AI e riconoscimento facciale per le forze di polizia: il governo fissa le nuove regole
L’intelligenza artificiale entra nelle attività delle forze di polizia, con regole dedicate a videosorveglianza, riconoscimento facciale e dati biometrici. Nel pacchetto di decreti approvato in esame preliminare dal Consiglio dei ministri c’è infatti anche una disciplina specifica per l’uso dei sistemi di AI nella sicurezza pubblica, uno dei terreni più sensibili quando la tecnologia incrocia identificazione delle persone, indagini e diritti fondamentali.
I provvedimenti servono ad adeguare la normativa italiana al regolamento europeo sull’AI e danno attuazione alla legge 132 del 2025. A Palazzo Chigi, il sottosegretario alla Presidenza, Alfredo Mantovano, ha parlato di una disciplina nazionale organica, costruita intorno a un’impostazione che mantiene la persona al centro e considera la macchina uno strumento. Tradotto nel campo della sicurezza, significa che l’AI potrà essere usata per supportare l’attività degli operatori, ma non per sostituire le loro decisioni.
È lo stesso principio richiamato dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, secondo cui l’obiettivo è mettere a disposizione delle funzioni di polizia e dei servizi di sicurezza anche tecnologie più avanzate, senza trasformarle in strumenti decisionali autonomi. L’AI, ha spiegato, deve restare un supporto all’attività dell’operatore di polizia e non può prendere il posto della valutazione umana.
USO E LIMITI
Piantedosi ha insistito soprattutto sul ruolo non autonomo dei sistemi di AI. “L’intelligenza artificiale è un supporto e non è un poliziotto automatizzato”, ha spiegato, aggiungendo che “le decisioni, ripeto, restano umane”. Ogni utilizzo dovrà essere proporzionato, sottoposto a revisione e sorveglianza umana qualificata e rispettoso delle regole sulla protezione dei dati personali, con particolare attenzione ai dati sensibili.
Il decreto prevede regole stringenti per l’identificazione biometrica in tempo reale per finalità di polizia, ammessa solo in casi eccezionali. Secondo il ministro, non è previsto “nessun grande fratello generalizzato”, perché sarebbe vietato l’utilizzo di banche dati biometriche create attraverso raccolte massive e generalizzate di dati web. Il provvedimento introduce inoltre percorsi di formazione specifica per gli operatori di polizia e la possibilità per le forze dell’ordine di sperimentare nuove soluzioni di AI in ambienti protetti e controllati, in particolare per le aree considerate ad alto rischio.
La disciplina distingue poi tra due modalità di utilizzo. La prima riguarda l’impiego in tempo reale, anche prima della commissione di un reato, ma solo in presenza di pericoli o minacce legate a condizioni specifiche. Piantedosi ha citato, tra gli esempi, minacce gravi con finalità di terrorismo, altri reati di particolare allarme sociale, la ricerca di persone scomparse e i casi legati a vittime di tratta, sequestro e sfruttamento sessuale.
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