Effetto guerra in Ue su Pil (-0,3%) e inflazione (+0,4%): per le famiglie italiane costi in più fino a 1.500 euro l’anno

«L’aumento dei prezzi dell’energia e la crescente incertezza dei consumatori legata alla guerra in Medio Oriente hanno riportato alla ribalta i rischi che gravano sulle prospettive del tasso di risparmio delle famiglie». E poi: «Shock simultanei sulle ragioni di scambio e sull’incertezza dei consumatori rappresentano rischi significativi per crescita e inflazione». Sono due passaggi di un’analisi realizzata dalla Banca centrale europea sugli effetti economici della guerra in Iran e del conseguente rialzo dei prezzi di petrolio e gas, che dall’inizio di marzo stanno impattando pesantemente sui costi dei carburanti e delle bollette. Il titolo dello studio è “Risparmia energia: come la guerra in Medio Oriente potrebbe influire sui risparmi delle famiglie e sull’economia” e a firmarlo c’è anche un ricercatore italiano (gli autori sono Niccolò Battistini, Alina Bobasu, Rodolfo Rinis Rigato e Hanno Kase). Secondo gli economisti della Bce, un deterioramento delle condizioni energetiche simile a quello registrato nel 2022-2023 a seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia potrebbe frenare il Pil dell’Eurozona e allo stesso tempo riaccendere le pressioni inflazionistiche.
Scrivono gli economisti dell’Eurotower che se shock energetici e aumento dell’incertezza dovessero materializzarsi contemporaneamente, «l’effetto combinato potrebbe esercitare un freno significativo sulla crescita», accompagnato da pressioni al rialzo sull’inflazione.
Gli esperti della Bce osservano che il nuovo aumento dei prezzi dell’energia e la maggiore incertezza legata al conflitto stanno riaprendo rischi sull’andamento del risparmio delle famiglie. Dopo il calo rispetto ai picchi registrato post-pandemia da Covid-19, il tasso di risparmio è infatti tornato a salire rapidamente nel 2022 e nel 2023, restando elevato anche nel 2024. In particolare, secondo le simulazioni della Bce, uno shock sulle ragioni di scambio di entità comparabile a quello del 2022 ridurrebbe il tasso di risparmio di 0,3 punti percentuali all’inizio del 2027, mentre un aumento dell’incertezza dei consumatori simile a quello seguito all’invasione russa dell’Ucraina lo aumenterebbe di 0,4 punti percentuali entro la fine del 2027.
Ma non c’è solo questo nel report diffuso da Francoforte. Sempre leggendo nel dettaglio, il modello macroeconomico della Bce indica che un nuovo shock energetico farebbe aumentare l’inflazione di 0,4 punti percentuali nel 2027, soprattutto per effetto della componente energia, e ridurrebbe la crescita media nei Paesi dell’Eurozona di 0,1 punti percentuali. Parallelamente, un aumento dell’incertezza dei consumatori potrebbe avere «effetti trascurabili» sull’inflazione ma taglierebbe la crescita di 0,3 punti percentuali.
Tra l’altro, fattore tutt’altro che secondario sottolineato nello studio, gli effetti di tutto ciò sarebbero distribuiti in modo diseguale tra le famiglie e farebbe aumentare le disuguaglianze: i nuclei familiari a basso reddito subirebbero l’impatto maggiore in caso di un prolungato shock energetico, mentre le famiglie più ricche ridurrebbero maggiormente i consumi in presenza di un aumento dell’incertezza senza comunque veder intaccati in maniera significativa stili di vita e patrimoni.
Se questa è l’analisi sull’Eurozona che arriva da Francoforte, restringendo lo sguardo al nostro Paese e leggendo un analogo studio realizzato dalla Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa (Cna) si apprende che se le quotazioni di petrolio e gas rimarranno ai livelli attuali nei prossimi mesi (dopo l’ennesimo fallimento delle trattative tra Usa e Iran e il ritorno da protagoniste delle minacce incrociate, oggi il greggio è di nuovo sopra i 100 dollari al barile e il gas è a quota 47 euro al MWh) l’incremento dei costi per luce, gas, carburanti e beni alimentari (che insieme all’abitazione rappresentano oltre il 40% della spesa mensile) potrebbe tradursi in una maggiore spesa per una famiglia media intorno ai mille euro nel 2026, con punte fino a 1.200-1.300 euro per nuclei con figli e maggiore intensità di consumi energetici.
Andando anche in queto caso a leggere nel dettaglio, per le bollette energetiche si parla di un aumento tra 300 e 400 euro annui, la spesa per carburanti cresce tra 200 e 300 euro, con impatti più rilevanti per i pendolari, mentre l’effetto indiretto sui prezzi alimentari comporta un aggravio tra 250 e 350 euro annui.
Come sottolineato dalla Bce in rapporto al panorama europeo, anche per il panorama italiano le dinamiche risultano inoltre fortemente differenziate, e le famiglie con figli delle fasce meno abbienti faticherebbero di più a far quadrare i conti in caso di uno shock energetico prolungato: le fasce più esposte come le famiglie con due figli, casa mediamente grande e nel caso anche due auto può arrivare a pagare fino a 1.500 euro in più all’anno; per una coppia di lavoratori pendolari dove il carburante diventa la voce dominante, il totale oscilla tra i 900 e 1.200 euro; chi invece vive da solo in città, magari senza auto, riesce a limitare i danni: 400-500 euro in più all’anno.
Tra l’altro, segnala la Cna, la crescita dei redditi nominali, che attualmente à stimata tra il 2,5% e il 3%, solo in parte è in grado di compensare un’inflazione che al momento è prevista tra il 2,7% e il 3%, il che finirà per determinare una sostanziale stagnazione o anche una più o meno lieve riduzione del potere d’acquisto.
In questo contesto, sottolinea la Cna, il rischio per l’Italia è un rallentamento della domanda interna, con effetti immediati sulle micro e piccole imprese dei settori commercio, servizi e produzione. Per la Confederazione, è quindi necessario mettere in campo con urgenza una serie di interventi, tra cui: rafforzare le misure di contenimento dei costi energetici; sostenere il reddito disponibile delle famiglie; incentivare gli investimenti in efficienza energetica per imprese e cittadini.
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