Tutti al mare! Non è con la rimozione che si cancella il problema della crisi ambientale

12 Giugno 2026 - 08:58
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Tutti al mare! Non è con la rimozione che si cancella il problema della crisi ambientale

Tutti al mare, tutti al mare, recitava una canzonetta italiana… ora, il punto è: i bagnanti sono consapevoli o inconsapevoli delle condizioni del mare, soprattutto del Mare Adriatico, nel quale vanno a fare i bagni? Ogni anno si ripetono le stesse storie, solo che le vacanze presso le spiagge delle nostre località balneari sono sempre più brevi (mordi e fuggi) e anticipate rispetto alla stagione estiva tradizionale (a inizio maggio, se il tempo lo consente, i bagnini sono già pronti con i loro ombrelloni a ospitare i bagnanti) e l’Overshoot Day mostra un veloce e progressivo anticipo della data in cui la richiesta di risorse supererà la disponibilità nel nostro Pianeta. Si chiama debito ecologico. A quel punto da dove importeremo le risorse per sopravvivere?  

Per esempio, quest’anno nelle “mie” Marche, l’Overshoot Day è sceso al 2 maggio, mentre nel 2021 era alla fine del mese di luglio. Tra qualche anno arriveremo ad aprile, poi a marzo, poi a febbraio. Quando arriveremo al 1° gennaio, che cosa succederà? Se continuiamo a consumare le risorse naturali come stiamo facendo, tra poco avremo bisogno non di un altro Pianeta, ma di cinque pianeti. La realtà è che ne abbiamo uno solo.

L’Overshoot Day quest’anno in Italia è passato inosservato. Non ne ha parlato (quasi) nessuno. I media mainstream hanno fatto finta di niente. Non solo hanno taciuto, ma l’hanno praticamente rimosso e non è che con la rimozione si cancelli il problema. Purtroppo noi italiani siamo fatti in questo modo! È un tratto della nostra personalità che non ci aiuta, e mai ci aiuterà, a risolvere non soltanto questo problema enorme, ma anche molti altri. La verità è che non esistono più le regole della reciprocità. Manca la gratitudine nella sua funzione di valore morale che questa reciprocità dovrebbe favorire spingendo colui che ha ricevuto un benefico, in questo caso dal nostro Pianeta, a restituirlo. Non c’è più equità e tantomeno giustizia ecologica. In conclusione, gli uomini hanno perso quella responsabilità che avrebbero dovuto invece avere per il benessere di tutti e per dare speranza alle generazioni future.

Non vorrei fare un’analisi sociologica approfondita sullo stato delle cose, che comunque sarebbe estremamente importante, ma parlare di fatti sostanziali che stanno mettendo in pericolo la nostra vita e quella della Terra.

Torniamo al mare e agli oceani e vediamo quali sono i dati raccolti dagli esperti sulle loro condizioni, soprattutto quelle dell’Adriatico in cui andiamo a fare il bagno, ma iniziamo dagli oceani. Il loro riscaldamento sta causando un calo annuo di circa il 20% della biomassa ittica. Inoltre, gli esperti dicono che le ondate di calore negli oceani spingono i pesci a spostarsi dalle acque calde in aree più confortevoli da un punto di vista termico che però fanno crollare la loro biomassa di quasi la metà; il contrario succede per i pesci che dalle aree più fredde si spostano verso quelle più calde, in questo caso, è vero, con un aumento della loro biomassa, provocando comunque un notevole stress ittico e alla fine un declino degli equilibri che hanno sempre regolato le biomasse marine.

Tornando al Mare Adriatico, si cominciano a vedere animali marini mai visti prima: soprattutto granchi blu. Ma a essersi insediati sono ormai anche il pesce serra e quello palla, specie originarie dell’Indo-Pacifico. Sono ospiti esotici, provenienti da mari tropicali che provocheranno enormi squilibri ittici. A questo punto si possono prendere tutti i provvedimenti del mondo, per esempio istituendo aree protette o tutto quello che si vuole, ma nel concreto saranno di fatto vani.

Come dice Roberto Danovaro, professore di Biologia e Ecologia Marina dell’Università Politecnica delle Marche, il Mare Adriatico non è più quello di una volta, non è quello dei nostri lontani antenati, ma nemmeno quello di quando noi eravamo bambini. Danovaro dice che il rapido riscaldamento del Mare Adriatico indebolisce la biodiversità locale e al contempo favorisce l’insediamento di specie aliene che mai si erano viste prima e che negli ultimi anni sono aumentate a migliaia, una quantità inverosimile per un mare che tra l’altro è poco profondo e chiuso a Nord.

