CALDO ESTREMO, L’OMS LANCIA L’ALLARME: IN EUROPA OLTRE 200MILA MORTI IN QUATTRO ANNI

24 Giugno 2026 - 05:56
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Hans Kluge: «Non è più soltanto una questione meteorologica, ma un’emergenza sanitaria». La mortalità collegata alle alte temperature è cresciuta del 30 per cento in vent’anni. Nuove raccomandazioni per proteggere anziani, bambini, malati cronici e lavoratori esposti

L’ondata di calore che sta colpendo numerosi Paesi europei non può più essere considerata soltanto un fenomeno meteorologico. È diventata una vera emergenza sanitaria, capace di provocare migliaia di decessi, aggravare malattie già esistenti e sottoporre ospedali e servizi sociali a una pressione crescente.

L’allarme arriva dall’Organizzazione mondiale della sanità, mentre in diverse città europee le temperature si avvicinano ai 40 gradi e aumentano le allerte per la popolazione.

Il direttore regionale dell’OMS per l’Europa, Hans Kluge, ha ricordato che il continente europeo è la regione del mondo che si sta riscaldando più rapidamente.

Negli ultimi quattro anni, il caldo avrebbe provocato oltre 200.000 morti nell’Unione europea e nei Paesi associati.Una cifra drammatica che, secondo l’organizzazione, non deve essere interpretata come una conseguenza inevitabile delle alte temperature. Gran parte di quei decessi avrebbe potuto essere evitata attraverso sistemi di allerta tempestivi, assistenza alle persone più vulnerabili, ambienti urbani meno surriscaldati e strutture sanitarie preparate ad affrontare le emergenze.

«Il caldo non è più soltanto una questione meteorologica. È un’emergenza sanitaria», è il messaggio lanciato da Kluge.

Una crisi che colpisce prima della temperatura massima

Uno degli aspetti più pericolosi delle ondate di calore è la rapidità con cui possono produrre conseguenze sulla salute.I ricoveri e i decessi possono aumentare nello stesso giorno in cui viene raggiunta una temperatura particolarmente elevata oppure nelle ore immediatamente successive.

Questo significa che le autorità non possono attendere il picco del caldo prima di intervenire.

Le misure di protezione devono essere attivate sulla base delle previsioni meteorologiche, con comunicazioni chiare alla popolazione, controlli sulle persone fragili e un rafforzamento preventivo dei servizi sanitari.L’OMS avverte che l’esposizione prolungata alle alte temperature può provocare disidratazione, esaurimento da calore e colpo di calore.

Quest’ultimo rappresenta una vera emergenza medica e può avere un elevato tasso di mortalità se non viene riconosciuto e trattato rapidamente.

Malattie cardiovascolari e respiratorie

Il caldo estremo non colpisce soltanto attraverso il classico colpo di calore.

Lo stress termico costringe il corpo a lavorare più intensamente per mantenere stabile la temperatura interna, aumentando la pressione sul cuore, sui reni e sul sistema respiratorio.Le alte temperature possono aggravare patologie cardiovascolari, diabete, asma, malattie respiratorie, problemi renali e disturbi mentali.

Possono inoltre aumentare il rischio di incidenti, soprattutto nei luoghi di lavoro, sulle strade e nelle attività svolte all’aperto.

Le persone con malattie croniche possono peggiorare anche senza rendersi immediatamente conto che il caldo è la causa principale del malessere.Stanchezza, vertigini, nausea, confusione, mal di testa, battito accelerato e debolezza devono quindi essere considerati segnali da non sottovalutare.

Gli anziani sono i più esposti

Le persone di età superiore ai 65 anni rappresentano uno dei gruppi maggiormente vulnerabili.

Secondo l’OMS, la mortalità collegata al caldo tra gli anziani è aumentata di circa l’85 per cento confrontando il periodo 2000-2004 con quello compreso tra il 2017 e il 2021.

