Temu, arriva una stangata da 200 milioni di euro da parte dell'UE

30 Maggio 2026 - 13:19
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lentepubblica.it

La Commissione europea ha inflitto una sanzione da 200 milioni di euro a Temu, la piattaforma di e-commerce che negli ultimi anni ha conosciuto una crescita rapidissima nel mercato europeo.


Secondo Bruxelles, l’azienda avrebbe violato alcuni obblighi fondamentali previsti dal Digital Services Act (DSA), il regolamento comunitario che disciplina il funzionamento delle grandi piattaforme digitali e mira a garantire maggiore tutela per cittadini e consumatori.

Al centro del provvedimento vi è l’accusa di non aver effettuato in modo adeguato la valutazione dei rischi legati alla presenza di prodotti illegali sulla piattaforma. Per la Commissione, infatti, Temu non avrebbe individuato né analizzato con sufficiente accuratezza i potenziali pericoli derivanti dalla commercializzazione di articoli non conformi alle normative europee, esponendo milioni di utenti a possibili danni.

La decisione rappresenta uno dei casi più rilevanti di applicazione delle norme europee sui servizi digitali e conferma la volontà dell’Unione di esercitare un controllo sempre più rigoroso sui grandi operatori del commercio online.

I risultati dell’indagine: elevata probabilità di trovare prodotti non conformi

L’istruttoria condotta dalla Commissione ha portato alla conclusione che gli utenti europei hanno una probabilità significativa di imbattersi in articoli irregolari acquistando attraverso la piattaforma.

Le verifiche effettuate hanno evidenziato numerose criticità. Tra queste spiccano i risultati di una serie di test indipendenti realizzati attraverso attività di mystery shopping, una metodologia che prevede l’acquisto anonimo di prodotti per verificarne la conformità e la sicurezza.

Secondo quanto emerso, una quota molto elevata dei caricabatterie esaminati non avrebbe superato i requisiti minimi di sicurezza previsti dalle norme europee. Ancora più preoccupante il quadro relativo ai giocattoli destinati ai bambini: diversi prodotti avrebbero mostrato livelli di rischio medio-alto a causa della presenza di sostanze chimiche oltre i limiti consentiti oppure per possibili pericoli di soffocamento dovuti a componenti facilmente staccabili.

Si tratta di aspetti che, secondo Bruxelles, avrebbero dovuto essere individuati e considerati in maniera molto più approfondita durante le attività di valutazione interna svolte dalla società.

Le contestazioni della Commissione sulla gestione del rischio

Uno dei punti centrali della decisione riguarda la qualità delle analisi effettuate da Temu nel corso del 2024.

Per la Commissione, la piattaforma avrebbe basato gran parte delle proprie valutazioni su considerazioni generiche riferite all’intero comparto dell’e-commerce, senza sviluppare un esame approfondito e specifico relativo ai rischi effettivamente presenti all’interno del proprio ecosistema digitale.

In altre parole, l’azienda avrebbe utilizzato parametri troppo ampi e teorici, trascurando dati concreti, evidenze pubbliche e risultati di verifiche pratiche capaci di descrivere con precisione la situazione reale del marketplace.

Un’altra contestazione riguarda la sottostima della frequenza con cui gli utenti possono entrare in contatto con prodotti illegali. Secondo gli accertamenti svolti dall’esecutivo europeo, la valutazione predisposta dalla società non avrebbe rappresentato correttamente la dimensione del fenomeno.

Il ruolo degli algoritmi e delle promozioni online

Tra gli aspetti evidenziati dall’indagine emerge anche il possibile impatto dei sistemi di raccomandazione utilizzati dalla piattaforma.

La Commissione ritiene che Temu non abbia valutato adeguatamente il modo in cui i propri algoritmi possano contribuire ad amplificare la visibilità di articoli non conformi. Lo stesso discorso riguarda le attività promozionali svolte attraverso influencer affiliati e programmi di incentivazione commerciale.

