Usa, alla ricerca di ciò che unisce
Una manifestazione organizzata dai Cavalieri di Colombo
Una manifestazione organizzata dai Cavalieri di Colombo
Per celebrare il 250° anniversario della firma della Dichiarazione d’indipendenza, la Conferenza episcopale degli Stati Uniti (Usccb) ha consacrato il Paese al Sacro Cuore di Gesù durante l’Assemblea plenaria di primavera del 2026 a Orlando, in Florida, l’11 giugno scorso. La consacrazione è avvenuta nel corso di una Messa, durante la quale i vescovi hanno sottolineato la misericordia e l’amore di Cristo, nonché l’appello all’unità nazionale e alla guarigione.
Nell’ambito delle celebrazioni per questi primi 250 anni americani, i cattolici sono incoraggiati a partecipare a 250 ore di adorazione eucaristica. Parrocchie e singoli fedeli hanno organizzato “Ore sante” a cadenza settimanale o mensile in preparazione al 4 luglio 2026, giorno dell’Indipendenza. Ogni partecipante offre un’ora di preghiera, mentre vengono lette intenzioni per la vita, la pace, il matrimonio, le vocazioni e la riconciliazione tra diverse etnie. L’iniziativa si pone l’obiettivo di approfondire la devozione all’Eucaristia e al Sacro Cuore, promuovendo al contempo l’unità spirituale tra le differenti comunità.
Accanto all’adorazione, la Usccb incoraggia i cattolici a compiere 250 opere di misericordia, testimoniando l’amore di Cristo attraverso il servizio. La carità incarna la missione della Chiesa e unisce la preghiera all’azione concreta.
Questa iniziativa mette in luce l’appello della Chiesa a favore della guarigione nazionale, dell’unità e del rinnovamento spirituale in un momento in cui la società è estremamente polarizzata e divisa. Consacrando il Paese al Sacro Cuore di Gesù e dedicandosi alla preghiera e al servizio, i cattolici – che rappresentano circa il 20% dei cittadini americani – diventano lievito nella pasta e cercano di costruire ponti, mentre molti altri erigono muri. Tra loro c’è un’associazione particolarmente significativa, i Knights of Columbus (Cavalieri di Colombo), che conta oltre 2 milioni di membri in tutti gli Stati Uniti, anziani e anche giovani, diffusi in tutti i 50 Stati di quest’enorme Paese. Faccio parte del gruppo di Farmington Hills, in Michigan, dove vivo, che è dedicato a San Francesco d’Assisi. Siamo oltre 230 uomini cattolici, impegnati a diverso titolo nell’Arcidiocesi di Detroit.
Volti e storie dell’America multietnica
Molta strada è stata percorsa da quel 4 luglio 1776 in cui i padri fondatori firmavano a Filadelfia la Dichiarazione d’indipendenza. Le Tredici colonie decisero di rompere i legami con la monarchia britannica per affermare principi innovativi per l’epoca: libertà individuale, rappresentanza politica e uguaglianza di fronte alla legge. La Rivoluzione americana e i documenti fondativi, come la Dichiarazione d’indipendenza e la Costituzione del 1787, sono diventati punti di riferimento per le democrazie moderne. Tuttavia, questi ideali sono sempre stati accompagnati da tensioni irrisolte, come la schiavitù, le disuguaglianze e le divergenze tra Stati federali e governo centrale.
A volte mi sembra che si possa vivere nella stessa città senza mai incontrarsi davvero, come in tante “bolle”: da una parte gli afroamericani, dall’altra gli ispanici, i whites (bianchi) e gli asiatici. Come prete sono fortunato, perché, andando a celebrare in tante parrocchie diverse, incontro fedeli con molteplici volti e radici: gli italoamericani, i cattolici di origine irlandese, polacca e tedesca, i caldei (cattolici di rito orientale) originari dell’Iraq, i messicani che pregano e celebrano in spagnolo e gli afroamericani. Alcune comunità sono omogenee, altre comprendono una grande varietà etnica.
