai tempi governava o era a capo delle amministrazioni dello Stato».

Dalle testimonianze raccolte è emerso un certo protagonismo dell’avvocato Luca Di Donna, nell’attività di consulenza a favore di aziende interessate a contrattare con la struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri. Quali aspetti di questa vicenda ritiene oggi imprescindibile chiarire?

«Era l’avvocato Di Donna ad avvicinare gli imprenditori proponendo le consulenze. Costui – il quale è stato collega di studio di Giuseppe Conte – stando alle testimonianze di alcuni imprenditori li accoglieva nello studio di Guido Alpa, mentore dello stesso leader del Movimento 5 Stelle, e proponeva loro consulenze con percentuali milionarie per aiutarli, da quanto in sostanza emerso dalle audizioni, nei rapporti con l’amministrazione dello Stato. Occorre chiarire se questo era un sistema di affari consolidato che ha coinvolto la struttura commissariale di Arcuri e il governo Conte. Gli italiani devono sapere. Conte venga a riferire in commissione Covid anziché continuare a fuggire».

Giuseppe Conte annuncia azioni legali contro componenti della Commissione che, a suo dire, “rimestano nel fango”. Qualche settimana fa si è rivolto direttamente a lei, in aula, minacciando di querelarla e sfidandola a rinunciare all’immunità parlamentare. Eppure proprio lui usa le proprie prerogative parlamentari per sottrarsi all’audizione in Commissione.

«Trovo molto singolare che Conte minacci di querelare tutti coloro che cercano verità ma non abbia ancora querelato chi – a sua insaputa, come afferma lui – ha speso il suo nome nei fatti gravi emersi grazie al lavoro della Commissione. Non accettiamo poi lezioni di coraggio da lui, che parla su ogni palcoscenico della gestione del Covid ma non ha ancora avuto la decenza di venirlo a fare nell’unico luogo deputato, cioè in Commissione Covid. Come ho già avuto modo di dire in Aula della Camera, se mai dovessimo vederci in Tribunale noi di Fratelli d’Italia non avremmo nulla da nascondere. E lui?»

Il “caso Adaltis” rappresenta soltanto uno dei filoni aperti dalla Commissione. Quali ritiene siano oggi i nodi più rilevanti ancora da sciogliere per comprendere fino in fondo come vennero gestite le fasi cruciali dell’emergenza pandemica?

«Un altro scandalo su cui stiamo lavorando riguarda il maxi appalto diretto più grande della storia affidato dalla struttura commissariale di Arcuri a consorzi cinesi sconosciuti a cui è stato pagato 1 miliardo e 251 milioni per l’importazione di mascherine farlocche pagate il quadruplo del prezzo di mercato. Tutto ciò mentre quella stessa struttura commissariale annullava o ignorava offerte di fornitura da imprese italiane di mascherine idonee ad un prezzo nettamente inferiore. È uno scandalo senza precedenti che va indagato fino in fondo».

Lei è certamente tra i parlamentari più impegnati nei lavori della Commissione Covid. Cosa le hanno restituito questi mesi di audizioni, sul piano umano e istituzionale?

«Chi, come Giorgia Meloni e come me, ha iniziato l’impegno politico dopo le stragi di Capaci e via d’Amelio, sulla scorta degli esempi di Falcone e Borsellino, non può che essere animato in tutto ciò che fa da un profondo desiderio di giustizia e verità. Ho orientato sin dal primo giorno il mio impegno in questa direzione e continuerò a fare il mio lavoro, con l’aiuto di tutto il gruppo di Fratelli d’Italia, con questa stella polare fino alla fine del mandato».

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