Tra il 2026 e il 2027 nel Mare Adriatico le temperature aumenteranno di 2-3 °C, e questo riscaldamento favorirà la diffusione delle alghe marine, soprattutto di quelle tossiche per l’uomo. La prossima estate, a causa della loro presenza, verranno vietate le balneazioni per lunghi tratti litorali delle Marche, ma non solo. Comunque, è ancora molto più grave quello che sta accadendo nelle isole norvegesi delle Svalbard (tra 74 e 81 gradi di latitudine Nord) nel Mar Glaciale Artico dove le temperature si sono alzate di 12 °C.  rispetto alla norma e quindi si tratta di un fenomeno senza precedenti. Se consideriamo il fatto che per esempio le Marche si trovano tra 43 e 44 gradi latitudine Nord, quali considerazioni ci restano da fare?

Sulla base di queste previsioni si deve fare una riflessione, non solo riguardo all’uso che facciamo dell’ambiente, ma anche di carattere psicologico. Parliamo di quello che, semplicemente, in psicologia si chiama “rimozione” e che sembra essere diventata una nostra specialità. Si tratta di un meccanismo di difesa che allontana dalla nostra coscienza ricordi e pensieri indesiderati che alimentano angosce e sensi di colpa. Ma non è tutto qui. Siamo di fronte a un processo ancora più grave, a un indebolimento dei nostri processi mnestici. A tutti capita di dimenticare, c’è chi dimentica per il piacere di dimenticare o per non pensare, ma anche per il non utilizzo dei contenuti della memoria.

Non è un caso che oggi affidiamo la nostra memoria più che alle potenzialità del nostro cervello a quelle dell’Intelligenza Artificiale (IA). In questi casi non ci preoccupiamo più delle strategie di recupero delle informazioni dalla nostra memoria perché per noi lo può fare l’IA che, tra l’altro, ci può mettere in difficoltà per l’enorme quantità di informazioni che ci fornisce – tra le quali non sapremo più discernere quali siano quelle buone e quali quelle cattive. Gli strumenti informatici ci dicono magari tutto su quello che possiamo sapere sull’inquinamento del mare o delle acque dei fiumi, oppure dell’aria, ma in realtà ci portano verso un blocco emozionale che ci rende inermi di fronte alle catastrofi ecologiche.  

Esistono fortunatamente delle predisposizioni naturali che potrebbero farci riflettere seriamente sulla nostra esistenza e su quello che stiamo facendo al nostro Pianeta, predisposizioni che però vengono spesso sopraffatte da un uso distorto della tecnologia, soprattutto quella informatica. Queste sono le ragioni per le quali non riusciamo più a evitare le guerre e i conflitti interculturali e religiosi, e a risolvere i problemi causati dall’inquinamento, e dall’aumento dei gas serra o il problema enorme che oggi più che mai abbiamo di fronte, cioè quello dei cambiamenti climatici. Certo, se i disastri climatici nel mondo, solo nel 2024, sono stati 393, con 16.753 morti e danni per 242 miliardi di dollari e con un aumento della temperatura di 1,47 °C., come facciamo a correre ai ripari? E esiste poi un altro problema legato al depauperamento non solo del patrimonio ittico nel mondo, ma più in generale di tutto il patrimonio faunistico.

Secondo l’IUCN (International Union for the Conservation of Nature) gli animali a rischio di estinzione sono 48.600, di cui il 26% mammiferi, l’11% uccelli, il 21% rettili eccetera. Le specie più a rischio, ma solo per fare tre esempi molto emblematici quanto dolorosi, come ci ricorda la 56a edizione della Giornata mondiale della Terra, sono la focena (la vaquita) della California, oggi ridotta a una decina di esemplari, il Nomascus hainanus, una scimmia della quale è rimasta una quarantina di individui che vivono unicamente nell’isola cinese di Hainan e il rinoceronte di Giava del quale, a causa del bracconaggio, sono rimasti poche centinaia di esemplari. Si uccidono unicamente per le loro corna, che molti in Oriente considerano afrodisiache.

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