Con l’avanzare dell’età, il corpo perde parte della propria capacità di regolare la temperatura e di percepire correttamente la sete.Molti anziani assumono inoltre medicinali che possono modificare l’equilibrio dei liquidi, la pressione sanguigna o la risposta dell’organismo al calore.

Il rischio è particolarmente elevato per chi vive solo, ha difficoltà motorie, risiede in abitazioni poco ventilate oppure non dispone di aria condizionata o di luoghi freschi facilmente accessibili.

Durante le giornate più calde, l’assistenza non può essere affidata soltanto all’iniziativa individuale. Familiari, vicini, servizi sociali e operatori sanitari devono verificare regolarmente le condizioni delle persone fragili.

Bambini, donne in gravidanza e lavoratori all’aperto

Anche neonati e bambini piccoli sono particolarmente esposti, perché il loro organismo regola meno efficacemente la temperatura. Lasciare un bambino all’interno di un’automobile, anche per pochi minuti, può avere conseguenze fatali. La temperatura dell’abitacolo può aumentare rapidamente anche quando il veicolo è parcheggiato all’ombra.

Le donne in gravidanza possono subire una pressione aggiuntiva sull’organismo, mentre i lavoratori impegnati all’aperto affrontano il rischio di esposizione prolungata durante le ore più calde. Edilizia, agricoltura, trasporti, manutenzione stradale, sicurezza e servizi di emergenza sono tra i settori nei quali servono pause più frequenti, accesso all’acqua e turni organizzati per evitare l’esposizione nelle ore centrali della giornata.

Il caldo diventa quindi anche una questione di sicurezza e di tutela sul lavoro. La mortalità è aumentata del 30 per cento

Nella regione europea dell’OMS, la mortalità collegata al caldo è aumentata di oltre il 30 per cento negli ultimi vent’anni.

La crescita è stata osservata nella grande maggioranza dei Paesi nei quali esistono sistemi di monitoraggio.

Il dato conferma che le ondate di calore non rappresentano più eventi eccezionali. La loro frequenza, durata e intensità stanno aumentando, mentre l’urbanizzazione e l’invecchiamento della popolazione rendono le conseguenze sempre più gravi.

Le città sono particolarmente vulnerabili per il cosiddetto effetto “isola di calore”.

Asfalto, cemento ed edifici assorbono energia durante il giorno e la rilasciano lentamente durante la notte, impedendo alle temperature di diminuire abbastanza da permettere al corpo di recuperare. Le notti tropicali, durante le quali la temperatura resta elevata, possono essere ancora più pericolose delle giornate calde perché prolungano lo stress sull’organismo.

Ospedali e servizi sanitari sotto pressione

L’aumento dei malori legati al caldo produce conseguenze dirette sui sistemi sanitari. Pronto soccorso, ambulanze, medici di famiglia, strutture per anziani e servizi sociali devono gestire un numero maggiore di richieste proprio quando anche il personale è sottoposto alle alte temperature.

Gli ospedali devono inoltre garantire il funzionamento degli impianti di climatizzazione, la disponibilità di acqua e la protezione dei reparti nei quali si trovano pazienti fragili. Le case di riposo e le strutture assistenziali rappresentano uno dei punti più delicati. Un piano sanitario contro il caldo deve quindi prevedere personale sufficiente, procedure di emergenza, controlli sulle temperature interne e sistemi per individuare rapidamente i pazienti più a rischio.

Le nuove linee guida dell’OMS

Per aiutare governi, regioni e città a prepararsi, l’OMS Europa ha pubblicato una nuova edizione delle linee guida dedicate ai piani d’azione su caldo e salute.

Le raccomandazioni sono organizzate intorno a otto elementi fondamentali. Tra questi figurano una chiara responsabilità delle istituzioni, sistemi di allerta sanitaria collegati alle previsioni meteorologiche, individuazione delle persone vulnerabili, comunicazione efficace, preparazione degli ospedali, riduzione dell’esposizione, sorveglianza degli effetti sulla salute e valutazione dei risultati. L’obiettivo è impedire che ogni emergenza venga affrontata in modo improvvisato. I piani devono essere definiti prima dell’estate, aggiornati sulla base delle esperienze precedenti e attivati rapidamente quando le temperature superano determinate soglie.

