Hormuz: quando l'inutilità della diplomazia porta a una guerra infinita

04 Settembre 2026 - 13:40
0
Hormuz: quando l'inutilità della diplomazia porta a una guerra infinita

Per un attimo tirammo un sospiro di sollievo dopo la firma del cosiddetto Islamabad Memorandum of Understanding (MoU), un accordo provvisorio che contemplava 14 punti, siglato il 30 giugno scorso, che prevedeva la cessazione delle ostilità e la completa riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico commerciale, rinviando le questioni più complicate e difficili come, ad esempio, il programma nucleare iraniano a una fase successiva.

Purtroppo, Washington e Teheran fin da subito hanno mostrato di interpretare in modo diverso ciò che doveva succedere a Hormuz in conseguenza dello stesso MoU; infatti, per gli Usa l'accordo implicava che l'Iran permettesse immediatamente il libero passaggio delle navi commerciali e cessasse, contestualmente, le relative operazioni che ne ostacolavano il traffico; per la parte iraniana, invece, la questione dello Stretto era legata principalmente alla fine del “naval blockade” americano, alle sanzioni e allo scongelamento dei suoi fondi all’estero. Senza contare che Teheran, inoltre, ha continuato a rivendicare ed esercitare un ruolo decisivo nel controllo dei flussi di traffico nello Stretto.

Pertanto, semplificando al massimo, Washington sosteneva: “prima riaprite Hormuz, poi arrivano le concessioni” inserite nel MoU mentre Teheran affermava “prima cessate il blocco navale e rispettate gli impegni economici assunti nel MoU, poi garantiremo la regolarità dei flussi di traffico”. Purtroppo, le parti si sono rivelate lontanissime proprio sulla gestione del traffico marittimo e sul destino dei fondi iraniani rimasti congelati; infatti, com’era ampiamente prevedibile, a luglio la tregua si è progressivamente sgretolata e gli Stati Uniti hanno ripreso a colpire obiettivi iraniani, mentre l'Iran ha replicato, rispondendo con attacchi mirati alle installazioni militari statunitensi, presenti dell’area del Golfo Persico. Naturalmente, entrambe le parti si sono accusate reciprocamente di aver violato lo spirito e poi anche la sostanza del Memorandum. Da allora, dunque, assistiamo ad una situazione diventata ripetitiva e per certi aspetti inconcludente, una sorta di circolo vizioso: gli Usa colpiscono e impongono un blocco mentre l’Iran limita gli accessi delle navi nelle acque di Hormuz o attacca gli interessi degli Usa, che reagiscono intensificano sanzioni e operazioni navali e l’Iran, a sua volta, reagisce con nuovi attacchi alle installazioni americane; insomma, un circolo ripetitivo e ossessivo.

Gli ultimi attacchi americani non possono essere considerati semplicemente bombardamenti di Hormuz ma vengono presentati come “operazioni contro sistemi iraniani di difesa, radar, comunicazioni e capacità di minamento” che, secondo gli Usa, minacciano la navigazione nello Stretto; infatti, il 30-31 agosto gli americani hanno colpito anche installazioni iraniane collocate sull'isola di Larak, accusando Teheran di preparare la posa di ulteriori mine marittime.

Così abbiamo assistito all’escalation del 1-2 settembre dove la spirale si è ulteriormente impennata e gli Usa hanno effettuato nuovi attacchi contro obiettivi iraniani; l'Iran ha risposto con missili e droni contro alcune basi americane presenti nella regione del Golfo Persico.

In altre e più semplici parole, la tregua di giugno ha fermato temporaneamente i combattimenti senza però risolvere le cause profonde del conflitto. Hormuz è, quindi, diventato il punto in cui convergono e si sovrappongono guerra, sanzioni, petrolio, controllo militare e programma nucleare iraniano. Segnaliamo, inoltre, che nessuna delle due parti ha accettato di rinunciare alla propria leva principale: per gli Usa il controllo militare-economico; per l'Iran il controllo, di fatto, dello Stretto di Hormuz.

Oggi la possibilità di tentare un ulteriore passo negoziale non viene presa in considerazione dalle parti, almeno in apparenza, e la stessa Islamabad che tanto si adoperò per la firma del MoU oggi appare come rassegnata e, forse, avrà preso atto che la diplomazia non ha più alcun ruolo da esercitare: rimane come un sacco vuoto in balia dei venti del deserto.  

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Eventi e News

Eventi e News in Italia

Commenti (0)

User