Aumento delle temperature e innalzamento dei mari: per New Orleans può essere necessaria a breve una delocalizzazione

Immaginate una città di quasi 400 mila abitanti che debba essere abbandonata e ricostruita da un’altra parte. Impossibile? No, necessario. La città in questione è New Orleans e a sostenere che entro alcuni decenni debba essere “trasferita” un centinaio di chilometri più lontano dalla costa è uno studio realizzato dalla Tulane University e pubblicato sulla rivista scientifica Nature Sustainability. Punto di partenza dell’analisi è che con le temperature globali destinate a superare la soglia di 1,5 °C prevista dall’Accordo di Parigi — un livello che durante l’ultimo interglaciale ha provocato un crollo sostanziale delle calotte glaciali — le zone costiere a bassa quota si trovano ad affrontare un innalzamento del livello del mare che va ben oltre gli attuali orizzonti di pianificazione. Spiegano i ricercatori, che hanno focalizzato la loro indagine sullo Stato della Louisiana: «In questo contesto geologico, esaminiamo l’impatto dell’innalzamento del livello del mare su quella che potrebbe essere la zona costiera fisicamente più vulnerabile al mondo, utilizzando modelli preistorici e contemporanei di mobilità umana. Evidenziamo gli aspetti positivi dell’esodo demografico recentemente iniziato in questa regione e sosteniamo che il destino delle comunità situate nell’entroterra di questa zona costiera si deciderà nei prossimi decenni». Perché la Louisiana? Il motivo è presto detto, e si legge nello studio stesso: «Sebbene la mitigazione dei cambiamenti climatici debba rimanere il primo passo per evitare le conseguenze peggiori, la costa della Louisiana ha evidentemente già superato il punto di non ritorno».
Il team interdisciplinare che ha realizzato lo studio sostiene che la perdita di territorio e gli spostamenti demografici lungo la costa della Louisiana, causati dai cambiamenti climatici, potrebbero consentire allo Stato di diventare un leader mondiale nella pianificazione dell’adattamento climatico. Secondo l’ultimo rapporto del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici, la Louisiana ospita la zona costiera più esposta al mondo, come dimostra in parte uno dei tassi più elevati di perdita di zone umide. Di conseguenza, la regione potrebbe offrire un’anteprima dei cambiamenti che altre aree costiere potrebbero affrontare nel corso di questo secolo.
Mentre le popolazioni costiere a livello globale continuano a crescere, la Louisiana si distingue come un’eccezione. Quasi tutta la zona costiera dello Stato ha perso residenti dal 2000, in particolare a seguito di gravi uragani. I ricercatori affermano che questa tendenza suggerisce che lo spopolamento causato dal clima sia già iniziato e possa accelerare man mano che l’innalzamento del livello del mare aumenta l’impatto delle future mareggiate.
Una scoperta fondamentale evidenziata dallo studio riguarda un antico litorale individuato dal geoscienziato e coautore Zhixiong Shen, attualmente professore alla Coastal Carolina University. Il litorale si formò circa 125.000 anni fa a nord del lago Pontchartrain, a circa 50 chilometri a nord di New Orleans. A quel tempo, le temperature globali erano di circa 0,5-1,5 gradi Celsius più calde rispetto ai livelli preindustriali e il livello del mare era di 3-6 metri più alto rispetto a oggi.
La ricerca, a cui ha dedicato un servizio dal titolo “Punto di non ritorno” anche il quotidiano britannico The Guardian, integra la geologia costiera con l’archeologia, la demografia e le politiche pubbliche per delineare una visione a lungo termine per la regione. I reperti archeologici dimostrano che, nel corso della storia, le comunità indigene si sono adattate ai cambiamenti ambientali spostandosi lungo la costa. Si legge nello studio che la Louisiana meridionale rischia un innalzamento del livello del mare compreso tra i 3 e i 7 metri e la perdita di tre quarti delle sue zone umide costiere residue, il che causerà una «migrazione della linea di costa fino a 100 km (62 miglia) verso l’interno», isolando così New Orleans e Baton Rouge. I ricercatori sono arrivati a questa conclusione dopo aver messo a confronto l’attuale aumento delle temperature globali con un periodo di caldo simile verificatosi proprio 125.000 anni fa e che causò un innalzamento del livello del mare nelle citate proporzioni.
«Con il clima globale ora più caldo di quasi 1,5 gradi Celsius rispetto alla metà del XIX secolo e sulla buona strada per superare i 2 gradi, è probabile che la linea di costa si sposterà già così lontano nell’entroterra», spiega l’autore principale dello studio Torbjörn Törnqvist, del dipartimento di Scienze della Terra e dell’ambiente della Scuola di scienze e ingegneria della Tulane.
Nonostante questi rischi, i ricercatori sostengono che i governi statali e locali, i datori di lavoro regionali, le piccole imprese e i fornitori di infrastrutture abbiano ancora tempo per avviare una pianificazione a lungo termine volta a prepararsi a cambiamenti più ampi nella popolazione e nell’attività economica.
I ricercatori sottolineano che la riduzione delle emissioni di gas serra rimane fondamentale per limitare gli impatti futuri. Si prevede che la finestra temporale per mantenere il riscaldamento globale al di sotto dell’obiettivo di 2 gradi Celsius fissato dall’Accordo di Parigi si chiuderà entro i prossimi decenni. «Se non ci riusciremo, in futuro la linea di costa si ritirerà probabilmente ancora più verso l’interno, mettendo alla fine a rischio di inondazioni le zone meridionali di Baton Rouge», spiega Törnqvist. «Ridurre rapidamente le emissioni di carbonio sarà una sfida importante, perché attualmente siamo sulla buona strada per un riscaldamento più vicino ai 3 gradi».
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