A giugno registrati in media 23 eventi meteo estremi al giorno

02 Luglio 2026 - 16:29
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A giugno registrati in media 23 eventi meteo estremi al giorno

La grandine è il nemico numero uno, ma non meno danni sono provocati da improvvise alluvioni e lunghi periodi siccitosi. E il problema, ultimamente, si presenta con sempre maggior frequenza. Un’analisi di Coldiretti realizzata sulla base dell’European severe weather database segnala che nel solo mese di giugno si sono verificati in Italia circa 700 eventi estremi, con una media dunque di oltre 23 al giorno. Si va da violenti temporali a grandinate, da tornado a tempeste di vento e fulmini. Non compare ai primi posti di questa lista mensile la siccità, che invece l’ha fatta da padrone in altri periodi. Ma il dato complessivo è non solo di per sé eloquente: come si legge nell’indagine, siamo di fronte a una netta crescita di eventi estremi rispetto allo stesso periodo del 2025, con valori più che raddoppiati.

L’associazione di categoria fa presente che l’afa record che ha colpito il Paese si alterna sempre più spesso a fenomeni meteorologici estremi. Dopo giornate di temperature elevate, soprattutto nelle ore pomeridiane e serali, si verificano improvvisi rovesci, raffiche di vento e grandinate che colpiscono sia le città sia le campagne. L’analisi è stata realizzata nelle scorse settimane e pubblicata nella giornata di ieri, ma come risulta dal meteo che caratterizza oggi gran parte dell’Italia arriva con un tempismo perfetto.

Secondo Coldiretti, questa alternanza di condizioni estreme è ormai una caratteristica ricorrente dell’estate italiana, con conseguenti difficoltà nella gestione delle allerte meteo e dei danni sul territorio.

Tra l’altro, contrariamente a quel che si potrebbe pensare, i temporali violenti e le cosiddette bombe d’acqua che si presentano sempre più di frequente sulle città e le campagne italiane non contribuiscono a risolvere il problema della siccità. Per essere realmente efficaci per i campi, le precipitazioni dovrebbero essere regolari, prolungate e di intensità moderata. Al contrario, le piogge improvvise e intense che cadono su suoli aridi non vengono assorbite dal terreno, defluiscono rapidamente in superficie e aumentano il rischio di frane, smottamenti e dissesto idrogeologico.

Il problema, sottolinea Coldiretti, è che le condizioni climatiche estreme stanno mettendo sotto pressione l’agricoltura italiana, con effetti particolarmente gravi nel Nord e nel bacino del Po. Secondo il monitoraggio dell’associazione, le coltivazioni più colpite sono riso, pomodori e ortaggi, insieme ai pascoli e agli allevamenti. In queste condizioni, l’afa riduce la produzione di latte e fa aumentare i costi fino al 30% in più per refrigerazione e sistemi di raffrescamento nelle stalle.

Il problema è tutt’altro che di scarsa portata: negli ultimi quattro anni, secondo i dati comunicati dall’associazione di settore, gli effetti dei cambiamenti climatici hanno provocato danni diretti e indiretti all’agricoltura italiana per oltre 20 miliardi di euro, tra siccità e alluvioni. E stando sempre ai dati Coldiretti, oltre il 28% del territorio nazionale è oggi a rischio degrado e desertificazione a causa della riduzione della disponibilità idrica.

Per affrontare la crisi climatica, Coldiretti rilancia la necessità di un piano nazionale degli invasi con sistemi di pompaggio, in collaborazione con Anbi. Questi bacini, viene spiegato, avrebbero una funzione multifunzionale: garantire acqua per usi civili e agricoli, produrre energia idroelettrica e ridurre l’impatto delle piogge intense sul suolo, contribuendo a limitare fenomeni di scorrimento e dissesto.

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