Secondo Bruxelles, questi meccanismi possono aumentare la diffusione di prodotti problematici, rendendoli più facilmente accessibili a un vasto numero di consumatori. Per questo motivo il Digital Services Act richiede alle piattaforme di grandi dimensioni un monitoraggio costante e una gestione accurata dei rischi sistemici connessi ai propri servizi.

Perché la violazione è considerata particolarmente grave

La Commissione ha sottolineato che la corretta valutazione dei rischi rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell’architettura normativa introdotta dal DSA.

Le piattaforme online classificate come molto grandi sono infatti tenute non solo a individuare le criticità presenti nei propri servizi, ma anche a predisporre misure concrete per ridurre gli effetti negativi su utenti, mercato e società.

Per questo motivo la mancata realizzazione di un’analisi accurata viene considerata una violazione particolarmente seria.

Nel determinare l’importo della sanzione, Bruxelles ha tenuto conto di diversi fattori, tra cui la natura dell’infrazione, il numero di cittadini europei potenzialmente coinvolti e la durata delle condotte contestate.

L’importo finale, pari a 200 milioni di euro, rappresenta uno dei segnali più forti inviati finora dalle istituzioni europee alle grandi piattaforme digitali.

Le prossime mosse: Temu dovrà presentare un piano correttivo

La procedura non si conclude con l’emissione della multa.

Temu dovrà infatti presentare entro il 28 agosto 2026 un piano dettagliato contenente le misure che intende adottare per correggere le carenze individuate dalla Commissione.

Successivamente il documento sarà esaminato dal Comitato europeo per i servizi digitali, che avrà un mese di tempo per esprimere il proprio parere. Una volta conclusa questa fase, la Commissione adotterà una decisione definitiva e stabilirà le tempistiche per l’attuazione degli interventi richiesti.

L’eventuale mancato rispetto delle prescrizioni potrebbe comportare ulteriori conseguenze economiche e nuove sanzioni in caso di persistenza delle violazioni.

Un’indagine iniziata nel 2024

La vicenda affonda le proprie radici nell’autunno del 2024, quando Bruxelles aveva aperto formalmente un procedimento nei confronti della società per verificare il rispetto degli obblighi previsti dal Digital Services Act.

Nel corso dell’indagine sono stati analizzati diversi elementi, comprese le relazioni sulla valutazione dei rischi predisposte dalla piattaforma, le risposte fornite alle richieste di informazioni avanzate dalla Commissione e la documentazione trasmessa da soggetti terzi.

Un contributo importante è arrivato anche dalle autorità doganali e dagli organismi di vigilanza del mercato dell’Unione europea, i cui dati hanno evidenziato percentuali elevate di non conformità in alcune categorie di prodotti commercializzati attraverso il marketplace.

Le risultanze preliminari erano state comunicate nel luglio 2025. Con la decisione adottata oggi, la Commissione ha formalizzato le proprie conclusioni e chiuso questa fase dell’istruttoria.

L’avvertimento di Bruxelles

Particolarmente severo il commento di Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione europea con delega alla Sovranità tecnologica, alla sicurezza e alla democrazia.

Secondo l’esponente europea, le valutazioni del rischio non possono essere considerate semplici adempimenti burocratici da completare formalmente. Al contrario, rappresentano il cuore dell’intero sistema di protezione previsto dal Digital Services Act.

Virkkunen ha evidenziato come l’analisi predisposta da Temu abbia sottostimato i rischi concreti, risultando poco dettagliata, insufficiente sotto il profilo probatorio e incapace di offrire un quadro completo dell’impatto potenziale derivante dalla vendita di prodotti illegali sulla piattaforma.

Il messaggio lanciato da Bruxelles è chiaro: per operare nel mercato unico europeo non basta garantire prezzi competitivi e ampia offerta commerciale. È necessario assicurare anche standard elevati di sicurezza, trasparenza e tutela dei consumatori, principi che l’Unione considera ormai imprescindibili nell’economia digitale.

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