Wildwood: il mondo di LAIKA arriva a Londra

12 Settembre 2026 - 15:50
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Una ragazza si inoltra in una foresta proibita per salvare il fratellino rapito da uno stormo di corvi. Per raccontare questa avventura sullo schermo sono stati costruiti 136 set, oltre 230 pupazzi e un’aquila ricoperta da migliaia di piume applicate a mano. Dietro pochi secondi di movimento si nascondono settimane di progettazione, scultura, sartoria, fotografia e animazione: un universo fisico destinato normalmente a scomparire quando il film arriva al cinema.

Dal 15 ottobre 2026, quel mondo in miniatura uscirà dagli studi americani di LAIKA per occupare le sale del Design Museum di Kensington. LAIKA presents Wildwood: The Exhibition accompagnerà il pubblico nella realizzazione di Wildwood, il nuovo lungometraggio dello studio che ha creato Coraline, ParaNorman e Kubo and the Two Strings. Il percorso comprenderà pupazzi originali, costumi, scenografie, disegni preparatori, strumenti di lavorazione, contenuti audiovisivi e installazioni interattive.

La mostra Wildwood a Londra non sarà però soltanto un’esposizione per appassionati di cinema d’animazione. Attraverso oggetti grandi appena pochi centimetri racconterà l’incontro tra creatività, ingegneria e tecnologia, mostrando quanto lavoro umano sia necessario per dare l’illusione della vita a un personaggio immobile. In un’epoca nella quale le immagini possono essere generate istantaneamente, LAIKA difende una forma di cinema lenta, materiale e collettiva, senza per questo rinunciare agli strumenti digitali.

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La mostra Wildwood a Londra apre il set al pubblico

Il Design Museum ha già dimostrato di saper trasformare il cinema in un’esperienza da attraversare fisicamente. Le sue esposizioni dedicate a Stanley Kubrick, Tim Burton e Wes Anderson hanno portato nelle sale costumi, oggetti di scena, modelli e disegni, permettendo al pubblico di osservare il lavoro che precede ciò che appare sullo schermo. La mostra su Tim Burton, in particolare, ha superato i 260.000 visitatori, diventando una delle più frequentate nella storia dell’istituzione londinese.

Con Wildwood, il museo compie un passo ulteriore: non celebra soltanto un autore o una filmografia già entrata nella cultura popolare, ma apre le porte di una produzione mentre il film sta per raggiungere le sale. Secondo il programma annunciato dal Design Museum, l’esposizione aprirà il 15 ottobre 2026 e resterà visitabile fino al 10 gennaio 2027. L’indirizzo è 224–238 Kensington High Street, nel quartiere di Kensington, a breve distanza dalle stazioni di High Street Kensington e Holland Park.

Il percorso principale sarà concentrato sulla nascita di Wildwood. Il visitatore incontrerà inizialmente il lavoro degli artisti incaricati dello sviluppo visivo: le persone che trasformano le parole del romanzo in paesaggi, colori, personaggi e atmosfere. Prima di costruire un pupazzo o una scenografia occorre infatti stabilire quale aspetto avrà quel mondo, come cambierà la luce tra una zona e l’altra della foresta e quali caratteristiche renderanno immediatamente riconoscibili i protagonisti.

Dai disegni si passerà ai modelli tridimensionali, ai costumi e ai set. L’esposizione mostrerà il contributo di scultori, fabbricanti di armature, scenografi, pittori, sarti e tecnici degli effetti visivi. Ogni professione interviene su una parte minuscola del risultato, ma nessuna può essere isolata dalle altre. Un abito deve sembrare naturale sullo schermo e, allo stesso tempo, permettere all’animatore di modificare la posizione del corpo senza produrre pieghe incontrollabili. Un albero deve avere l’aspetto irregolare della natura, ma anche resistere a mesi di riprese e offrire punti di accesso alla macchina da presa.

