Ucraina, delegato europeo per i negoziati di pace cercasi per evitare il ‘flop’ al vertice dei leader UE

14 Ottobre 2026 - 23:30
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Bruxelles – Strumenti di risposta commerciale in funzione anti-cinese, misure immediate di contrasto al caro-energia, iniziative legislative più prioritarie da mettere sul tavolo in tempi rapidi: il vertice dei capo di Stato e di governo dell’UE in programma domani e venerdì (15 e 16 settembre) a Bruxelles è tutto dedicato al mandato politico che i leader conferiranno alla Commissione europea per risolvere le questioni legate alla competitività a dodici stelle. Perché sugli altri temi, primi fra tutti il nuovo bilancio pluriennalle (MFF 2028-2034), tutto sembra destinato a risolversi con formule di principio e un rinvio ad altri summit.

La questione del bilancio viene posticipata di fatto a un momento successivo, per oggettiva impossibilità di trovare un accordo che non sia quello di un’intesa a proseguire nei lavori. Un accordo mancato che non è una buona notizia per l’Europa. Intanto perché sgonfia le aspettative per il vertice dei leader in programma con le ricadute negative del caso sulla credibilità dei Ventisette, e poi perché, fanno notare gli addetti ai lavori, questo rimandare una quadra non gioca a favore di chi vorrebbe più risorse. La questione di fondo è che quando si ha tanto tempo per negoziare, alla fine si crea il rischio che le posizioni si polarizzino, il che va a vantaggio di chi vuole tagliare.

Il resto del programma è all’insegna di discussioni che si annunciano accese e interlocutorie. Il dibattito sull’immigrazione è considerato strategico, e serve per fare il punto di una situazione che si vede migliorata. “Va considerato il numero di ingressi irregolari, diminuito sensibilmente negli ultimi cinque anni”, elemento che, spiegano fonti UE, porterà i leader a dire che “sforzi e nuove regole stanno funzionando”, e che occorre continuare in questo solco.

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Però… Il però delle discussione sull’immigrazione è rappresentato dalla crisi dell’estate a Ceuta. “È stata una crisi, e necessitava della solidarietà europea, e mi attendo che questo messaggio emerga”, confidano le stesse fonti. Si rischia un nuovo litigio tutto intra-UE, come quello già visto pochi mesi fa, peraltro per una crisi che “non ha riguardato il resto dell’Unione europea”, rendendo quindi inutile la sospensione dell’area Schengen.

Il dibattito a 27 sull’allargamento viene considerato inevitabile vista l’accelerazione dei Paesi candidati, ed in particolare il Montenegro. Un’UE non più a 27 diventa uno scenario sempre più vicino, e ci si interroga su come gestirlo. Ma neppure qui si intravedono grandi conclusioni operative.

L’Ucraina diventa allora l’unico vero soggetto dove il vertice dei leader può produrre qualcosa di rilevante, visto e considerato che Kiev non si fida degli Stati Uniti e del suo presidente, Donald Trump. Il presidente ucraino Volodymir Zelensky, atteso per la giornata di venerdì, vuole un delegato europeo per il negoziato di pace. È questa la garanzia di fronte ai rischi di ‘tradimenti’ USA, e Kiev preme perché il partner a dodici stelle tiri fuori il nome. I leader prima definiranno le caratteristiche della persona, e poi il nome verrà in seconda battuta. Questo, insieme al messaggio di continuo sostegno, è l’unico vero risultato di rilievo di un vertice che sarà più coreagrafia che altro.

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