Trump voleva risolvere tutti i dossier in poco tempo, ora è bloccato ovunque

1 Giugnoe 2026 - 07:36
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Trump voleva risolvere tutti i dossier in poco tempo, ora è bloccato ovunque

Donald Trump immaginava di chiudere rapidamente i principali dossier internazionali della sua presidenza. Dall’Ucraina all’Iran, passando per Gaza, il presidente americano aveva promesso soluzioni rapide, spesso presentate come questioni di volontà politica più che di complessità geopolitica. Oggi, però, si trova di fronte a una realtà diversa: quella dello stallo. In una lunga analisi pubblicata sul New York Times, David Sanger scrive che Trump sarebbe entrato nella «fase di impasse» della sua politica estera.

Secondo Sanger, il caso più evidente è quello dell’Iran. Dopo aver presentato l’operazione militare contro i siti nucleari iraniani come una dimostrazione di forza decisiva, Trump aveva subordinato la tregua del 7 aprile alla «completa, immediata e sicura riapertura dello Stretto di Hormuz». Un obiettivo che non si è realizzato pienamente. Anche se le trattative proseguono, il futuro del programma nucleare e missilistico iraniano resta sostanzialmente irrisolto e affidato a nuovi negoziati che l’amministrazione vorrebbe limitare nel tempo.

Il problema, osserva il New York Times, è che Teheran sembra aver compreso la riluttanza di Trump a riaprire un conflitto militare impopolare negli Stati Uniti. Molti esperti si aspettano quindi che l’Iran tenti di allungare i tempi delle trattative, replicando una strategia già adottata con altre amministrazioni americane.

Non va meglio sul fronte ucraino. Trump aveva più volte sostenuto che avrebbe posto fine alla guerra in ventiquattr’ore. A distanza di oltre un anno dal suo ritorno alla Casa Bianca, nota Sanger, il conflitto continua e il presidente ne parla sempre meno. Anche il segretario di Stato Marco Rubio ha recentemente ammesso la frustrazione per negoziati che sembrano non produrre risultati concreti.

Secondo il quotidiano americano, Mosca avrebbe inoltre mostrato insofferenza verso la diplomazia personalizzata della Casa Bianca, fatta di missioni episodiche e contatti diretti, preferendo invece un processo negoziale più strutturato, con gruppi di lavoro permanenti e interlocutori diplomatici stabili.

Sanger sottolinea come lo stesso Trump abbia dovuto riconoscere, almeno in parte, la complessità del dossier ucraino. In un’intervista concessa allo stesso New York Times all’inizio dell’anno, il presidente aveva ammesso di essere rimasto sorpreso dalla difficoltà di convincere le parti a raggiungere un accordo. Da allora ha continuato a prevedere una svolta imminente, senza che questa si sia mai concretizzata.

Anche Gaza rappresenta un esempio di promesse rimaste sospese. Dopo aver celebrato la liberazione degli ostaggi israeliani e presentato un ambizioso piano di ricostruzione dell’enclave palestinese, Trump immaginava un percorso che avrebbe portato al disarmo di Hamas, all’arrivo di una forza internazionale di stabilizzazione e alla trasformazione della Striscia in un polo economico e turistico. Otto mesi dopo, scrive il New York Times, Hamas non è stato disarmato, gran parte della popolazione continua a vivere in condizioni precarie e Israele ha ampliato il proprio controllo militare sul territorio.

Per Sanger il filo conduttore è la distanza tra la capacità degli Stati Uniti di ottenere risultati militari immediati e la difficoltà di influenzare gli sviluppi politici di lungo periodo. Un collaboratore di Trump, citato nell’articolo, sintetizza il concetto osservando che distruggere obiettivi militari è ciò che Washington sa fare meglio, mentre controllare l’evoluzione politica di Paesi come Iran, Russia o Ucraina è molto più complicato.

Il punto, conclude implicitamente l’analisi del New York Times, è che le guerre e le crisi internazionali non si prestano facilmente a soluzioni rapide. E proprio questa realtà starebbe mettendo alla prova una presidenza che aveva costruito gran parte della propria narrativa sull’idea che bastasse la determinazione di un leader per piegare problemi che si trascinano da anni o addirittura da decenni.

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