Oggetti originali, strumenti di lavorazione e contenuti audiovisivi dovrebbero rendere leggibile questo processo anche a chi non possiede conoscenze tecniche. Le installazioni interattive promettono inoltre di spiegare come piccoli cambiamenti, ripetuti fotogramma dopo fotogramma, producano l’impressione di un movimento continuo. Non sarà quindi una semplice fila di teche con pupazzi da fotografare, ma un racconto del passaggio dall’idea all’immagine cinematografica.

Accanto alla mostra a pagamento è annunciata una sezione gratuita sul mezzanino del museo, dedicata ai primi vent’anni di LAIKA. Qui saranno ricordati Coraline, ParaNorman, The Boxtrolls, Kubo and the Two Strings e Missing Link. È necessario distinguere con chiarezza le due proposte: la parte gratuita consentirà di conoscere la storia generale dello studio, mentre il percorso approfondito su Wildwood richiederà un biglietto.

Al momento dell’annuncio non risultavano ancora pubblicati in modo stabile il prezzo completo, le riduzioni e gli orari delle singole sessioni. Chi desidera visitare la mostra, soprattutto durante il fine settimana o le vacanze scolastiche, dovrebbe quindi controllare la pagina ufficiale prima di partire e prenotare in anticipo. Il precedente delle esposizioni cinematografiche del museo suggerisce che le fasce più comode potrebbero esaurirsi rapidamente.

La mostra Wildwood a Londra avrà inoltre un rapporto diretto con il calendario cinematografico. Il film dovrebbe essere presentato in anteprima mondiale al BFI London Film Festival l’11 ottobre, quattro giorni prima dell’apertura dell’esposizione, per poi arrivare nelle sale britanniche e irlandesi il 23 ottobre. In meno di due settimane il pubblico potrà quindi vedere il set trasformarsi in museo e, subito dopo, osservare sullo schermo il risultato di quel lavoro.

Dentro Wildwood, la foresta costruita fotogramma per fotogramma

Wildwood nasce dal romanzo pubblicato nel 2011 da Colin Meloy e illustrato da Carson Ellis. Meloy è conosciuto anche come cantante e autore dei The Decemberists, gruppo indie rock formato a Portland, mentre Ellis è un’affermata illustratrice di libri per bambini. I due, sposati e collaboratori da molti anni, immaginarono la storia osservando il Forest Park, l’enorme area verde che si estende ai margini della città dell’Oregon nella quale vivono.

Nel libro, quella foresta reale si trasforma nell’Impassable Wilderness, un territorio nascosto popolato da animali parlanti, eserciti, banditi e forze misteriose. La protagonista Prue McKeel vede il fratellino Mac rapito da un gruppo di corvi e decide di seguirli oltre il confine che gli abitanti di Portland non dovrebbero attraversare. Con lei parte il compagno di scuola Curtis. Quello che comincia come un salvataggio diventa presto un viaggio dentro un conflitto molto più grande.

Il primo volume supera le 500 pagine e contiene 85 illustrazioni di Carson Ellis, oltre a mappe e tavole che danno al racconto l’aspetto di un classico libro d’avventura. A esso sono seguiti Under Wildwood nel 2012 e Wildwood Imperiumnel 2014. LAIKA acquisì i diritti cinematografici poche settimane dopo la pubblicazione del romanzo, ma la complessità del materiale contribuì a rendere molto lunga la gestazione del film. La produzione vera e propria fu confermata soltanto nel 2021.

Il regista è Travis Knight, presidente e amministratore delegato di LAIKA, già autore di Kubo and the Two Strings e del film dal vivo Bumblebee. La sceneggiatura è firmata da Chris Butler, regista e autore di ParaNorman e Missing Link. Secondo Knight, la scala del progetto può essere paragonata a quella del Signore degli Anelli: molti personaggi, battaglie, inseguimenti e sequenze aeree dovevano essere realizzati con pupazzi spostati manualmente, spesso di pochi millimetri alla volta.

