Un’altra petroliera iraniana è stata colpita dagli Usa vicino all'isola di Kharg

05 Settembre 2026 - 19:25
0
Un’altra petroliera iraniana è stata colpita dagli Usa vicino all'isola di Kharg

Anche oggi un’altra petroliera iraniana è stata colpita vicino all'isola di Kharg, importante terminal petrolifero iraniano. Le notizie che arrivano dall’area parlano di una piccola petroliera iraniana, che sarebbe stata colpita da quattro colpi; non risultano esserci stati vittime e l'equipaggio avrebbe evacuato la nave.

L'episodio odierno arriva dopo i raid americani del 1° settembre, durante i quali il Centcom aveva diffuso in un comunicato stampa di aver colpito due petroliere iraniane, nell'ambito della nuova strategia definita da Washington “tanker for tanker”.

Diventa dunque facile, a questo punto, ipotizzare che quest’ultimo attacco possa aver provocato un’ennesima fuoriuscita di greggio; il rischio è quello di aggiungere un ulteriore episodio di contaminazione a un ecosistema che è già gravemente provato e sottoposto a forte pressione.

In Iran per il contrasto degli inquinamenti marini provocati da sversamenti marini di idrocarburi, interviene il Doe (Department of environment), che ha il compito di monitoraggio della contaminazione, valutazione degli effetti sull'ecosistema e analizzarne le cause. Ricordiamo che nel maggio scorso, il Doe ha dichiarato di avere effettuato monitoraggio satellitare e verifiche sul posto, collaborando con società locali per contenere l'impatto; quindi, verosimilmente, una prima immediate reazione in chiave antinquinamento e contenimento degli oil spill c’è stata anche se ne ignoriamo i risultati.

Sappiamo, inoltre, che esiste un’altra entità operativa antinquinamento nell’area del Golfo: la Memac (Marine Emergency Mutual Aid Centre), che agisce come centro regionale di cooperazione contro gli inquinamenti marini del Golfo. In questo caso, appare particolarmente importante l’attivazione di questo centro operativo in quanto l'onda di contaminazione da greggio (la marea nera) proveniente da Kharg potrebbe attraversare le acque internazionali e spingersi fino a raggiungere il Qatar, Bahrain, Emirati e financo l’Arabia Saudita.

Sappiamo bene che l’isola di Kharg si trova in una zona militarmente attiva e se lo sversamento fosse stato la conseguenza dell'attacco a una petroliera o a un terminal petrolifero, la priorità data dalle autorità potrebbe far prevalere in primis la sicurezza dell'area e, solo successivamente, pensare al contenimento/recupero dello sversamento; naturalmente, questo renderebbe assai più difficile l'impiego dei sistemi e delle tecniche antinquinamento (navi, boom galleggianti, skimmer e personale specializzato, etc).

L'Iran dispone, almeno formalmente, di barriere di contenimento, skimmer, sistemi di irrorazione/disperdenti e unità navali di intervento antinquinamento, che potrebbero essere impiegate secondo le procedure marine pollution previste. Tuttavia, l’Itopf (International Tanker Owners Pollution Federation) avverte che le capacità tecniche effettivamente disponibili e lo stato delle attrezzature antinquinamento marino non sono completamente noti.

A questo punto appare tanto evidente quanto urgente creare le condizioni politiche per far intervenire unità specializzate nel contrasto degli inquinamenti marini da idrocarburi.  Dal nostro punto di vista questa è, molto probabilmente, la questione politica centrale se si vuole evitare che un significativo sversamento di greggio in mare, avvenuto a Kharg, possa diventare un problema ambientale grave i cui effetti per gli ecosistemi marini possano ripercuotersi sull’intera area del Golfo Persico.

Il punto centrale, però, rimane nella formulazione dell’intervento che dovrebbe essere proposto e sviluppato come “operazione umanitaria e ambientale neutrale”, vale a dire separata dal conflitto militare in corso.

Quindi, ragionando con le informazioni in nostro possesso, la cornice istituzionale appare già sussistere; infatti, l’Iran, Bahrain, Iraq, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti fanno parte del cosiddetto sistema Ropme/Memac; un Protocollo regionale del 1978 che prevede espressamente la cooperazione per combattere gli inquinamenti da petrolio e altre sostanze pericolose in caso di emergenza. Per intenderci, si tratta di un accordo simile al Ramoge-Pol, vigente tra Italia-Francia-Principato di Monaco che in caso di significati sversamenti di greggio obbliga dli Stati contraenti ad intervenire in reciproco aiuto e sostegno, nel pieno rispetto della visione dei sub-regional agreement inseriti nella più ampia cornice della Convenzione di Barcellona.

Anche se, purtroppo, assistiamo impotenti, giorno per giorno, al mortificante fallimento delle trattative diplomatiche per la risoluzione del conflitto in atto nel Golfo, lanciamo da queste colonne un fiducioso appello all’Onu, all’Imo e all’Ue affinché si adoperino per consentire le attività antinquinamento in completa sicurezza per gli operatori e che ciò avvenga quanto più rapidamente possibile.

Non possiamo assistere al disastro ambientale continuo, alla dissennata distruzione di ecosistemi marini che Madre Natura ha plasmato nel corso delle Ere geologiche venire distrutte in un batter di ciglia dalla stoltezza di una singola generazione, di una sola specie tra i milioni di essere viventi che il Mare e la Terra generosamente ospitano.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Eventi e News

Eventi e News in Italia

Commenti (0)

User