Tasse sul petrolio e debito comune: le proposte di Ribera per rendere l’Ue a prova di crisi climatica

03 Settembre 2026 - 19:45
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Tasse sul petrolio e debito comune: le proposte di Ribera per rendere l’Ue a prova di crisi climatica

Maggiori investimenti, debito comune, misure di giustizia sociale, politiche per la competitività e altro ancora. A cominciare da una tassa sui maxi profitti incassati compagnie petrolifere. Teresa Ribera, nel suo ruolo di vicepresidente esecutiva della Commissione europea per la Transizione pulita, giusta e competitiva, avanza dalle pagine di Politico una serie di proposte per finanziare la transizione energetica dell’Unione europea, per rendere gli Stati membri meno fragili di fronte alla crisi climatica e per rafforzare il comparto produttivo del Vecchio continente, che appare sempre più schiacciato dal protagonismo di America, da una parte, e Cina dall’altra, oltre che da una crisi energetica avviata prima dall’invasione della Russia ai danni dell’Ucraina e ora dal conflitto nel Golfo persico.

Per la responsabile della transizione verde dell’Ue, l’Europa deve iniziare a riflettere su come far fronte alle sfide di un mondo sempre più caldo e prendere in considerazione proposte «audaci» per far fronte ai costi elevati della lotta ai cambiamenti climatici. Spiega che Bruxelles dovrebbe discutere di un bilancio più consistente, di un aumento del debito comune e di una tassa sui profitti straordinari derivanti dai combustibili fossili per garantire le centinaia di miliardi di investimenti necessari a rendere le economie e le società europee a prova di crisi climatica. «La portata della sfida richiede investimenti significativi e sostenuti, sia pubblici che privati, ed è urgente individuare i mezzi adeguati», ha affermato in una dichiarazione scritta. «I bilanci nazionali e le risorse europee tradizionali da soli non saranno sufficienti. Di fronte a minacce comuni, insieme siamo più forti e più efficaci. La sicurezza climatica merita lo stesso livello di ambizione collettiva». Ribera si è astenuto dal formulare proposte concrete, ma ha aggiunto: «È giunto il momento di aprire il dibattito su come far fronte a queste sfide. Non si intravede ancora una risposta chiara all’orizzonte. Se abbiamo bisogno di maggiore spazio fiscale o di un bilancio comune più ampio, di un ulteriore ricorso agli eurobond verdi e/o di riprendere la proposta di Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, di tassare le grandi compagnie petrolifere per alimentare un fondo di resilienza».

Ribera ha citato gli effetti delle condizioni meteorologiche estreme di quest’estate come un segnale d’allarme che indica come il continente abbia urgente bisogno di investire in iniziative volte ad affrontare meglio il cambiamento climatico. Bruxelles stima che l’Ue abbia bisogno di 70 miliardi di euro all’anno per prepararsi alle minacce di un mondo più caldo. «Il cambiamento climatico ha ripercussioni sull’economia e sul benessere delle persone», ha affermato Ribera sottolineando che «il Pil della Francia è in stallo a causa del caldo; i servizi di emergenza negli ospedali non riescono a far fronte alla domanda... le dighe devono essere fatte saltare in aria per raffreddare le centrali nucleari, mentre gli incendi boschivi e i raccolti scarsi minacciano vite umane e la sicurezza alimentare». Riferendosi alle catastrofiche inondazioni in Nepal, ha aggiunto: «E, lontano da noi, assistiamo alle immagini terrificanti di ghiacciai che crollano causando centinaia di vittime».

È evidente che paesi europei non sono preparati all’aggravarsi dei cambiamenti climatici, e per Ribera «non possiamo assicurarci contro tutti questi rischi, e i bilanci pubblici non saranno in grado di coprire tutto». Per questo motivo «è necessario portare avanti un approccio audace alle politiche climatiche a tutti i livelli e l’Europa deve investire seriamente nella preparazione e nella resilienza».

La Commissione Ue sta lavorando a un pacchetto di misure volte a migliorare la preparazione dell’Europa ai cambiamenti climatici, la cui presentazione è prevista per ottobre o novembre. Ma l’Unione europea deve anche potenziare la propria capacità finanziaria, ha aggiunto Ribera: «L’ambizione senza i mezzi per realizzarla rischia di ridursi a un pio desiderio, senza risultati concreti. E non possiamo perdere altro tempo».

È assai probabile che di tutto ciò parlerà anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel discorso sullo Stato dell’Unione che farà tra non molti giorni.

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