I numeri spiegano perché Wildwood venga presentato come il film più impegnativo nella storia dello studio. La produzione ha utilizzato 136 scenografie e 231 pupazzi pratici. Alcuni set erano sufficientemente grandi da permettere agli animatori di entrarvi. Non è la norma nella stop-motion, dove ambienti e personaggi vengono solitamente costruiti in scale contenute per facilitarne la gestione. La vastità della foresta, però, richiedeva profondità, vegetazione e spazi capaci di accogliere numerose figure contemporaneamente.

Uno dei risultati tecnici più sorprendenti è The General, una gigantesca aquila dorata doppiata da Angela Bassett. Per il personaggio sono state create due versioni del pupazzo, rivestite complessivamente da oltre 9.000 piume realizzate e applicate a mano. Le piume dovevano mantenere l’aspetto leggero e organico di un uccello vero, ma anche piegarsi in modo controllabile durante il volo. Ogni variazione delle ali richiedeva un intervento dell’animatore e una nuova fotografia.

Il cast vocale riunisce Peyton Elizabeth Lee nel ruolo di Prue, Jacob Tremblay in quello di Curtis e interpreti come Carey Mulligan, Mahershala Ali, Awkwafina, Jake Johnson, Charlie Day, Amandla Stenberg, Jemaine Clement, Maya Erskine, Tantoo Cardinal, Tom Waits e Richard E. Grant. La musica porta invece una firma italiana: quella di Dario Marianelli, compositore nato a Pisa e vincitore dell’Oscar per la colonna sonora di Atonement. Per Marianelli si tratta della terza collaborazione con LAIKA dopo The Boxtrolls e Kubo and the Two Strings.

L’anteprima dell’11 ottobre al BFI London Film Festival, la più importante manifestazione cinematografica autunnale della capitale organizzata dal British Film Institute, permetterà di verificare se l’ambizione tecnica è sostenuta anche dalla storia. La mostra, però, conserverà un proprio valore indipendente dal giudizio sul film: anche qualora il racconto dividesse il pubblico, il processo necessario a costruirlo resterebbe una straordinaria lezione di progettazione e collaborazione.

LAIKA, da Coraline alla più grande sfida dello studio

Il nome LAIKA evoca immediatamente gli occhi a bottone della “Altra Madre” di Coraline, ma la storia dello studio comincia prima di quel film. La società nasce ufficialmente nel 2005 dalla trasformazione dei Will Vinton Studios, una realtà dell’Oregon importante nello sviluppo dell’animazione in plastilina e della pubblicità in stop-motion. L’investimento di Phil Knight, cofondatore di Nike e padre di Travis Knight, permise di orientare la nuova impresa verso lungometraggi destinati al cinema.

Il nome fu scelto in memoria di Laika, la cagnolina sovietica mandata nello spazio nel 1957. È un riferimento curioso per uno studio che avrebbe costruito la propria identità intorno a personaggi solitari, creature incomprese e giovani protagonisti costretti a entrare in mondi sconosciuti. Il primo progetto cinematografico fu Coraline, tratto dal romanzo di Neil Gaiman e diretto da Henry Selick.

Uscito nel 2009, Coraline mostrò subito la direzione di LAIKA: atmosfere gotiche, personaggi fisicamente tangibili e una tecnologia invisibile messa al servizio dell’artigianato. Fu il primo lungometraggio in stop-motion progettato e fotografato direttamente per il 3D stereoscopico. Per modificare le espressioni dei personaggi venivano sostituite parti del volto prodotte anche attraverso la stampa tridimensionale, aprendo una strada che lo studio avrebbe sviluppato nei film successivi.

