Abbiategrasso: spintone all’agente di Polizia locale dopo il diniego, assolto il giovane straniero

05 Giugno 2026 - 17:46
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Si è conclusa con una formula assolutoria la complessa vicenda giudiziaria che vedeva imputato un giovane cittadino di origini egiziane di 27 anni residente ad Abbiategrasso, accusato dei reati di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate. Il Tribunale di Pavia ha accolto in toto la tesi della difesa, sostenuta dagli avvocati Roberto Grittini e Francesco Paolo Rondema del Foro di Milano, riconoscendo l’applicazione della scriminante putativa: l’imputato, a causa di un errore di fatto, ha agito nella convinzione errata ma ragionevole di doversi difendere da un’ingiusta aggressione.

L’episodio cardine risale al 23 maggio 2023, all’interno del Comando di Polizia Municipale di Abbiategrasso. Il giovane, allora ventisettenne, si era recato presso gli uffici comunali per formalizzare una legittima richiesta di ospitalità. Secondo l’impianto accusatorio iniziale formulato nel decreto di citazione diretta a giudizio, a seguito del diniego o delle procedure di identificazione, la situazione sarebbe repentinamente degenerata. Al giovane veniva contestato di aver spintonato con forza un agente della Polizia Locale di 36 anni, facendolo indietreggiare e provocandogli lesioni personali (un trauma da aggressione fisica giudicato guaribile in dieci giorni), per poi darsi alla fuga.

Nel corso del dibattimento, tuttavia, l’accurato lavoro istruttorio condotto dai difensori Roberto Grittini e Rondema ha ribaltato la chiave di lettura dell’intero accaduto. I legali sono riusciti a dimostrare come una serie di situazioni abbiano ingenerato nel ragazzo il fermo e sincero convincimento di trovarsi di fronte a un pericolo imminente per la propria incolumità fisica.

Lo spintone inferto all’operatore di Polizia Locale non è stato dunque letto dal giudice come un atto intenzionale di violenza finalizzato a opporsi all’adempimento di un atto d’ufficio, bensì come una reazione d’istinto dettata da una percezione alterata e difensiva della realtà. L’assoluzione cancella così i pesanti addebiti legati agli articoli del codice penale, che avrebbero potuto comportare una severa condanna detentiva.

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