Anche l’Economist riconosce il “metodo Meloni”: il record del governo più longevo e ammirato smentisce i profeti di sventura

31 Agosto 2026 - 15:10
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Anche l’Economist riconosce il “metodo Meloni”: il record del governo più longevo e ammirato smentisce i profeti di sventura

Meloni governo Economist

Il governo Meloni si prepara a festeggiare un record che, nell’Italia degli esecutivi ‘balneari’, vale assai più di una ricorrenza. Venerdì 4 settembre diventerà l’esecutivo più longevo della storia repubblicana, superando i 1.412 giorni del Berlusconi II eletto nel 2001. Il traguardo sarà celebrato con iniziative in tutta Italia, a partire dall’appuntamento di Bari. Ma la notizia ha già varcato i confini nazionali, obbligando anche gli osservatori decisamente meno generosi con la destra a fare i conti con una realtà che, nell’autunno del 2022, molti – guarda caso soprattutto a sinistra – avevano escluso in partenza. Allora si teneva già il conto alla rovescia per la caduta. È andata esattamente al contrario. Dopo aver portato per la prima volta una donna a Palazzo Chigi, Meloni conquista un altro primato: mentre in Gran Bretagna, Francia e Paesi Bassi si sono avvicendati governi e primi ministri, l’Italia, per decenni proverbiale laboratorio dell’instabilità, è diventata il punto fermo d’Europa.

Il riconoscimento dell’Economist

A riconoscerlo è persino l’Economist, non precisamente una gazzetta meloniana. Il titolo dell’analisi, “Giorgia Meloni is fusing populism and moderation”, racchiude la tesi: la presidente del Consiglio avrebbe saputo conservare la capacità di parlare al proprio elettorato, accompagnandola con il pragmatismo necessario per esercitare il potere.

Il settimanale non rinuncia alle consuete etichette sulla destra italiana, ma ammette che Meloni ha rimodellato il quadro politico e si è collocata al centro del sistema. Giovanni Orsina, docente della Luiss, la descrive come «la persona attorno alla quale ruota l’intero sistema politico». I sondaggi continuano inoltre ad attribuire a Fratelli d’Italia percentuali superiori a quelle raccolte alle politiche del 2022, mentre Lorenzo Pregliasco di YouTrend definisce la premier, con una punta di perfidia, la leader «meno impopolare degli altri».

Tre, per l’Economist, sono gli ingredienti di questa affermazione. Il primo è un’opposizione divisa tra Pd e Movimento Cinque Stelle, incapace di trovare una linea comune soprattutto sulla politica estera e sul sostegno a Kiev. Per Orsina, il campo avversario è «in un vero disastro». E non cita nemmeno tutta la diatriba giornaliera sulle primarie.

Il secondo elemento sarebbe la prudenza con la quale il governo ha affrontato gli interessi consolidati e le riforme più traumatiche. Il settimanale britannico la presenta quasi come scarsità d’iniziativa. Ma in politica esiste anche una differenza tra governare e lanciarsi contro il muro per dimostrare di avere coraggio.

Rigore nei conti e fermezza internazionale

La terza ragione è la capacità di combinare identità e affidabilità. Nell’articolo ricorda anche la disciplina fiscale garantita da Giancarlo Giorgetti, con il deficit sceso da oltre l’8% dell’epoca pandemica a circa il 3, il rapporto costruito con Ursula von der Leyen e il sostegno mantenuto a Kiev, anche quando una parte della destra europea ha preferito altre posizioni.

Persino sull’immigrazione, osserva il giornale, la stretta contro gli ingressi illegali è stata accompagnata dall’apertura di canali regolari per rispondere alle esigenze delle imprese. A questo si aggiungono il Piano Mattei per l’Africa e i centri in Albania: un progetto ostacolato dai tribunali, ma capace di anticipare un dibattito che Bruxelles ha poi fatto proprio autorizzando strutture analoghe per i richiedenti asilo provenienti da Paesi sicuri.

Meloni, insomma, non appare come una leader in declino, bensì come un presidente impegnato a costruire le condizioni per un secondo mandato. E alla fine il modello italiano viene ormai studiato anche da chi, quattro anni fa, aspettava soltanto di scriverne il necrologio.

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