Un nuovo bonus affitto in arrivo: fino a 500 euro per genitori separati e divorziati

15 Settembre 2026 - 10:45
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lentepubblica.it

Bonus affitto genitori separati e divorziati: si avvicina il momento del bando nazionale che dovrebbe sostenere chi, dopo la fine di un matrimonio o di una convivenza, ha dovuto lasciare l’abitazione familiare e affrontare le spese di una nuova casa.


Il contributo, secondo le indicazioni fin qui diffuse, potrebbe arrivare fino a 500 euro al mese, per un massimo di 12 mensilità e dunque fino a 6.000 euro annui.

La misura è attesa da una platea ampia e spesso esposta a una doppia pressione economica: da un lato il canone per un nuovo alloggio, dall’altro gli obblighi di mantenimento verso i figli. Il decreto attuativo è ancora in fase di definizione tra Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Ministero dell’Economia e delle Finanze. Per questo, fino alla pubblicazione ufficiale del provvedimento e del bando, requisiti e modalità operative dovranno essere considerati indicativi e suscettibili di conferma.

Bonus affitto genitori separati e divorziati: a chi è rivolto

Il cuore dell’intervento è individuare i genitori che, in seguito alla separazione o al divorzio, non hanno più la disponibilità della precedente abitazione familiare. In particolare, il bonus affitto per genitori separati e divorziati dovrebbe essere destinato al genitore non assegnatario della casa, costretto a reperire un immobile in locazione per vivere stabilmente.

Non si tratterebbe, quindi, di un aiuto generalizzato per tutte le persone separate, ma di una misura collegata a una condizione concreta di difficoltà abitativa. La finalità è alleggerire il costo della nuova sistemazione quando la famiglia si è ormai organizzata su due nuclei distinti, con conseguenze spesso rilevanti sul bilancio di entrambi i genitori.

Tra gli elementi previsti nelle anticipazioni sul bando figura la presenza di almeno un figlio fiscalmente a carico, fino al compimento dei 21 anni. Dovrebbe inoltre essere richiesta la regolarità nel pagamento dell’assegno di mantenimento disposto dal giudice o concordato tra le parti. Il sostegno pubblico, dunque, non sembra pensato per sostituire gli obblighi genitoriali, ma per rendere più sostenibile il costo dell’affitto senza penalizzare i figli.

Quanto vale il contributo e quali spese copre

L’importo massimo annunciato è pari a 500 euro mensili. Il contributo non dovrebbe però coincidere automaticamente con questa cifra per tutti i beneficiari: l’ipotesi di lavoro è che possa coprire fino al 50% del canone di locazione, entro il tetto massimo previsto dalla misura.

In pratica, chi versa un affitto di 700 euro al mese potrebbe ottenere, se in possesso di tutti i requisiti, un rimborso o contributo fino a 350 euro. Per un canone più elevato, l’aiuto resterebbe comunque fermo al limite di 500 euro mensili. La durata indicata è di un anno, con una soglia massima potenziale di 6.000 euro.

La misura punta a intervenire su una voce di spesa che, soprattutto nelle grandi città e nelle aree con alta domanda abitativa, assorbe una parte consistente del reddito. Dopo una separazione, infatti, il passaggio da un’unica abitazione a due case determina frequentemente un aumento immediato dei costi fissi: affitto, utenze, spese condominiali e gestione quotidiana dei figli.

Reddito, casa di proprietà e altri requisiti da verificare

Le bozze circolate finora indicano un possibile limite di reddito complessivo attorno a 35.000 euro. Il parametro definitivo dovrà essere chiarito nel decreto: sarà importante capire se si farà riferimento al reddito imponibile, all’Isee o a un diverso indicatore economico.

Un altro nodo riguarda il patrimonio immobiliare. Il richiedente non dovrebbe possedere altri immobili in prossimità della precedente casa familiare, con un raggio indicato nelle anticipazioni in 50 chilometri. La ratio è piuttosto chiara: evitare che il contributo venga riconosciuto a chi dispone già di un’abitazione utilizzabile nella stessa area.

Per accedere al bonus sarà necessario disporre di un contratto di locazione regolarmente registrato, relativo all’immobile adibito a dimora principale. Non dovrebbero essere ammesse, quindi, sistemazioni informali o accordi privi della necessaria documentazione fiscale. Prevista anche la non cumulabilità con altri sostegni pubblici espressamente destinati al pagamento dell’affitto, aspetto che richiederà attenzione da parte di chi già beneficia di misure comunali o regionali.

Domanda online dopo il bando: cosa preparare

La procedura dovrebbe svolgersi interamente online, attraverso una piattaforma che sarà indicata dal Ministero una volta pubblicato il bando in Gazzetta Ufficiale. L’obiettivo dichiarato è aprire la finestra per le domande nel corso dell’autunno e avviare le prime erogazioni entro la fine dell’anno.

In attesa delle istruzioni ufficiali, i potenziali interessati possono iniziare a raccogliere i documenti che con ogni probabilità saranno richiesti: provvedimento di separazione o divorzio, contratto d’affitto registrato, attestazioni reddituali, documenti relativi ai figli e prova della regolarità nei versamenti di mantenimento.

Il bonus affitto genitori separati e divorziati rappresenta un intervento che prova a riconoscere una realtà spesso trascurata: la separazione non produce soltanto conseguenze affettive e familiari, ma può trasformarsi rapidamente in una questione abitativa. Il bando chiarirà se le risorse disponibili, pari a 20 milioni di euro annui per il triennio secondo le anticipazioni, saranno sufficienti a rispondere a una domanda che si annuncia rilevante.

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