Centri freschi e città più verdi

Tra le misure indicate vi è la creazione di spazi pubblici climatizzati o comunque freschi, facilmente raggiungibili dalle persone che vivono in case surriscaldate. Biblioteche, centri comunitari, scuole e strutture pubbliche possono diventare rifugi climatici durante le ore più pericolose. Nel lungo periodo, le città devono aumentare gli alberi, le aree verdi e le superfici capaci di riflettere il calore.

Parchi, corsi d’acqua e zone d’ombra possono ridurre le temperature locali e offrire protezione soprattutto nei quartieri più densamente costruiti. Il problema ha anche una forte dimensione sociale. Chi dispone di abitazioni moderne, aria condizionata e spazi verdi privati può difendersi meglio. Le famiglie con redditi bassi, chi vive in appartamenti piccoli e surriscaldati e le persone senza casa hanno invece possibilità molto più limitate.

Informazioni chiare e tempestive

Le autorità devono comunicare il rischio in maniera comprensibile, evitando messaggi generici che non spiegano cosa fare concretamente. Dire semplicemente che farà caldo non è sufficiente. La popolazione deve sapere quali orari evitare, dove trovare assistenza, come riconoscere i sintomi e quali persone controllare con maggiore attenzione. È necessario raggiungere anche chi non utilizza internet o non comprende facilmente la lingua principale del Paese. Comunità straniere, anziani isolati e persone con disabilità devono ricevere informazioni accessibili attraverso canali differenti.Farmacie, medici, associazioni, luoghi di culto e organizzazioni di volontariato possono svolgere un ruolo decisivo.

Cosa fare durante le giornate più calde

L’OMS raccomanda di evitare, quando possibile, l’esposizione al sole nelle ore centrali, ridurre l’attività fisica intensa e bere acqua regolarmente senza attendere di avere sete.Le abitazioni dovrebbero essere mantenute fresche chiudendo finestre, tende o persiane durante le ore più calde e aprendole quando la temperatura esterna diminuisce. È importante indossare abiti leggeri e non aderenti, fare docce fresche e non utilizzare in modo eccessivo bevande alcoliche.Particolare attenzione deve essere riservata alle persone che assumono farmaci o soffrono di malattie croniche. Eventuali modifiche alle terapie devono essere decise soltanto con un medico.In presenza di confusione, perdita di coscienza, pelle molto calda, difficoltà respiratorie o temperatura corporea elevata è necessario chiedere immediatamente assistenza sanitaria.

«Le morti non sono inevitabili»

Il messaggio centrale dell’OMS è che il numero delle vittime può essere ridotto.Le ondate di calore non possono essere eliminate nel breve periodo, ma le loro conseguenze sanitarie possono essere limitate attraverso preparazione, prevenzione e interventi tempestivi.I sistemi di allerta, l’assistenza domiciliare, la protezione dei lavoratori e la capacità degli ospedali di reagire possono salvare migliaia di vite.

La sfida riguarda anche le politiche climatiche nel lungo termine.Senza una riduzione delle emissioni e un adattamento delle città, le giornate di caldo estremo diventeranno più frequenti e più intense.L’Europa, che si sta riscaldando più rapidamente delle altre regioni, si trova già davanti a una realtà nuova. l caldo non è più soltanto una condizione stagionale da sopportare.

È un rischio sanitario sistemico, capace di colpire soprattutto chi è anziano, malato, povero o socialmente isolato. Oltre 200.000 morti in quattro anni rappresentano il segnale che l’emergenza è già cominciata. Ora la differenza sarà determinata dalla capacità dei governi di trasformare gli avvertimenti in piani concreti prima che arrivi la prossima ondata.

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