Voyage à Nantes: la città francese diventa un grande museo diffuso

10 Luglio 2026 - 12:34
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Voyage à Nantes: la città francese diventa un grande museo diffuso
foto da adobe
Per tutta l’estate Nantes cambia volto e invita visitatori e curiosi a scoprire la città seguendo un itinerario artistico fuori dal comune.

Con il Voyage à Nantes, il capoluogo dei Paesi della Loira diventa un grande museo diffuso, dove arte contemporanea, patrimonio storico e spazi urbani si fondono in un percorso lungo quasi 20 chilometri.

A guidare il cammino è il fil vert, una linea verde dipinta sull’asfalto che conduce attraverso piazze, giardini, quartieri storici e rive della Loira, collegando installazioni artistiche, monumenti, architetture e scorci insoliti della città. Un itinerario accessibile a tutti che, anno dopo anno, ha trasformato Nantes in una delle destinazioni culturali più originali d’Europa.

Un museo permanente

Nato come evento estivo, il Voyage à Nantes ha lasciato nel tempo un’eredità destinata a durare. Oltre cento opere realizzate da artisti di fama internazionale sono infatti entrate stabilmente nel paesaggio urbano, dando vita a una collezione permanente all’aperto.

Tra gli autori che hanno contribuito al progetto figurano Daniel Buren, Pierrick Sorin, Tadashi Kawamata, Philippe Ramette, Lilian Bourgeat e Iván Argote, protagonisti di installazioni che dialogano con la storia e l’identità della città.

Uno dei luoghi simbolo è l’Île de Nantes, antico cuore dei cantieri navali, dove si concentra il maggior numero di opere permanenti. Qui spiccano Les Anneaux, la celebre installazione di Daniel Buren e Patrick Bouchain: una serie di grandi anelli metallici che, al tramonto, si illuminano di blu, rosso e verde lungo il lungofiume.

Sempre sull’isola si trovano anche le iconiche Machines de l’Île, con il monumentale Grand Éléphant meccanico, ormai diventato uno dei simboli della città.

Il percorso attraversa poi Place Graslin e Place Royale, tradizionali scenari delle installazioni monumentali dell’edizione annuale, mentre il centro storico sorprende con opere temporanee e interventi artistici che giocano con l’immaginazione: animali fantastici, unicorni di ghiaccio, dentiere giganti e insegne fuori dal comune trasformano le vie in un’esperienza continua di scoperta.

Tra le opere permanenti più suggestive meritano una sosta anche il Belvédère de l’Hermitage di Tadashi Kawamata, una passerella panoramica in legno sospesa sulla collina Sainte-Anne che ricorda un gigantesco nido, e Éloge du pas de côté di Philippe Ramette in Place Bouffay, scultura che raffigura un uomo intento a liberarsi dalla propria base in pietra, metafora dello spirito creativo e anticonvenzionale di Nantes.

L’arte continua fino all’estuario della Loira

Il Voyage à Nantes non si limita al centro cittadino. Lungo il percorso che collega Nantes a Saint-Nazaire, seguendo l’estuario della Loira, si sviluppa una collezione permanente di circa trenta opere visitabili durante tutto l’anno.

Tra le più iconiche c’è Maison dans la Loire di Jean-Luc Courcoult: una casa apparentemente abbandonata che emerge dalle acque del fiume, offrendo un’immagine tanto poetica quanto surreale.

Voyage à Nantes 2026: protagonista è la Terra

L’edizione 2026, in programma dal 4 luglio al 6 settembre, inaugura un nuovo ciclo quadriennale dedicato ai quattro elementi naturali. Il primo appuntamento è consacrato alla Terra, tema che invita a riflettere sul rapporto tra uomo, ambiente e materia.

L’anteprima è stata affidata alla mostra Interstellar, ospitata dal 23 maggio negli spazi della Hab Galerie, dove venti artisti internazionali propongono una rilettura del nostro pianeta attraverso opere immersive che mettono in relazione il vicino e il lontano, il quotidiano e il cosmico.

Con l’apertura ufficiale del festival, il tema esce dalla galleria e invade la città: nove artisti presentano quattordici nuove installazioni distribuite lungo il percorso del fil vert, tra giardini, piazze, monumenti e spazi sotterranei.

Tra le opere più attese figura Les Mistériennes di Barbara Schroeder al Jardin Extraordinaire: sei imponenti colonne realizzate con materiali naturali come terra, letame bovino, ovatta, cemento e vegetazione essiccata. Un lavoro che richiama antiche pratiche costruttive e il rapporto ancestrale tra l’uomo e la natura.

In Place Graslin, Théo Mercier sceglie invece la sabbia come materiale principale, esplorandone il carattere fragile ma anche la capacità di riaffiorare e trasformarsi nel tempo.

Anne-Charlotte Finel porta il pubblico nelle cripte della Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo con un video girato all’aeroporto di Nantes, dove i falchi impiegati per tenere lontani altri uccelli diventano protagonisti di una riflessione sul confine tra infrastrutture umane e habitat naturali.

Al Jardin des Plantes, Pierrick Sorin anima una vecchia voliera attraverso figure olografiche a grandezza naturale: il visitatore assiste alla scena surreale di un giardiniere che brucia foglie secche all’interno della struttura, in un gioco continuo tra realtà e illusione.

Il percorso espositivo prosegue con le installazioni firmate da Louis Guillaume al Castello dei Duchi di Bretagna, Caroline Le Méhauté nel Passage Sainte-Croix, Ali Cherri in Place Félix-Fournier e Dominique Petitgand in Place Daviais.

Anche i principali musei cittadini partecipano al programma culturale. Il Musée d’Arts dedica una mostra ad Anne e Patrick Poirier, mentre il Castello dei Duchi di Bretagna ospita Expression(s) décoloniale(s), esposizione che affronta il passato coloniale della città attraverso il dialogo tra arte contemporanea e memoria storica.

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