ParaNorman, arrivato nel 2012, ampliò l’impiego delle stampanti 3D a colori. La storia di un ragazzo capace di parlare con i morti univa commedia, horror e riflessione sul pregiudizio. The Boxtrolls trasformò il romanzo di Alan Snow in una città vittoriana popolata da creature che indossano scatole come vestiti. Kubo and the Two Strings, diretto da Travis Knight nel 2016, spinse ancora più avanti l’integrazione tra pupazzi di diverse dimensioni, effetti pratici e interventi digitali.

Tutti e cinque i lungometraggi realizzati da LAIKA prima di Wildwood hanno ricevuto una candidatura all’Oscar per il miglior film d’animazione. Kubo ottenne anche una candidatura per gli effetti visivi, riconoscimento rarissimo per un’opera animata, e vinse il BAFTA. Missing Link, uscito nel 2019, conquistò il Golden Globe per il miglior film d’animazione, pur incontrando risultati commerciali inferiori alle aspettative.

Il periodo di sette anni tra Missing Link e Wildwood mostra anche la fragilità economica di questo tipo di cinema. La stop-motion richiede tempi lunghi, personale altamente specializzato e lavorazioni che difficilmente possono essere accelerate. Un animatore può produrre soltanto pochi secondi utilizzabili in una settimana. Se un’inquadratura non funziona, non basta premere un comando: occorre spesso riposizionare il set, ricostruire parti danneggiate e ricominciare.

Questo non significa che LAIKA rifiuti il digitale. Sarebbe sbagliato descrivere lo studio come l’ultimo difensore di un cinema puramente manuale. I suoi artisti utilizzano software di progettazione, stampa 3D, compositing ed effetti visivi. Le giunture e i supporti che mantengono i pupazzi vengono eliminati in post-produzione; gli sfondi possono essere estesi e alcuni elementi impossibili da ottenere materialmente vengono aggiunti al computer.

La differenza sta nel punto di partenza. Al centro dell’immagine resta un oggetto reale illuminato e fotografato, con superfici che reagiscono fisicamente alla luce. La tecnologia amplia ciò che l’artigiano può fare, invece di cancellarne la presenza. La presentazione ufficiale di Wildwood insiste proprio sul contributo congiunto di artisti, tecnici e costruttori.

La mostra Wildwood a Londra rende visibile questa collaborazione. Guardando un costume alto pochi centimetri, il visitatore può scoprire che la stoffa non deve soltanto assomigliare a un tessuto normale, ma comportarsi in scala ridotta senza muoversi accidentalmente tra uno scatto e l’altro. Osservando un volto composto da elementi intercambiabili, può intuire quante combinazioni siano necessarie per simulare una frase o uno sguardo.

La mostra arriva inoltre in un momento nel quale l’intelligenza artificiale sta modificando il dibattito sulle immagini. Travis Knight ha definito la scelta di produrre un film così laborioso una silenziosa forma di ribellione. L’affermazione possiede inevitabilmente una componente promozionale, ma solleva un tema reale: il pubblico reagisce in modo diverso quando sa che ciò che vede è stato costruito, toccato e animato da esseri umani? Il Design Museum non offrirà una risposta teorica. Metterà davanti agli occhi del visitatore le prove materiali di quel lavoro.

Biglietti, visita e curiosità sulla mostra Wildwood

Quando si svolge la mostra Wildwood a Londra?

LAIKA presents Wildwood: The Exhibition sarà aperta dal 15 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027. La durata comprende le vacanze scolastiche autunnali, il periodo natalizio e i primi giorni del nuovo anno. Proprio queste settimane potrebbero attirare il maggior numero di famiglie, quindi la prenotazione anticipata sarà consigliabile.

Dove si trova il Design Museum?

Il museo si trova al 224–238 di Kensington High Street, London W8 6AG. Le stazioni più vicine sono High Street Kensington, servita dalle linee Circle e District, e Holland Park, sulla Central line. L’edificio occupa l’ex Commonwealth Institute, restaurato e riaperto come sede del Design Museum nel 2016.

