VisionePA-Scuole e sicurezza antincendio: spazi calmi, nuove scadenze e responsabilità della PA

23 Settembre 2026 - 09:25
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lentepubblica.it

Sicurezza antincendio scuole: nuove scadenze, spazio calmo e sistemi di comunicazione. L’intervista ad Alessandro Amodio, AD Commend Italia, per VisionePA. 


Investire nella scuola significa anche garantire che studenti, docenti e personale possano frequentare edifici realmente sicuri. Il tema è tornato d’attualità all’inizio dell’anno scolastico 2026-2027, inaugurato ad Amatrice dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha ricordato come “sarà più forte e resiliente un Paese che investe sulla scuola” e sulla conoscenza.

Ma la qualità della scuola passa inevitabilmente anche dagli edifici nei quali si svolge l’attività educativa. Ed è proprio la sicurezza antincendio nelle scuole il punto di partenza della nuova puntata di VisionePA, che affronta un aspetto ancora poco conosciuto della gestione delle emergenze: lo spazio calmo, il luogo nel quale una persona che non può completare autonomamente l’evacuazione può attendere assistenza comunicando con le squadre di soccorso.

Intervistato da Cecilia Capanna, ne parla Alessandro Amodio, Managing Director di Commend Italia, con una lunga esperienza nei sistemi di comunicazione mission-critical, safety e integrazione tecnologica. Partendo dal nuovo DM 31 marzo 2026 per la prevenzione antincendio e i fondi stanziati dal MIM per l’adeguamento degli edifici scolastici, la domanda al centro della conversazione è che cosa significa oggi essere davvero preparati a gestire un’emergenza. Emergenza che con eventi climatici estremi sempre più frequenti non necessariamente sarebbe legata a incendi.

Trovi  la video intervista integrale in fondo all’articolo o la puoi guardare qui.

Sicurezza antincendio scuole, il nuovo calendario degli adeguamenti

Il quadro normativo ha subito un’accelerazione nel 2026. Il decreto del Ministero dell’Interno del 31 marzo 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’8 aprile, ha stabilito scadenze differenziate per gli edifici scolastici non ancora adeguati alla disciplina antincendio.

Entro nove mesi dalla pubblicazione deve essere presentata al Comando competente dei Vigili del fuoco una prima Segnalazione certificata di inizio attività, attestando almeno l’attuazione delle misure considerate prioritarie, tra cui illuminazione di sicurezza, sistemi di allarme, estintori, segnaletica e norme di esercizio. Il completamento delle restanti prescrizioni è invece previsto entro il 31 dicembre 2027.

Alle scadenze si affiancano le risorse economiche. Nel novembre 2025 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha annunciato 223,7 milioni di euro per il Piano antincendio e gli interventi urgenti di messa in sicurezza; a fine dicembre è arrivato un ulteriore decreto da 206,8 milioni per le stesse finalità. Si tratta complessivamente di oltre 430 milioni destinati al percorso di adeguamento e sicurezza del patrimonio scolastico, pur all’interno di un fabbisogno molto più ampio.

Nell’intervista Amodio insiste soprattutto su un cambio di prospettiva: la normativa non dovrebbe essere considerata come una semplice sequenza di adempimenti. La questione fondamentale, osserva, è chiedersi se siano state adottate tutte le misure concretamente utili per gestire un’emergenza quando questa si verifica. Un principio che sposta l’attenzione dalla sola conformità documentale all’effettiva capacità dell’edificio di proteggere chi lo occupa.

Che cos’è uno spazio calmo e perché la comunicazione è decisiva

È qui che entra in gioco lo spazio calmo. Il Codice di prevenzione incendi lo definisce come un luogo sicuro temporaneo nel quale gli occupanti possono attendere e ricevere assistenza prima di completare l’esodo verso un luogo sicuro. Non deve quindi essere interpretato semplicemente come uno spazio riservato alle persone con disabilità permanente: durante un incendio o un’altra emergenza, anche una persona normalmente autonoma può trovarsi temporaneamente nell’impossibilità di utilizzare una via d’esodo.

La progettazione deve tenere conto delle dimensioni necessarie, della posizione rispetto alle vie di fuga e delle dotazioni disponibili. Un requisito assume però particolare rilevanza: il Codice stabilisce che in ciascuno spazio calmo sia presente un sistema di comunicazione bidirezionale, attraverso il quale chi vi si trova possa segnalare la propria presenza e chiedere assistenza ai soccorritori.

È proprio sulla qualità della comunicazione che Amodio richiama l’attenzione. In una situazione caratterizzata da rumore, concitazione e possibile panico non basta che un dispositivo consenta semplicemente di trasmettere un segnale: chi chiede aiuto deve poter parlare, comprendere le indicazioni ricevute ed essere compreso chiaramente.

Il tema si inserisce in un’evoluzione più ampia delle tecnologie dedicate alla sicurezza degli edifici. La CEI EN 50726-1, pubblicata nel 2024, disciplina i sistemi di risposta alle emergenze e ai pericoli, interessando pianificazione, installazione, messa in servizio, funzionamento, manutenzione e responsabilità. Il principio è quello di sistemi differenti capaci di cooperare nella gestione di eventi che non riguardano esclusivamente gli incendi, ma possono avere natura sanitaria, climatica o legata alla sicurezza delle persone.

Dalla norma alla gestione quotidiana: la responsabilità degli enti

Per Comuni e Province proprietari degli edifici scolastici la questione diventa quindi anche organizzativa. Adeguare una struttura significa progettare correttamente gli impianti, mantenerli efficienti, formare chi deve utilizzarli e verificare periodicamente che le procedure funzionino davvero.

La disciplina antincendio delle scuole prevede, non a caso, un piano di emergenza e almeno due prove di evacuazione durante ogni anno scolastico, oltre al controllo periodico delle attrezzature e degli impianti di sicurezza.

Amodio suggerisce agli amministratori di affidarsi a professionalità specialistiche, proprio perché la complessità delle norme rende difficile immaginare che un Sindaco, un dirigente o un responsabile dell’edilizia possa possedere internamente tutte le competenze necessarie. Il punto non è soltanto utilizzare le risorse disponibili, ma impiegarle in interventi che producano un’effettiva capacità di risposta.

È qui che il concetto di smart public building acquista un significato meno astratto. Un edificio pubblico intelligente non è semplicemente connesso o digitalizzato: deve essere capace di integrare sicurezza, comunicazione e gestione delle emergenze mettendo le persone al centro.

La sicurezza si inserisce infatti in un percorso più ampio di riqualificazione degli edifici scolastici, che comprende anche qualità dell’aria, efficienza energetica e gestione intelligente degli ambienti

Guarda qui l’intervista integrale

Nell’intervista integrale di VisionePA, Alessandro Amodio, AD di Commend, approfondisce il funzionamento degli spazi calmi, il ruolo dei sistemi di comunicazione bidirezionale, le nuove norme tecniche e gli aspetti che un amministratore dovrebbe verificare negli edifici di propria competenza. Un confronto che parte dalle scuole, ma riguarda più in generale il modo in cui la Pubblica Amministrazione progetta e gestisce la sicurezza dei propri edifici.

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