A Hormuz ferme merci per 23,7 miliardi di dollari, impatti sulle catene globali di approvvigionamento

Maggio 11, 2026 - 18:02
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A Hormuz ferme merci per 23,7 miliardi di dollari, impatti sulle catene globali di approvvigionamento

Quasi mille navi risultano ferme nel Golfo persico, per un valore stimato di 23,7 miliardi di dollari di merci trasportate, con impatti sulle catene globali di approvvigionamento. A segnalarlo è “Port Infographics 2026”, il report che raccoglie e analizza le principali statistiche sul trasporto marittimo, la logistica e la portualità nazionale e internazionale. A redigerlo, come ogni anno, sono Assoporti e il centro studi Srm, e questo nuovo numero contiene anche uno speciale dedicato alle materie prime. È inevitabile che in questa fase l’attenzione vada a quanto sta avvenendo in Medio Oriente.

Nel testo, oltre al dato sulle mille navi per un valore di quasi 24 miliardi di dollari bloccate a causa delle misure adottate dall’Iran e dalle contromisure imposte dagli Stati Uniti, si legge che lo Stretto di Hormuz movimenta il 37% del petrolio mondiale via mare e il 28% del Gpl globale e che le tensioni nell’area hanno provocato un calo dell’89% dei transiti giornalieri in pochi mesi. Una situazione che si aggiunge a tensioni che nel corso del 2025 hanno riguardato anche altre rotte marittime, a causa degli attacchi degli Houti nel Mar Rosso e non solo. Il Canale di Suez, si legge nel testo ora pubblicato da Assoporti e Srm, lo scorso anno ha registrato traffici ancora inferiori del 48% rispetto al 2022, mentre le rotte alternative via Capo di Buona Speranza allungano ancora fino al 120% le distanze percorse dalle navi. Le deviazioni delle rotte, viene sottolineato, comportano un aumento fino a 20 giorni di navigazione aggiuntivi e rincari significativi dei costi logistici e del bunkeraggio;

Già la Fao nei giorni scorsi ha ripetutamente lanciato una serie di allarmi sulle ricadute a livello globale che potrebbero esserci in caso di prolungato blocco dello Stretto di Hormuz. Shock sovrapposti potrebbero spingere l’inflazione dei prezzi alimentari e aggravare la fame in molti paesi, ha sottolineato l’Organizzazione Onu, e l’impossibilità delle navi cariche di derrate alimentari ma anche di fertilizzanti di attraversare le acque del Golfo può innescare una catastrofe agroalimentare globale.

Finora la concentrazione a livello internazionale si è concentrata soprattutto sul mancato import-export di petrolio e gas, ma sono molte altre le materie prime che non possono più liberamente circolare come prima dell’inizio dei bombardamenti statunitensi e israeliani sull’Iran. E come si legge nel nuovo “Port infographics” le materie prime rappresentano uno dei grandi business del mare: il 74% delle merci trasportate via mare nel mondo è costituito da rinfuse liquide e solide (oltre 9 miliardi di tonnellate di commodity strategiche), nel 2025 il trasporto marittimo mondiale ha raggiunto quota 13 miliardi di tonnellate movimentate, confermando il ruolo centrale dello shipping nell’economia globale e le rinfuse liquide rappresentano il 37% delle merci movimentate nei porti Ue, mentre le solide incidono per il 20%.

Gli autori del documento evidenziano che nel 2025 i porti italiani hanno superato 500 milioni di tonnellate di merci movimentate, con una crescita in tutti i segmenti merceologici: «Sono numeri che dimostrano il valore strategico delle infrastrutture per l’economia nazionale, per il commercio internazionale e per la competitività del sistema produttivo del Paese», dice il presidente di Assoporti, Roberto Petri. E se quanto sta avvenendo in Medio Oriente è da monitorare con molta attenzione, il direttore generale di Srm, Massimo Deandreis, sottolinea però un fatto riguardo il Mediterraneo e in particolare il sistema dei porti italiano: «Le analisi che abbiamo condotto, grazie alla solida collaborazione con Assoporti, mettono in evidenza il valore strategico dei grandi chokepoint marittimi per l’economia globale. Ne abbiamo prova con le tensioni geopolitiche e le disruption che stanno interessando Hormuz e i conseguenti effetti sulle supply chain, sui costi logistici e sull’organizzazione dei traffici marittimi ed energetici internazionali. L’analisi mette però in evidenza che i porti italiani stanno dimostrando importanti capacità di adattamento, garantendo sostegno sia il sistema industriale che a quello turistico nazionale. Nonostante la situazione generale, i dati dimostrano che il Mediterraneo mantiene una centralità strategica a livello globale e l’Italia, grazie alla sua posizione geografica e alla rete portuale, può giocare un ruolo sempre più rilevante nei nuovi equilibri logistici».

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Redazione Eventi e News

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