Quanto costa il biglietto?

Al momento del primo annuncio, il prezzo completo della mostra e le eventuali riduzioni non risultavano ancora pubblicati in modo sufficientemente stabile. È preferibile controllare il sito ufficiale prima della visita. Non bisogna confondere il biglietto della mostra principale con l’accesso generale al museo: la collezione permanente e alcune esposizioni sono gratuite, mentre i grandi eventi temporanei sono normalmente a pagamento.

È possibile vedere qualcosa gratuitamente?

Sì. Sul mezzanino sarà allestita una sezione gratuita dedicata ai vent’anni di LAIKA e ai cinque film precedenti. Dovrebbero comparire materiali legati a Coraline, ParaNorman, The Boxtrolls, Kubo and the Two Strings e Missing Link. Non sarà però l’intera mostra di Wildwood: quest’ultima costituisce il percorso principale per il quale è prevista la prenotazione.

La mostra è adatta ai bambini?

Il legame con l’animazione e la presenza di pupazzi e installazioni interattive la rendono potenzialmente interessante per le famiglie. I film di LAIKA, tuttavia, non evitano atmosfere oscure, creature inquietanti e temi emotivi complessi. Wildwood viene presentato come un’avventura fantasy, ma l’età ufficialmente consigliata per la mostra e la classificazione cinematografica britannica del film dovranno essere controllate prima di organizzare la visita con bambini piccoli.

È necessario aver visto Wildwood?

No. La mostra apre otto giorni prima dell’uscita cinematografica annunciata nel Regno Unito e in Irlanda, quindi la maggior parte dei primi visitatori non avrà ancora visto il film. Il percorso è pensato per raccontarne la produzione senza richiedere una conoscenza precedente. Chi desidera evitare anticipazioni sulla trama potrebbe però preferire vedere prima il film e visitare successivamente il museo.

Quando esce il film?

La prima mondiale è prevista per l’11 ottobre 2026 al BFI London Film Festival. L’uscita nelle sale britanniche e irlandesi è annunciata per il 23 ottobre. Programmazione, cinema partecipanti e orari potranno variare, quindi sarà opportuno verificare direttamente presso le sale nelle settimane precedenti.

Che cosa rende Wildwood diverso dai precedenti film LAIKA?

È il progetto più grande mai intrapreso dallo studio e il primo ambientato nella regione di Portland, dove LAIKA possiede la propria sede. Battaglie, voli e paesaggi forestali hanno richiesto set molto più ampi del normale. L’adattamento nasce inoltre da una trilogia illustrata radicata nel paesaggio reale dell’Oregon, trasformato in un territorio fantastico.

Qual è il dettaglio da non perdere?

L’aquila The General sarà probabilmente uno dei simboli della mostra. Le sue oltre 9.000 piume dimostrano quanto un dettaglio apparentemente naturale richieda progettazione quando deve essere controllato in ogni fotogramma. Vale la pena osservare anche i costumi, le armature interne e i volti intercambiabili: elementi meno spettacolari, ma essenziali per trasformare un oggetto in un personaggio.

La mostra Wildwood a Londra promette quindi qualcosa di raro: la possibilità di rallentare un film. Sullo schermo le immagini scorrono troppo velocemente perché lo spettatore possa interrogarsi su ogni foglia, piega o movimento. Nel museo, invece, quel tempo si ferma. Il pupazzo torna a essere materia, il bosco rivela la propria struttura e il gesto dell’animatore diventa finalmente visibile.

È in questa sospensione che l’esposizione trova il suo significato più profondo. Non chiede soltanto di ammirare la precisione di LAIKA, ma ricorda che il cinema è un lavoro collettivo nel quale centinaia di decisioni minuscole costruiscono un’emozione. Wildwood racconta una foresta impossibile; il Design Museum mostrerà le mani, gli strumenti e le invenzioni che l’hanno resa reale.


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