Decarbonizzazione e innovazione: Europa più competitiva se guida la transizione

02 Luglio 2026 - 14:15
0
Decarbonizzazione e innovazione: Europa più competitiva se guida la transizione

L’Unione europea, in mezzo a due pesi massimi come gli Usa e la Cina, può rafforzare la propria competitività e l’autonomia geopolitica solo mettendo in campo una strategia ben precisa, ovvero guidando la transizione verde, accelerando sugli investimenti tecnologici in questo settore e garantendo una reale equità sociale. È questa la conclusione di un’analisi condotta dal Joint research centre (Jrc), il servizio della Commissione europea il suo scopo principale è fornire consulenza scientifica per supportare, sviluppare e monitorare le politiche dell’Ue. Nel documento dal titolo “A pathway to Europe's competitiveness: the clean transition” (“Una via verso la competitività dell’Europa: la transizione verso un’economia pulita”) i ricercatori europei mostrano come la transizione verso un’economia pulita possa rafforzare la competitività, la resilienza e l’autonomia strategica dell’Ue, individuando i settori prioritari e i fattori trasversali necessari per tradurre gli obiettivi in azioni concrete. Adottando una prospettiva sistemica, il rapporto evidenzia come la scienza e la ricerca possano guidare l’innovazione che accelera la transizione verso un’economia pulita, rafforzando al contempo la competitività, la resilienza e l’autonomia strategica dell’Europa.

Gli autori dello studio sottolineano il fatto che la transizione verso un’economia pulita non è solo una necessità ambientale, ma anche una pietra miliare della competitività sostenibile dell’Europa: accelerare la decarbonizzazione, l’innovazione e l’autosufficienza è essenziale per salvaguardare la prosperità e la stabilità economica dell’Europa, la giustizia sociale e i risultati in materia di salute pubblica. Cogliere appieno queste opportunità significa costruire sistemi energetici climaticamente neutri, un’economia incentrata sulla circolarità, una mobilità sostenibile e sistemi alimentari resilienti, preservando e ripristinando al contempo la biodiversità. Tuttavia, la chiave per rendere tutto ciò economicamente sostenibile e rafforzare al contempo l’indipendenza europea sta nell’affrontare queste sfide insieme e nel gestire i compromessi.

I ricercatori indicano soprattutto cinque voci su cui intervenire. La prima riguarda l’energia, i trasporti e l’edilizia, che sono settori chiave in cui investimenti mirati possono portare a una significativa riduzione delle emissioni, migliorare la sicurezza energetica e rafforzare la competitività industriale dell’Europa. La seconda sfida è migliorare le pratiche ad alta intensità di manodopera, quali la riparazione, l’upcycling e la rigenerazione, sviluppare i mercati delle materie prime secondarie e investire nella gestione dei rifiuti può dare impulso all’economia circolare europea, rafforzando al contempo la competitività e la resilienza. Terza raccomandazione: la trasformazione dei sistemi alimentari può migliorare le prestazioni ambientali, rafforzando al contempo la resilienza, la competitività e la sostenibilità a lungo termine dell’agricoltura europea e delle comunità rurali. Quarto obiettivo: la conservazione e il ripristino degli ecosistemi miglioreranno la nostra salute e il nostro benessere e, allo stesso tempo, ridurranno i rischi fisici per settori quali l’agricoltura, la silvicoltura, il settore immobiliare, quello assicurativo, l’energia, i servizi idrici e le infrastrutture. Ultimo ma non ultimo, spiegano i ricercatori del Jrc, è necessario ridurre l’inquinamento alla fonte e bonificare l’inquinamento storico perché ciò garantisce aria, acqua e suolo più puliti, con notevoli benefici per la salute.

Leggendo qualche altro dettaglio contenuto nell’analisi del Jrc si apprende che investire nel ripristino della natura e nell’azione per il clima può portare a notevoli benefici economici: investimenti annuali di circa 5,8 miliardi di euro nelle aree protette potrebbero generare fino a 300 miliardi di euro all’anno di benefici. L’economia blu dell’Ue sostiene già oltre 3,5 milioni di posti di lavoro e genera più di 170 miliardi di euro di valore aggiunto, con ulteriori margini di innovazione nel settore delle energie rinnovabili marine, delle biotecnologie e della robotica. Tuttavia, si legge, il mancato raggiungimento degli obiettivi climatici potrebbe comportare perdite pari ad almeno lo 0,7% del Pil all’anno entro il 2050, anche senza considerare gli impatti del moltiplicarsi degli eventi climatici estremi sull’agricoltura e sull’energia, gli sfollamenti di popolazione, i conflitti e le implicazioni per la sicurezza derivanti dai cambiamenti climatici, i danni irreversibili alla natura o le conseguenze del superamento dei punti di non ritorno climatici. In altre parole, l’inazione è costosa e comporta rischi considerevoli.

I ricercatori puntano il dito anche sulla nota dolente della dipendenza dai combustibili fossili e dalle materie prime critiche, che ostacola la competitività e la resilienza dell’Ue, in particolare in periodi di instabilità geopolitica. Produrre una quota maggiore della nostra energia elettrica da fonti rinnovabili come il solare e l’eolico può ridurre i costi energetici e garantire un’energia più pulita e accessibile, viene sottolineato nello studio. Nel contempo, i proventi derivanti dalle politiche ambientali potrebbero finanziare la ristrutturazione degli edifici e il passaggio a sistemi di riscaldamento a basse emissioni di carbonio, dando impulso all’economia e alla salute pubblica. Investire nella modernizzazione del sistema energetico dell’Ue, abbandonando i combustibili fossili importati, ha creato nuovi posti di lavoro e opportunità commerciali in Europa e ha contribuito a migliorare la qualità dell’aria, con benefici per la salute della popolazione. 

Se è vero che in Europa si registra una domanda crescente sia di risorse biologiche che minerali, è poi altrettanto vero che una bioeconomia circolare e sostenibile è fondamentale per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, promuovere l’efficienza delle risorse e dare impulso alle economie rurali. L’Ue, viene segnalato, spreca un’enorme quantità di materie prime critiche che potrebbero essere recuperate dai prodotti a fine vita e riutilizzate. Il rafforzamento dell’economia circolare ridurrà la dipendenza dalle risorse primarie – in particolare quelle importate – e renderà l’economia europea più resiliente all’instabilità geopolitica.

Nel settore energetico, sottolineano i ricercatori del Jrc, è necessario un investimento medio annuo di circa 660 miliardi di euro (2026–2030) per la transizione energetica dell’Ue e per garantire a tutti un’energia sicura, pulita e a prezzi accessibili. Da questo punto di vista è essenziale una transizione verso l’energia pulita che sia equa e inclusiva e che distribuisca i benefici a tutta la società. Nel 2023 la povertà energetica colpiva ancora il 10,6% della popolazione dell’Ue, mentre il 10% più ricco della popolazione era responsabile di quasi la metà delle emissioni climatiche dell’Ue. Una comunicazione trasparente, il coinvolgimento dei cittadini e approcci basati sul territorio, garantiscono gli autori del report, possono contribuire a coinvolgere comunità, città e regioni per trasformare le ambizioni dell’Ue in successi a livello locale. La conclusione degli esperti: «Una governance multilivello più forte e politiche coerenti tra i vari settori possono trasformare la sfida della competitività dell’Ue in un’opportunità: rendere la transizione verso un’energia pulita il fondamento duraturo di un’Europa più prospera, sostenibile e resiliente».

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Eventi e News

Eventi e News in Italia

Commenti (0)

User