Addio a Gianni Mattioli, una vita per l’ambientalismo scientifico e contro il nucleare

1 Giugnoe 2026 - 12:25
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Addio a Gianni Mattioli, una vita per l’ambientalismo scientifico e contro il nucleare

È morto Gianni Mattioli, fisico, docente universitario, tra i fondatori di Legambiente e storico protagonista dell’ambientalismo scientifico italiano. Nato a Genova il 29 gennaio 1940, Mattioli ha attraversato oltre mezzo secolo di storia civile, politica e scientifica del Paese, contribuendo a costruire un’idea di ecologia fondata non sugli slogan, ma sui dati, sulla conoscenza e sulla responsabilità verso la salute, l’ambiente e le generazioni future.

Professore alla facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell’Università di Roma La Sapienza, dove ha insegnato Complementi di fisica matematica, Fisica e Fisica ambientale, Mattioli ha svolto attività di ricerca teorica in fisica delle particelle elementari, meccanica quantistica e moti quasi-periodici.

Una formazione rigorosa, che non abbandonerà mai, ma che a partire dalla fine degli anni Settanta si intreccerà in modo sempre più stretto con l’impegno pubblico.Il passaggio decisivo arriva nel 1977, quando entra in contatto con il caso delle popolazioni di Montalto di Castro, dove era prevista la realizzazione di una centrale nucleare. Da quel momento la tutela della salute e dell’ambiente diventa uno degli assi principali della sua vita. Nel 1978, insieme al collega Massimo Scalia, fonda il Comitato per la scelta dell’energia, partecipando poi ai lavori di commissioni dedicate a forme alternative di energia e inquinamento atmosferico promosse da Parlamento, Consiglio europeo, Regioni e sindacati.

Con Scalia sarà anche cofondatore della rivista Quale energia?, contribuendo a dare all’ambientalismo italiano una base scientifica e culturale solida. Nel 1987 entra nel Comitato della Conferenza nazionale per l’energia, viene eletto deputato nella lista della Federazione dei Verdi ed è nominato membro della Commissione per la programmazione del Bilancio e del Tesoro. Nello stesso anno diventa presidente della Federazione dei Verdi, nel cui consiglio federale resterà fino al 1992.

Rieletto deputato, diventa vicepresidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici. Sarà poi nuovamente eletto nel 1994 con la Federazione dei Verdi e nel 1996 nello schieramento dell’Ulivo. Dal maggio 1996 all’ottobre 1998 è sottosegretario al ministero dei Lavori pubblici nel primo governo Prodi, incarico confermato nei governi D’Alema, mentre nel secondo governo Amato assume il ruolo di ministro senza portafoglio per le Politiche comunitarie.

La sua attività istituzionale non cancellerà mai il legame con la ricerca e la divulgazione scientifica. Come professore di Fisica matematica alla Sapienza, Mattioli è stato membro del gruppo di ricerca in Fisica matematica del Consiglio nazionale delle ricerche, della Giunta del Centro di ricerca per le scienze applicate alla protezione dell’ambiente e dei beni culturali, della presidenza del Comitato scientifico del Decennio per l’educazione allo sviluppo sostenibile dell’Unesco e del Comitato scientifico di Legambiente.

«Gianni Mattioli ci ha lasciato. Gianni è stato tra i fondatori delle liste dei Verdi, già deputato e ministro. È stato uno dei protagonisti della battaglia antinucleare insieme a Massimo Scalia e dell'ambientalismo scientifico», ricorda Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde. Mattioli è stato «un uomo che ha dedicato l'intera vita al suo paese, alla scienza e alla salvaguardia del Pianeta. Perché per lui la scienza doveva stare dalla parte della Terra». Un’espressione che riassume bene la specificità del suo percorso: portare il sapere scientifico fuori dai laboratori e dalle aule universitarie, senza semplificarlo né piegarlo alla propaganda, ma trasformandolo in responsabilità civile.

«Insieme a Scalia, è stato uno dei pilastri dell'ambientalismo scientifico italiano, quell'approccio che ha voluto l'ecologia fondata sui dati, sui fatti, sulla conoscenza e sulla ricerca», aggiunge Bonelli. «La sua battaglia contro il nucleare in Italia fu la battaglia di un fisico che sapeva esattamente di cosa parlava, e che proprio per questo sentiva il peso della responsabilità più degli altri».

Mattioli apparteneva a una generazione che ha contribuito a spostare l’ambientalismo italiano da testimonianza di minoranza a cultura politica nazionale, intrecciando salute pubblica, energia, diritti delle comunità, tutela dei territori e democrazia. La critica al nucleare non nasceva infatti da ostilità verso la scienza, ma al contrario da una competenza scientifica messa al servizio del principio di precauzione, della sicurezza e della ricerca di alternative energetiche sostenibili. «Gianni Mattioli – chiosa Bonelli – ha dedicato la sua vita alla difesa dell’ambiente, alla ricerca di modelli energetici sostenibili e alla costruzione di una cultura ecologista fondata sulla conoscenza e sulla responsabilità verso le future generazioni. La sua scomparsa rappresenta una grande perdita per il movimento ecologista, per la politica e per l’Italia. A nome di Europa Verde e mio personale esprimo il più sincero cordoglio ai suoi familiari e a tutte le persone che hanno condiviso con lui un lungo percorso di impegno civile e politico. Ciao Gianni, riposa in pace».

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