Valditara: «La rete aumenta la violenza tra i giovani». Crepet: «A portata di click». Nelle scuole sequestrati coltelli, machete e tirapugni
Social, smartphone e armi a scuola. Dopo l’aggressione a una professoressa in un istituto di Centocelle, a Roma, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara interviene sulla violenza tra i giovanissimi, richiamando le famiglie e difendendo l’impiego dei metal detector negli istituti a rischio. Sul caso interviene anche lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, che punta l’attenzione sull’emulazione e sulla ricerca di visibilità online.
Valditara: «Non abbandonate i figli allo smartphone»
«Attenzione massima delle famiglie, educazione al rispetto da parte della scuola, docenti autorevoli, limiti di età per i minori sui social. E, laddove è necessario, metal detector all’ingresso degli istituti». È la ricetta indicata da Valditara per contrastare gli episodi di violenza.
Sul ruolo della rete il ministro afferma: «L’impatto è notevole, gli studi internazionali rilevano che la rete aumenta il tasso di violenza tra i giovani».
Da qui l’appello alle famiglie: «Non abbandonino il proprio figlio allo smartphone. Quando poi vedono che è sempre connesso devono intervenire, anche se in quella fascia di età è complicato, non si deve desistere».
Scuole, 2.828 controlli e decine di armi sequestrate
Valditara difende anche i controlli previsti dalla circolare con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: da febbraio a maggio 2026 sono stati effettuati 2.828 interventi in 276 scuole, con il sequestro di decine di armi e oggetti atti ad offendere, tra cui coltelli, tirapugni, scimitarre, pistole ad aria compressa, sfollagente e machete. Alle forze politiche che hanno contestato la misura come repressiva, il ministro replica: «Che cosa non si dovrebbe reprimere: il diritto di portare coltelli a scuola?».
Crepet: «Violenza a portata di click»
Sul ferimento della professoressa interviene anche Paolo Crepet. «Non conosciamo il ragazzo né la sua famiglia. Tuttavia, ciò che emerge sempre è l’indifferenza che viene trasmessa ai ragazzi. La violenza la copiano dagli adulti e la conoscono grazie ai media».
Crepet si sofferma in particolare sulla videochiamata di gruppo che, secondo quanto riportato, sarebbe stata avviata dal tredicenne per documentare l’aggressione.
«Se la quotidianità consiste nel fotografare e condividere qualsiasi cosa, diventa naturale filmare persino un’aggressione: compiere un gesto violento e diffonderlo online serve a diventare “il principe dei social” per un paio di minuti».
Secondo lo psichiatra e sociologo sarebbe «legittimo tutelare i minori limitando l’uso dei social», anche se interventi di questo tipo possono incontrare ostacoli sul piano normativo.

Paolo Crepet
«Genitori sempre più amici e sempre meno genitori»
Per Crepet il problema riguarda anche l’autorevolezza degli adulti. «Lo Stato deve schierarsi dalla parte degli insegnanti, che vanno tutelati con ogni mezzo», afferma.
E conclude chiamando direttamente in causa il ruolo delle famiglie: «Alla radice c’è un declino dell’autorevolezza genitoriale: i genitori sono sempre più amici e sempre meno genitori».
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