Venezuela: il bilancio delle vittime sale a 235, ma le 40 mila persone ancora disperse fanno temere dati anche più drammatici

26 Giugno 2026 - 11:54
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Venezuela: il bilancio delle vittime sale a 235, ma le 40 mila persone ancora disperse fanno temere dati anche più drammatici

Con il passare del tempo, si aggrava ulteriormente il bilancio delle vittime del terremoto che ha colpito il Venezuela nella notte tra mercoledì e giovedì (ora italiana, casualmente in contemporanea a una scossa avvertita nei Campi Flegrei). Le violente scosse di magnitudo 7.2 e 7.5 si sono verificate a qualche decina di secondi di distanza l’una dall’altra lungo la faglia costiera di San Sebastián, con epicentro localizzato nei pressi della città di Morón, a circa 170 chilometri a ovest della capitale Caracas, a una profondità ipocentrale estremamente ridotta di soli dieci chilometri. Il sisma ha raso al suolo interi quartieri.

Questa mattina il bilancio sempre ancora molto provvisorio delle vittime parla di 235 morti accertati e oltre 4.300 feriti gravi. Ma il drammatico conteggio si aggrava di ora in ora, perché il numero dei dispersi resta incerto ma spaventosamente elevato, oscillando secondo i media locali intorno alle 40 mila persone. Tra le aree più tragicamente colpite figura l’intera regione costiera di La Guaira, dichiarata immediatamente zona di disastro, dove palazzi di molti piani e strutture alberghiere storiche sono letteralmente collassati. Anche la comunità italiana locale è in forte ansia, essendoci già la triste conferma del decesso di un cittadino italo-venezuelano nel crollo di un immobile a La Guaira.

Di fronte a una catastrofe di simili proporzioni, la presidente ad interim Delcy Rodríguez ha proclamato lo stato di emergenza nazionale per mobilitare tempestivamente ogni risorsa disponibile. La situazione logistica è estremamente critica: l’aeroporto internazionale Simón Bolívar di Maiquetía ha subito gravissimi danni strutturali e ha sospeso tutti i voli commerciali, complicando l’arrivo degli aiuti. Vaste zone di Caracas e delle città limitrofe sono rimaste completamente isolate a causa della prolungata interruzione dell’energia elettrica, del collasso delle reti telefoniche e della chiusura della metropolitana e delle condutture del gas.

I soccorritori e migliaia di volontari civili stanno scavando senza sosta, spesso a mani nude, ostacolati dalla cronica carenza di macchinari pesanti e dal continuo sciame sismico di assestamento. La solidarietà internazionale ha iniziato a muoversi rapidamente, con le prime squadre di emergenza provenienti dai paesi limitrofi e aerei umanitari in partenza dall’Europa, Italia compresa con i suoi Vigili del fuoco e il personale della Protezione civile, e dagli Stati Uniti, che già qualche tempo fa avevano revocato le sanzioni alla banca centrale del Venezuela.

Tra l’altro, questo devastante terremoto si è abbattuto su un Paese già fortemente provato da oltre un decennio di durissima crisi economica e forti tensioni politiche interne. Come riportano diverse agenzie e secondo le prime proiezioni dell'Us Geological Survey, si stima che il sisma provocherà danni economici tra i 10 e i 100 miliardi di dollari, cifra che è praticamente pari all’intero attuale valore dell’economia venezuelana. Un’economia, va ricordato, caratterizzata da anni di inflazione elevata e un Pil ridotto dell’80% rispetto ai livelli del 2013.

Ora il governo ha istituito un fondo speciale di ricostruzione da 200 milioni di dollari, ma prima ancora di pensare a come risollevarsi in futuro, adesso la priorità assoluta resta trovare chi ancora resiste sotto le macerie.

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