Trump e i super guadagni con le criptovalute, Ametrano: “Un fenomeno inedito. Investitori, attenti all’hype”
Trump e le crypto, Ametrano: “Non è innovazione tecnologica, ma valorizzazione finanziaria di un nome”
Mentre il mercato delle criptovalute continua a consolidare il proprio peso nella finanza globale, il crescente coinvolgimento della famiglia Trump nel settore riaccende il dibattito sui possibili conflitti di interesse tra politica e affari. Dai token legati al marchio Trump alla piattaforma World Liberty Financial, fino alla stablecoin USD1, il confine tra iniziativa imprenditoriale e influenza istituzionale appare sempre più sottile, alimentando interrogativi sulla trasparenza delle decisioni pubbliche e sulla credibilità dell’intero comparto.
La svolta favorevole dell’amministrazione statunitense nei confronti degli asset digitali, con l’apertura agli ETF e una regolamentazione più chiara delle stablecoin, ha contribuito a sostenere il settore. Allo stesso tempo, però, il fatto che il presidente degli Stati Uniti abbia interessi economici diretti nel mondo crypto solleva dubbi sull’impatto che questo intreccio possa avere sul mercato, sulla fiducia degli investitori e sulla percezione delle criptovalute da parte dell’opinione pubblica.
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A fare chiarezza è Ferdinando Ametrano, direttore del Digital Gold Institute e del Crypto Asset Lab, amministratore delegato di CheckSig e docente di Bitcoin and Blockchain Technologies all’Università di Milano-Bicocca, che ad Affaritaliani analizza la profondità di questo fenomeno, le sue possibili evoluzioni e i rischi per il mercato.
Che valutazione dà del ruolo sempre più centrale delle criptovalute negli affari della famiglia Trump?
“È un fenomeno inedito: per la prima volta un brand politico di primo piano viene monetizzato direttamente attraverso strumenti digitali. Occorre però distinguere. Bitcoin è un protocollo neutrale e decentralizzato, che nessuno controlla; le iniziative riconducibili alla famiglia Trump – il token WLFI di World Liberty Financial, la memecoin TRUMP, la stablecoin USD1 – appartengono a una categoria diversa, fatta di asset legati alla notorietà e alla capacità di attrarre capitali speculativi. Nel 2025 hanno generato oltre un miliardo di dollari di proventi. Non è innovazione tecnologica, è soprattutto valorizzazione finanziaria di un nome”.
Quanto può incidere sul mercato crypto il fatto che un presidente USA abbia interessi economici diretti nel settore?
“Gli effetti sono duplici. Da un lato la svolta favorevole dell’amministrazione ha accelerato la chiarezza normativa – dalla regolamentazione delle stablecoin all’apertura verso gli ETF – a beneficio dell’intero comparto. Dall’altro l’intreccio tra decisore pubblico e interesse privato introduce un fattore di distorsione e una volatilità guidata dalle dichiarazioni più che dai fondamentali. La distinzione è importante anche qui: il mercato di Bitcoin, ampio e liquido, assorbe questi episodi con relativa facilità; i token minori legati al nome sono invece estremamente esposti a movimenti improvvisi”.
C’è chi parla di possibile conflitto di interessi. Dal punto di vista economico, quanto è una preoccupazione fondata?
“Sul piano economico la preoccupazione è fondata. Quando chi definisce le regole può trarne un beneficio diretto si crea un incentivo distorto, e alcuni episodi segnalati – investimenti esteri in World Liberty Financial seguiti da decisioni amministrative favorevoli, indagini archiviate – alimentano legittimamente il dubbio. Il punto non è nemmeno l’illecito accertato: è che anche la sola apparenza di conflitto erode la fiducia nelle istituzioni e nel mercato. Si tratta di un problema di governance e di trasparenza, del tutto indipendente dalla qualità della tecnologia sottostante”.
Quali effetti potrebbe avere questa vicenda sulla credibilità del mercato e sulla fiducia degli investitori?
“Il rischio principale è reputazionale: vicende di questo tipo rafforzano la narrativa “cripto uguale speculazione”, confondendo l’opinione pubblica. Anche qui però va separata la parte solida del settore – Bitcoin, l’infrastruttura regolamentata, la custodia istituzionale – da quella effimera delle memecoin. L’investitore consapevole coglie la differenza; il danno ricade soprattutto sui piccoli risparmiatori attratti dall’hype legato a un nome. Nel lungo periodo, a determinare la credibilità del mercato saranno la maturazione normativa e l’ingresso degli operatori istituzionali, molto più delle singole vicende contingenti”.
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