Un luogo in cui posso incontrare persone di fedi ed etnie diverse è la palestra: tutti a correre, fare esercizio, senza pregiudizi, senza chiedere chi sei e da dove vieni. Un altro luogo speciale è la mensa dei poveri, Deo Gratias, a Detroit, dove i nostri ospiti sono prevalentemente afroamericani, e che d’estate si riempie di bambini, perché le scuole chiudono (e anche le mense scolastiche) e le famiglie non riescono ad arrivare a fine mese. Anche questa è America, non solo quella di chi si è rimboccato le maniche, ha lavorato duro e ce l’ha fatta, trasformandosi da migrante in cittadino.
Che cos’hanno in comune tutte queste persone diverse? E perché è così importante celebrare il 250° anniversario, chiamato qui Semiquincentennial?
Oggi, a due secoli e mezzo da quell’evento fondativo, gli Stati Uniti appaiono profondamente polarizzati. Le differenze ideologiche tra schieramenti politici si traducono in visioni opposte su temi cruciali come la vita, la famiglia, l’immigrazione, i diritti civili, l’economia e il ruolo delle istituzioni. In questo contesto, il 250° anniversario assume un valore simbolico ancora più forte: rappresenta un’opportunità per recuperare un senso condiviso di appartenenza e per interrogarsi sulla coerenza tra i valori originari e la realtà contemporanea.
Alla ricerca di un terreno comune
Le differenze ideologiche tra schieramenti politici si traducono in visioni opposte su temi cruciali come la vita, la famiglia, l’immigrazione, i diritti civili, l’economia e il ruolo delle istituzioni.
Il dibattito tra pro-life e pro-choice è di assoluta attualità negli States. Basti pensare che, tra i 50 Stati, alcuni permettono l’aborto fino al nono mese di gravidanza e altri lo vietano in modo assoluto (13 Stati, tra cui il Texas). La vita, la famiglia e l’amor di patria sono i valori della triade che hanno permesso al movimento MAGA (Make America Great Again) del presidente Donald Trump di trionfare nelle elezioni del 2024, specialmente nell’America profonda e tradizionalista, preoccupata per il futuro. Alcuni amici mi hanno confidato di aver votato Trump proprio per preservare questi valori fondativi.
L’immigrazione e la paura di essere “invasi” da messicani e ispanici provenienti dall’America Centrale e dall’America Latina sono temi ideologici fortemente divisivi. Mi colpisce la contraddizione di chi si scaglia contro gli immigrati, ben sapendo che i propri nonni o bisnonni lo erano, in una nazione che è il melting pot di così tante etnie diverse che, grazie al duro lavoro di intere generazioni, spesso arrivate senza nulla a Ellis Island, ne hanno costruito la forza e la prosperità.
La battaglia per alcuni diritti, come quelli della comunità LGBTQ+, è un altro spartiacque nel Paese, non solo tra persone favorevoli o contrarie, ma anche tra Stati più liberal, come la California e New York, e altri più conservatori.
Il diritto all’autodifesa, parte della Costituzione, e al porto d’armi, anche di grosso calibro, non è tema di discussione, nonostante le sparatorie che continuano ad avvenire in tante scuole, mietendo vittime innocenti. Non è all’ordine del giorno nemmeno l’abolizione della pena di morte, neppure da parte del movimento pro-life. E non fa problema il diritto alla salute, impedito a tanti cittadini meno abbienti, da parte di un sistema sanitario privato estremamente qualificato ma anche costoso. Ho sentito spesso ripetere questa frase: «Se non hai l’health insurance (l’assicurazione sanitaria), sei povero». Eppure, nessun partito propone misure per un welfare più inclusivo.
L’economia è cruciale: mettere le mani nel portafoglio degli americani, com’è accaduto nei mesi scorsi con l’aumento del costo del petrolio legato alle tensioni in Medio Oriente, può cambiare il risultato delle elezioni del prossimo novembre.
La politica internazionale non è ritenuta interessante da molti americani, e questo si comprende analizzando la taglia di questo Paese: 50 Stati e 350 milioni di cittadini, di contro all’intera Unione europea, 27 Stati e 450 milioni di abitanti.
In questo contesto, il 250° anniversario assume un valore simbolico forte: rappresenta un’opportunità per recuperare un senso condiviso di appartenenza e per interrogarsi sulla coerenza tra i valori originari e la realtà contemporanea.
Abbonati al mensile e leggi il numero completo
The post Usa, alla ricerca di ciò che unisce appeared first on Chiesa di Milano.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)